A New York c’è un gallerista di 31 anni che nel giro di due anni è riuscito a piazzare i suoi artisti sia al Whitney Biennial che alla Biennale di Venezia, un doppio risultato che nel mercato dell’arte contemporanea capita raramente, e quasi mai a chi ha aperto la propria galleria da meno di due stagioni. Si chiama David Pagliarulo, ha fondato David Peter Francis a Chinatown nel 2024, e la sua storia racconta bene come un gallerista giovane a New York possa costruire credibilità partendo quasi da zero, puntando su artisti poco conosciuti invece che su nomi già consolidati.
Punti chiave
- Pat Oleszko, performer di 79 anni rappresentata da David Peter Francis, ha vinto il Bucksbaum Award del Whitney Biennial, premio da 100.000 dollari.
- La galleria rappresenta due degli artisti presenti nell’edizione del Whitney Biennial: Pat Oleszko e Emilie Louise Gossiaux.
- Carrie Schneider, anche lei rappresentata da David Peter Francis, è presente alla Biennale di Venezia con un’installazione fotografica.
- David Pagliarulo, 31 anni, ha fondato la galleria nel 2024 durante quello che lui stesso ha definito un mercato in discesa, oggi in progressivo miglioramento.
- La galleria mantiene una struttura minima: solo due persone in tutto e la partecipazione a pochissime fiere d’arte all’anno.
Gli inizi di un gallerista giovane a New York
Pagliarulo non arriva dal mondo dell’arte per famiglia né per formazione accademica specialistica: è cresciuto a Tampa, in Florida, una città che lui stesso definisce lontana dai circuiti culturali, e ha scoperto il settore quasi per caso, frequentando lo studio di un amico artista. Ha studiato cultura visiva all’American University di Parigi, con una specializzazione in storia dell’arte, considerando all’epoca la materia più un percorso accademico che un futuro professionale.
Dopo la laurea nel 2018 è entrato come stagista a Fort Gansevoort, galleria newyorkese nota per aver sostenuto artisti poco canonizzati come Myrlande Constant e Shuvinai Ashoona. Da lì il percorso si è consolidato: prima Chart, poi il ruolo di direttore alla galleria Marinaro. È stato durante una corsa in Uber del 2021, dopo una cena di galleria, che l’artista Elaine Reichek gli ha suggerito di mettersi in proprio. Il consiglio è diventato realtà nel 2024, con una prima mostra collettiva che includeva Peter Hujar, Gonzalo Reyes Rodriguez e Lucas Odahara, questi ultimi due oggi parte stabile del roster della galleria.
Il nome David Peter Francis non corrisponde a nessuna persona reale: Pagliarulo ha unito il nome del padre, Peter, e quello del nonno, Francis, nessuno dei quali aveva alcun legame con il mondo dell’arte. “Volevo coinvolgerli in qualche modo”, ha raccontato, definendo la scelta “stranamente cattolica”.
Due biennali, un solo gallerista dietro le quinte
Il risultato più concreto della sua strategia si misura in questa doppia presenza istituzionale: due artisti al Whitney Biennial e uno alla Biennale di Venezia nello stesso periodo, un traguardo che pochissimi dealer, giovani o affermati, riescono a raggiungere insieme.
Whitney Biennial: Pat Oleszko e Emilie Louise Gossiaux
Pat Oleszko era pressoché sconosciuta al grande pubblico newyorkese fino a gennaio, quando SculptureCenter le ha dedicato una retrospettiva interamente costruita sulle sue sculture gonfiabili. Due mesi dopo la sua opera del 1995, Blowhard, un volto verde enorme con la lingua di fuoco, è diventata una delle presenze più apprezzate del Whitney Biennial. In estate è arrivato il riconoscimento più importante: il Bucksbaum Award, il premio da 100.000 dollari assegnato dalla Biennale.
Dietro quella visibilità c’è la mostra che Pagliarulo le aveva dedicato nel giugno 2024, allestita su due spazi della galleria dopo mesi di email insistenti a cui l’artista, inizialmente diffidente, ha finito per rispondere. Oleszko non aveva una personale a New York dal 1990: il pubblico garantito era minimo, il rischio commerciale evidente. Accanto a lei, nella stessa edizione del Whitney Biennial, compare Emilie Louise Gossiaux, anch’essa rappresentata da David Peter Francis, con disegni e una scultura dedicati al suo cane guida scomparso.
Biennale di Venezia: Carrie Schneider
Mentre Oleszko e Gossiaux erano al Whitney, Carrie Schneider, artista nota per le sue installazioni fotografiche costruite con enormi rotoli di carta cromogenica, veniva selezionata per la Biennale di Venezia. Schneider aveva già esposto da Chart, la galleria dove Pagliarulo lavorava prima di fondare David Peter Francis, che oggi la rappresenta in esclusiva. La sua mostra personale nello spazio newyorkese si chiude proprio in questi giorni.
Questa combinazione, un artista alla Biennale di Venezia e due al Whitney Biennial nello stesso arco di tempo, resta rara persino tra i galleristi con decenni di esperienza. Per un dealer che non ha ancora compiuto trentadue anni, è un segnale che il mercato guarda con attenzione crescente.
