Un raro ritratto di George Washington di Gilbert Stuart torna sul mercato in un anno cruciale per le celebrazioni storiche negli Stati Uniti, attirando l’attenzione di collezionisti e musei.
Come Christie’s celebra il 250º anniversario degli Stati Uniti
Nel gennaio 2026, Christie’s inaugura la sua più ampia Americana Week di sempre per il 250º compleanno degli Stati Uniti: nove aste e circa 700 lotti. Tra i pezzi di punta figurano una copia firmata della Emancipation Proclamation e il contratto originale che sancì la nascita di Apple Computers.
In questo contesto, il protagonista assoluto diventa un ritratto di George Washington realizzato da Gilbert Stuart, l’artista che ha creato l’immagine utilizzata sulla banconota da un dollaro. L’opera introduce una forte componente simbolica dentro una settimana già carica di riferimenti storici.
Quali sono stima e attese di mercato per il ritratto di George Washington
Il dipinto andrà all’asta il 23 gennaio 2026, con una stima ufficiale compresa tra 500.000 e 1 milione di dollari. Tuttavia, in casa d’aste ci si aspetta che il risultato finale superi la fascia indicata, potenzialmente di diversi milioni, grazie alla provenienza e al ruolo dell’opera nel corpus di Stuart.
Detto ciò, questa particolare versione ha richiesto anni di indagini agli specialisti di Christie’s prima di poter ricostruire con precisione la sua storia. La combinazione di attribuzione, commissione originaria e catena dei passaggi collezionistici rappresenta oggi una delle sue principali leve di valore.
Perché Gilbert Stuart dipinse così spesso George Washington?
Stuart ritrasse Washington più di qualsiasi altro artista. Non perché il primo presidente amasse posare, anzi: è noto che non gradisse affatto le lunghe sedute. Come osserva la specialista Martha Willoughby, consulente per il dipartimento Americana di Christie’s, c’era una componente di umiltà ma anche, semplicemente, di noia.
Stare immobile per ore sotto lo sguardo di un pittore non rientrava tra le attività preferite di Washington. Tuttavia, Stuart aveva compreso fin da subito il potenziale di quella fisionomia: era un volto destinato a circolare, a diventare immagine pubblica e, di conseguenza, risorsa economica.
Come nasce la serie di ritratti “Athenaeum” e affini?
Nel 1794, appena uscito dal carcere per debiti a Dublino dopo anni difficili a Londra, Stuart ottenne una lettera di presentazione dal giudice capo John Jay. Fu un passaggio decisivo: l’accesso al presidente poteva trasformarsi in un’autentica ancora di salvezza finanziaria.
Ne seguì una sequenza di immagini destinate a diventare tra i ritratti più riconoscibili della storia americana. Nel 1795 nacque il cosiddetto tipo Vaughan. All’inizio del 1796 fu fissato il modello Athenaeum. Pochi mesi dopo arrivò il celebre ritratto a figura intera noto come Lansdowne, che perfezionava e articolava il lavoro precedente.
L’Athenaeum, commissionato da Martha Washington, si rivelò il più diffuso. Una volta completata la testa del presidente, Stuart capì di avere trovato la formula definitiva. A quel punto lasciò la tela incompiuta, la trattenne per sé e iniziò a realizzarne repliche, che definiva scherzosamente le sue “banconote da 100 dollari”. Lo scherzo, in realtà, descriveva un preciso modello di business.
Cosa distingue l’esemplare in arrivo in asta?
Il dipinto che sarà proposto da Christie’s è un ritratto di tipo Athenaeum, ma presenta una particolarità legata alla sua origine. L’opera è stata conferita da Clarkson University, che sosteneva fosse stata commissionata non dalla famiglia Washington bensì da James Madison, circostanza che ha subito destato perplessità tra gli studiosi.
Willoughby racconta di essere inizialmente molto scettica. La storiografia su Stuart si basa in larga misura su repertori pubblicati tra gli anni Venti e Trenta del Novecento; il dipinto è effettivamente catalogato in quei volumi, ma senza alcun riferimento a Madison, né per quanto riguarda commissioni né per documentazione d’archivio. Con quest’artista, l’assenza di carte non è inusuale, ma resta sempre una zona di incertezza.
Come è stata ricostruita la provenienza legata a James Madison?
