Il mercato dell’arte nel 2026 si avvia a una fase di riassestamento, tra nuove geografie, collezionisti emergenti e una ripresa selettiva dopo anni complessi.
Come si profila la ripresa del mercato dell’arte nel 2026
Dopo un 2025 difficile per gallerie e case d’asta, i segnali recenti indicano un cauto ottimismo. Le vendite di Miami della scorsa settimana sono state giudicate solide e, a novembre, New York ha registrato aste di punta per circa 2,2 miliardi di dollari, cifra che ha riportato fiducia tra operatori e collezionisti.
Con prospettive di tassi di interesse più bassi e un lieve allentamento delle tensioni geopolitiche, il clima appare meno cupo. Tuttavia, dopo tre anni di contrazione, non tutti i segmenti si muoveranno allo stesso ritmo. Si profila infatti una ripresa a K, con settori in netta risalita e altri ancora in stallo.
Questo schema non riguarda solo l’arte, ma anche comparti affini come il lusso. Già a ottobre, durante Art Basel Paris, si è notata una domanda crescente per il materiale di seconda mano, mentre l’interesse per le opere contemporanee fresche di studio continuava a raffreddarsi. In questo quadro si inserisce anche l’annuncio di Pace Di Donna Schrader Galleries, nuova alleanza tra dealer focalizzata proprio sulle opere sul mercato secondario.
Nel 2026 la divaricazione tra le due “braccia” della K dovrebbe diventare ancora più netta. Da un lato, l’alto di gamma storico e modernista; dall’altro, molte gallerie impegnate sul contemporaneo emergente, che faticano a tenere il passo. Inoltre, si sono già viste numerose chiusure e ridimensionamenti, sia tra le strutture piccole che tra le realtà più grandi.
Detto ciò, non è solo una questione di spazi espositivi. È probabile che il prossimo anno si assista anche a un nuovo giro di poltrone ai vertici di grandi società dell’arte, nel tentativo di aggiornare strategie e modelli di business. Non si escludono, inoltre, ulteriori fusioni e acquisizioni, proseguendo un trend segnalato già nell’estate 2025.
Perché tutti guardano al Golfo nel 2026?
Se c’è un’area destinata a catalizzare l’attenzione nel 2026 è quella del Golfo. A febbraio debutterà un nuovo appuntamento di Art Basel in Qatar, ad aprile si celebrerà la 20ª edizione di Art Dubai e, a novembre, Frieze esordirà ad Abu Dhabi. A questi eventi si aggiungono la terza Diriyah Contemporary Art Biennale in Arabia Saudita e l’atteso opening del Guggenheim Abu Dhabi.
Negli ultimi anni, la regione ha investito ingenti risorse in infrastrutture culturali, dai musei ai centri espositivi. L’arrivo in serie delle grandi fiere internazionali segna un passaggio cruciale: indica il raggiungimento di una maturità commerciale che prima non era pienamente consolidata. Inoltre, un recente boom del private equity, soprattutto negli Emirati Arabi Uniti, ha portato nuova ricchezza potenzialmente interessata all’arte.
Abu Dhabi, in particolare, è al centro di questa trasformazione. Il miliardario Alan Howard, alla guida di Brevan Howard Asset Management, il più grande hedge fund con base nell’emirato, ha dichiarato che la capitale è sulla buona strada per affiancare Londra e New York come hub finanziario globale. Tra i punti di forza citati figurano una regolamentazione favorevole al business, il riferimento al diritto britannico e un fuso orario strategico per gli scambi internazionali.
Con una concorrenza così serrata, sarà decisivo capire come queste fiere sapranno differenziarsi tra loro e rispetto alle loro edizioni in altre città. Ciascuna parte da un posizionamento distinto, che potrebbe influenzare l’accesso a collezionisti e gallerie di fascia alta.
Come opzione radicata sul territorio, Art Dubai può contare su vent’anni di esperienza e, nel 2025, ha rafforzato la propria squadra con due figure di peso, Alexie Glass-Kantor e Dunja Gottweis, entrambe in precedenza ad Art Basel. Frieze, invece, beneficia della collaborazione con Abu Dhabi Art, fiera già consolidata, con margini per un rapido salto di qualità organizzativo e curatoriale.
