Il legame tra Fernando Botero e la metropoli statunitense si rivela molto più profondo di quanto ricordino le sue celebri sculture monumentali rimaste nell’immaginario collettivo. Una nuova esposizione accende ora i riflettori su come gli anni formativi trascorsi dall’artista in questa città abbiano plasmato in modo decisivo la nascita dello stile Botero, il suo inconfondibile linguaggio visivo.
Quale eredità unisce il maestro colombiano a New York?
La mostra intitolata "Botero in New York" rappresenta la prima monografica che la celebre casa d’aste Sotheby’s dedica a un singolo artista nella sua sede del Breuer. Organizzata in stretta sinergia con la famiglia Botero, la rassegna presenta oltre 20 opere tra dipinti e sculture raramente esposti al pubblico, provenienti direttamente dall’archivio dell’artista e da prestigiose collezioni private.
Molti di questi lavori vengono esposti nella metropoli per la prima volta e alcuni sono disponibili per la vendita privata. Il percorso espositivo analizza la genesi del "Boterismo", lo stile Botero basato su forme volumetriche che esprimono forza e sensualità. Presentare questo progetto nella Grande Mela assume un significato speciale, poiché l’artista vi giunse in un’epoca in cui l’astrazione dominava il dibattito artistico.
Inoltre, la risposta del maestro non fu un semplice rifiuto di quel mondo. Al contrario, egli scelse di sviluppare una via alternativa alla modernità attraverso la figurazione, la scala monumentale, la consistenza delle superfici e la reinterpretazione delle fonti storiche dell’arte.
La stagione formativa nel Greenwich Village
Il pittore e scultore arrivò negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, dopo aver già vissuto importanti esperienze in Europa. Partito da Medellín, si era mantenuto a Madrid studiando all’Academia de San Fernando, per poi visitare il Louvre a Parigi e studiare i maestri del Rinascimento a Firenze, vendendo riproduzioni di Diego Velázquez e Francisco Goya per strada.
Stabilitosi nel Greenwich Village, quartiere all’epoca frequentato da poeti della Beat Generation e pittori astratti, nel 1961 l’artista incontrò fortuitamente Dorothy Miller, storica curatrice del Museum of Modern Art (MoMA). Miller rimase colpita dal suo talento e acquistò l’opera Mona Lisa, Age Twelve (1959), un’acquisizione che aprì al pittore le porte del mercato internazionale.
Detto ciò, in quel periodo la sua cerchia di contatti si allargò a figure del calibro del gallerista Claude Bernard, del mercante d’arte Ernst Beyeler e di Pierre Levai della Marlborough Gallery. Risalgono a questi anni capolavori come Pope Leo X (After Raphael) (1964) e The Presidential Family (1967), caratterizzati da volumi generosi e colori piatti intrisi di una sottile critica sociale.
Nonostante il successo travolgente dell’Espressionismo Astratto e della Pop Art, il maestro rimase fedele alla figurazione. Sebbene questa scelta lo avesse reso un bersaglio della critica conservatrice dell’epoca, la sua prima mostra da Marlborough nel 1972 registrò il tutto esaurito.
Tra innovazione e vendite record
Il mercato dell’artista ha mostrato una straordinaria vitalità internazionale specialmente dopo la sua scomparsa nel 2023. Nel 2024, le vendite all’asta delle sue opere hanno raggiunto la cifra record di 53.8 milioni di dollari complessivi. Nello stesso anno, da Christie’s è stato stabilito il primato per un singolo dipinto con la vendita di The Musicians (1979) per 5.1 milioni di dollari.
La mostra da Sotheby’s permette di ammirare opere chiave come Mona Lisa, Age Thirteen (1959) e Apotheosis of Ramón Hoyos (1959), raro esempio di dialogo con l’astrazione. Si aggiungono rivisitazioni di grandi classici, come Sunflowers (1977), chiaro omaggio a Vincent van Gogh, e Still Life with Watermelon (1965).
Inoltre, l’evento segna il debutto pubblico del dipinto Picnic (1973), raffinata citazione di Colazione sull’erba (1863) di Édouard Manet, che offre una complessa riflessione sulla suddivisione in classi sociali.
Nel complesso, questo corpus di lavori dimostra che lo stile Botero non nacque improvvisamente, ma fu il risultato di una costante e rigorosa ricerca visiva. L’esposizione rimane aperta al pubblico dal 22 luglio al 7 settembre presso la sede di Sotheby’s al 945 di Madison Avenue.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