Per chiarire la vicenda, Christie’s ha avviato una ricerca approfondita. Il primo riscontro decisivo è arrivato da un catalogo redatto negli anni 1850 da William Henry Aspinwall, il magnate americano che all’epoca possedeva il quadro. Nel documento l’opera viene descritta esplicitamente come proveniente da Madison.
In seguito è emersa la prova dirimente: una nota del segretario di James Madison, in cui egli afferma di aver convinto personalmente Stuart a completare il ritratto nel 1811. Spiega inoltre che la tela era stata commissionata e pagata sette anni prima. Altre testimonianze collocano il dipinto nella casa di Madison già nel 1806, a conferma di una cronologia fluttuante, dove pagamenti dilazionati e tempi lunghi di esecuzione erano consuetudine.
Che cosa sappiamo del percorso collezionistico dell’opera?
Dalle ricerche emerge che Madison commissionò due ritratti a Stuart: uno dedicato a Washington e uno a se stesso. Quello raffigurante il presidente venne esposto in posizione più prominente. Dopo la morte di Madison, il dipinto passò alla moglie, quindi al figlio, per poi entrare in una lunga catena di proprietari statunitensi.
L’opera transitò tra le collezioni di William Henry Aspinwall, dell’industriale James W. Ellsworth, del collezionista di St. Louis William K. Bixby e infine di Richard L. Clarkson, la cui famiglia fondò Clarkson University. Rispetto a molti dipinti di quella scuola, il tracciato dei passaggi rimane insolitamente dettagliato, fattore che oggi incide in modo significativo sulla sua attrattiva per il mercato.
Quali episodi curiosi hanno segnato la vita del quadro a Clarkson University?
All’interno dell’università, il ritratto ha sviluppato una seconda vita, quasi autonoma rispetto alla storia istituzionale. In un episodio oggi percepito come surreale, tre studenti di una confraternita lo rubarono come parte di uno scherzo, sottovalutandone gravità e valore.
I responsabili vennero scoperti e arrestati, con imputazione per furto aggravato di secondo grado. In seguito le accuse furono cancellate, ma l’episodio resta inciso nella biografia dell’opera. Il dipinto, che non aveva subito danni, tornò senza strappi al suo posto sulla parete, a testimonianza della resilienza materiale e simbolica del lavoro di Stuart.
Quanti ritratti di tipo Athenaeum sono noti e come reagisce il mercato?
Oggi si stima che esistano circa 75 ritratti di Washington riconducibili al modello Athenaeum. Tuttavia, ottenere un numero esatto è complesso. Come sottolinea Willoughby, gli studiosi spesso non concordano sulle attribuzioni, anche perché Stuart non firmava le sue tele, convinto che la sua mano fosse riconoscibile senza bisogno di firma.
Di conseguenza, il numero di opere comunemente accettate varia con ogni nuova scoperta o revisione critica. Nel complesso, la richiesta di esemplari autentici si è rafforzata. Nell’ultimo decennio, Christie’s ha venduto sette Athenaeum-type, mentre otto sono complessivamente comparsi sul mercato nello stesso periodo. Il precedente record d’asta per questo tipo iconografico è di 1,06 milioni di dollari, stabilito nel 2015.
Christie’s ritiene che il dipinto in arrivo possa mettere in discussione quel primato, forte di una provenienza eccezionalmente ben documentata e del legame diretto con James Madison. Rispetto ad altri esempi transitati in asta, la combinazione tra qualità pittorica, storia collezionistica e ruolo all’interno dell’iconografia presidenziale appare particolarmente competitiva.
Che significato ha questo ritratto di George Washington nel contesto dell’Americana Week?
Inserito nel programma della settimana dedicata alle arti e ai cimeli storici statunitensi, il ritratto compie più di un semplice atto commemorativo. Ricorda come la storia americana sia stata fin dall’inizio confezionata, riprodotta, diffusa e infine messa in vendita, tanto sul piano materiale quanto su quello simbolico.
Stuart non si limitò a dipingere Washington: ne moltiplicò deliberatamente l’immagine, anticipando meccanismi di serialità e replica che oggi risultano familiari nei linguaggi visivi contemporanei. A oltre due secoli e mezzo di distanza, il mercato continua a confrontarsi con quella strategia, rivalutandone implicazioni economiche e culturali a ogni nuovo passaggio in asta.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


