Il mercato dell’arte sta affrontando una profonda trasformazione: all’inizio di giugno 2025 e dopo eventi chiave, dealer, collezionisti e case d’asta rivedono strategie e costi.
Il settore mostra una correzione della domanda sia alle aste sia nelle vendite primarie. Infatti, le case d’asta e i dealer registrano vendite più lente, mentre molte gallerie affrontano pressioni sui costi fissi.
Segnali oggettivi
Secondo l’Artnet Price Database, le vendite d’asta nel primo semestre del 2025 sono ammontate a $4,72 miliardi, con una contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e rispetto al 2022. Inoltre, il rapporto Art Basel/UBS segnala che le vendite del settore dealer sono diminuite, con vendite annuali pari a $34,1 miliardi nel 2024.
Testimonianze e casi emblematici
Il caso di Clearing è sintomatico. La galleria aveva scelto, all’inizio di giugno 2025, di prendere in locazione una villa a Basel invece di partecipare con un booth tradizionale ad Art Basel. Il proprietario Olivier Babin ha spiegato ad Artnet che i costi operativi erano insostenibili: circa $150.000 al mese per due sedi. Nonostante eventi e cene, il 7 agosto 2025 Clearing ha annunciato la chiusura e l’avvio della procedura concorsuale.
Babin ha detto: “Abbiamo fatto il nostro meglio, ma non è abbastanza.”
Inoltre, altri nomi noti hanno annunciato o confermato ristrutturazioni o chiusure nell’estate 2025, tra cui Blum, Venus Over Manhattan e Kasmin. Di conseguenza, molti operatori definiscono la situazione una fase di ridimensionamento strutturale.
Cosa dicono i collezionisti e gli advisor
Il commento su Artnet di Alain Servais è netto: “Non credo affatto che sia ciclico… È strutturale. L’infrastruttura è troppo grande“. Invece, Allan Schwartzman invita alla cautela e alla lucidità: ”Sarebbe ingenuo da parte nostra aspettarci una crescita infinita senza alcuna contrazione”.
Dal fronte dei grandi compratori, Beth Rudin DeWoody ha dichiarato: “Guardo sempre l’arte, ma mi trattengo dal collezionarla.,” segnalando un calo di attività psicologica e finanziaria tra i collezionisti più influenti.
Perché i conti non tornano per molte gallerie
Molte gallerie sostengono che la combinazione tra overhead elevati e prezzi primari troppo aggressivi ha reso il modello insostenibile. Per esempio, Babin rifiutò un booth da $100.000 per scegliere uno spazio più grande, ma il risparmio non è bastato.
Inoltre, alcune gallerie devono far fronte a affitti molto alti: Babin pagava $53.560 al mese per uno spazio sulla Bowery, con contestazioni di insolvenza che portano a richieste di arretrati, tra cui una rivendicazione di $420.016 dal proprietario dell’immobile.
Indicatori settoriali
Altri indici rafforzano la lettura di debolezza. Ad esempio, la società Soho Art Materials ha documentato un calo nelle forniture per artisti, con la produzione di tele notevolmente ridotta rispetto ai picchi del 2020-2022. Inoltre, i bilanci pubblici nel Regno Unito mostrano margini molto sottili per certe gallerie: Sadie Coles HQ ha dichiarato vendite per £28,6 milioni nel 2024, rispetto a £59 milioni nel 2023, con un utile netto dopo imposte di £206.493, pari a circa lo 0,7%.
Non tutto è fermo: dove si muove ancora il mercato
Peraltro, il primario non è del tutto morto. Mathieu Templon osserva: “Le cose non sono più le stesse, e tutte le gallerie lo stanno percependo, ma il mercato non è morto. Quando si ha l’artista giusto, le opere giuste, c’è un mercato per esse.”
In effetti, alcune mostre recenti hanno venduto bene. Per esempio, nelle vendite descritte, opere di Will Cotton sono state collocate tra $80.000 e $250.000, e alla fiera alcuni artisti emergenti hanno trovato compratori per lavori prezzati tra €22.000 e €40.000.
Esperienza pratica sul campo
Dal punto di vista operativo, la gestione delle vendite oggi richiede più tempo in trattativa e una maggiore attenzione alle spese accessorie. Per esempio, le preview e le cene private restano strumenti essenziali per misurare l’interesse reale prima di chiudere un accordo. Inoltre, le stime d’asta tengono sempre più conto della liquidità potenziale del compratore e del rischio di rimbalzo al ribasso.
In termini pratici, i dealer più agili mantengono staff ridotti e spazi snelli. Perciò, i modelli stagionali o pop-up, come quelli sperimentati in località secondarie, funzionano meglio delle sedi fisse con costi elevati.
Cosa monitorare nelle prossime stagioni
- Liquidità dei grandi collezionisti e loro partecipazione alle fiere;
- Tasso di vendita alle opening nelle gallerie emergenti;
- Andamento delle aste sui top lot e sui nomi emergenti;
- Bilanci pubblici di gallerie quotate o soggette a disclosure.
In sintesi, il settore è in trasformazione. Se da una parte emergono rischi significativi, dall’altra la contrazione potrebbe favorire una normalizzazione salutare. Pertanto, collezionisti e professionisti devono approcciare il mercato con più dati, prudenza e pazienza.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