Nel frattempo, la nuova tappa di Art Basel potrà fare leva su Doha, forse la più glamour tra le città della regione. La combinazione fra skyline spettacolare sul lungomare della Corniche e un sistema turistico rodato grazie ai Mondiali FIFA 2022 offre un terreno particolarmente favorevole. Tuttavia, proprio per questo, le aspettative di qualità, contenuti e servizi saranno elevate.
Perché tornano di moda dinosauri e digitale?
In parallelo alla riorganizzazione geografica del mercato, si nota il ritorno di due segmenti solo in apparenza inconciliabili: arte digitale e fossili di dinosauro. Il comparto digitale è tornato in primo piano a Art Basel Miami Beach, grazie al settore Zero 10, supportato da OpenSea, che ha catalizzato l’attenzione di addetti ai lavori e collezionisti tech.
Inoltre, il rinnovato interesse non significa necessariamente stabilità a lungo termine. Resta da capire se il mondo dell’arte saprà trattenere nel tempo gli interlocutori provenienti dalla tecnologia, spesso attratti da dinamiche diverse da quelle del collezionismo tradizionale. Nello stesso arco temporale, il mercato dei fossili ha dato segnali altrettanto vistosi.
Nel luglio 2025, Sotheby’s ha venduto un Ceratosaurus per circa 30,5 milioni di dollari, mentre a novembre Phillips ha aggiudicato un Triceratops per 5,4 milioni di dollari. Queste cifre indicano che anche gli scheletri di dinosauro sono tornati a essere considerati asset appetibili. Un esemplare, denominato Cera, è diventato simbolo di questa nuova ondata di interesse.
Cosa accomuna, dunque, opere digitali all’avanguardia e reperti paleontologici di milioni di anni fa? Entrambi i segmenti attraggono una fascia specifica di acquirenti, spesso professionisti sotto i 45 anni impegnati in ambito scientifico o tecnologico. In altri termini, un pubblico che guarda all’arte come a un’estensione del proprio universo di innovazione o ricerca.
Come ha sintetizzato Kenny Schachter in una recente rubrica per Artnet, si tratta di “una nuova razza di compratori di arte (e ossa antiche)”, impegnati in una sorta di competizione di visibilità. Secondo l’autore, in prima linea non ci sono i soliti miliardari da manuale, ma piuttosto magnati della tecnologia e alcune famiglie reali del Medio Oriente, in un contesto che nel 2025 ha visto un numero record di nuovi ultra-ricchi.
Detto ciò, ciò che il mercato dell’arte ha più urgenza di intercettare nel 2026 è una platea più ampia e giovane, capace di rinnovare la base dei collezionisti. In questo senso, l’interesse per il digitale e per i fossili può essere letto come un laboratorio di nuovi linguaggi, formati e modalità di coinvolgimento.
Qual è la lezione per collezionisti e operatori?
Nel complesso, la prospettiva per il mercato dell’arte nel 2026 è quella di una ripartenza delicata, fatta di opportunità selettive e rischi ancora presenti. La dinamica a K suggerisce che non ci sarà una risalita uniforme: mentre alcuni segmenti consolidati, come il moderno museale o i grandi maestri, potrebbero continuare a rafforzarsi, altre aree rischiano di restare sotto pressione.
Inoltre, la crescente centralità del Golfo e il ritorno dell’attenzione per tecnologie digitali e reperti preistorici rappresentano un cambio di cornice rispetto a pochi anni fa.
Chi opera nel settore dovrà misurarsi con nuove piazze, nuovi interlocutori e un concetto più fluido di collezionismo. Contro ogni illusione di linearità, la traiettoria assomiglia più a una serie di spinte e frenate che a una risalita liscia.
Alla fine, dopo alcuni anni turbolenti, il mercato sembra effettivamente avanzare, ma sarebbe un errore confondere la ritrovata energia con un percorso privo di scosse. Per galleristi, artisti e collezionisti, la sfida del 2026 sarà distinguere tra ripresa strutturale e semplici rimbalzi, mantenendo uno sguardo lungo su geografie, generazioni e nuove forme di valore culturale.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