La filosofia della galleria e il rapporto con gli artisti
Perché conta questo dettaglio per chi osserva il mercato dell’arte? Perché la selezione di David Peter Francis dimostra che le principali istituzioni internazionali stanno premiando gallerie piccole capaci di individuare artisti prima che diventino “bancabili”, un percorso che influenza direttamente le quotazioni futures di questi nomi e l’interesse dei collezionisti verso opere ancora accessibili.
Pagliarulo racconta il proprio lavoro come una scelta guidata più dalla fiducia negli artisti che dalla certezza di vendita. “Sono davvero motivato a fare un buon lavoro per gli artisti”, ha detto, aggiungendo che per loro questi sono momenti che segnano la carriera. La galleria si concentra su artisti concettuali e poco rappresentati, o mai davvero entrati nel canone: dallo stesso Bryan LaPlante, ex guardia di sicurezza durante riunioni governative sulle armi atomiche nel dopoguerra, a William Scott, artista autodidatta che raffigura una città immaginaria a maggioranza nera e latina chiamata Praise Fiasco.
È un approccio che gli artisti stessi descrivono come privo di ego. Oleszko ha raccontato di non riconoscere in lui “l’ego o il controllo carico di testosterone” tipico di molti altri galleristi, definendo la collaborazione con lui “rinfrescante e piacevole”.
Basse spese, poche fiere, tanta selettività
La sostenibilità economica della galleria passa da una struttura volutamente minima: solo due persone in organico, Pagliarulo compreso, e una presenza limitata alle fiere internazionali. Quest’estate ha debuttato all’edizione svizzera di Art Basel con uno stand dedicato al lavoro di Gossiaux, ma resta una delle poche uscite fieristiche dell’anno.
Questa scelta risponde a una realtà di mercato tutt’altro che semplice: molte gallerie newyorkesi specializzate in arte concettuale, come David Peter Francis, si trovano oggi a fronteggiare rischi di chiusura legati ai costi delle fiere e agli affitti mensili. Pagliarulo ha aperto la sua galleria in quello che lui stesso ha definito un “mercato in discesa”, ma osserva che le condizioni sono migliorate progressivamente da allora, in un parallelismo con altre gallerie, come Ramiken Crucible e 47 Canal, che scelsero di puntare su arte difficile da monetizzare subito dopo la crisi finanziaria del 2008 e riuscirono comunque a sopravvivere.
Alla domanda se il denaro sia fonte di ansia, la risposta è diretta: “Penso che lo sia sempre”. Una franchezza che, unita ai risultati ottenuti alle biennali, sta rendendo David Peter Francis un caso osservato con interesse da collezionisti e altri operatori del settore, proprio nel momento in cui il mercato dell’arte contemporanea newyorkese fatica a distinguere tra gallerie destinate a chiudere e quelle capaci di consolidarsi.
Mostre, ambizioni e i limiti voluti alla crescita
Il programma della galleria ha mantenuto un ritmo ambizioso anche fuori dalle biennali. A gennaio David Peter Francis ha presentato la collettiva “Snake, Turtle, Alligator”, costruita attorno ai disegni di Bryan LaPlante e affiancata da opere di Gregg Bordowitz e Lucy Raven. A maggio è arrivata la personale di William Scott. A settembre è in programma una mostra dedicata a Unglee, filmmaker e fotografo francese praticamente inedito negli Stati Uniti.
Nonostante i risultati, Pagliarulo non ha intenzione di espandere la struttura. Ha spiegato che le gallerie si complicano la vita proprio quando crescono troppo, e che il suo obiettivo è restare vicino al lavoro concreto con gli artisti, senza allontanarsene. È una scelta che contrasta con la logica di scala tipica di molte gallerie in cerca di consolidamento, e che rende il caso di David Peter Francis un esempio atipico: crescita di reputazione e visibilità istituzionale senza crescita proporzionale della struttura aziendale.
FAQ
Chi è David Pagliarulo e cosa rende particolare la sua galleria?
David Pagliarulo è un gallerista newyorkese di 31 anni che ha fondato David Peter Francis nel 2024 e rappresenta artisti presenti in mostre importanti come il Whitney Biennial e la Biennale di Venezia.
Quali artisti di David Peter Francis sono presenti al Whitney Biennial?
Pat Oleszko ed Emilie Louise Gossiaux sono i due artisti rappresentati da David Peter Francis nell’edizione del Whitney Biennial.
Cosa distingue l’approccio di David Pagliarulo nella gestione della galleria?
Pagliarulo punta a sostenere artisti poco rappresentati con opere concettuali e poetiche, mantiene una struttura minima con pochissimo personale e una partecipazione limitata alle fiere, e viene descritto dagli artisti come un gallerista collaborativo e privo di ego.
Come ha influito il contesto di mercato sulla galleria David Peter Francis dalla sua fondazione?
Pagliarulo ha aperto la galleria nel 2024 durante un mercato in discesa, ma le condizioni sono migliorate progressivamente da allora, contribuendo alla tenuta della galleria.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


