HomeInvestimentiFrancesco Albani torna in Pinacoteca: lo Stato acquisisce un capolavoro

Related Posts

Francesco Albani torna in Pinacoteca: lo Stato acquisisce un capolavoro

Un capolavoro di Francesco Albani, a lungo disperso, e una rara scultura attribuita ad Alfonso Lombardi entrano nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna, arricchendone il percorso.

Dopo il Caravaggio annunciato qualche giorno fa, il Ministero italiano ha acquisito infatti un’altra opera.

Che cosa ha acquistato lo Stato per la Pinacoteca di Bologna?

Due importanti opere d’arte entrano nelle raccolte della Pinacoteca Nazionale di Bologna grazie a fondi del Ministero della Cultura. Si tratta di un dipinto di Francesco Albani, una Madonna in gloria con cherubini, e di una scultura con il Volto di Cristo attribuita ad Alfonso Lombardi. Le nuove acquisizioni saranno presentate al pubblico a partire dal 17 marzo.

Questi ingressi rafforzano il patrimonio dei Musei Nazionali di Bologna e si inseriscono in una più ampia strategia di tutela e valorizzazione. Inoltre confermano il ruolo dello Stato nel recupero di opere disperse sul mercato antiquario, riportandole in contesti museali accessibili alla collettività.

Perché il dipinto di Francesco Albani è così importante?

Il dipinto di Francesco Albani (Bologna, 1578 – 1660) è stato riconosciuto come un frammento dell’altare con San Guglielmo in preghiera confortato dalla Vergine. L’opera fu eseguita intorno al 1645 per la chiesa bolognese di Gesù e Maria delle monache agostiniane, presso Porta Galliera, edificio poi distrutto nell’Ottocento.

La tela è stata individuata da Tiziana Sassoli, titolare della Galleria d’Arte Fondantico di Bologna, che ne ha riconosciuto la provenienza. Si tratta di una scoperta di grande rilievo per gli studi sul pittore e, più in generale, sulla pittura bolognese del Seicento, poiché consente di ricostruire un complesso devozionale a lungo frammentato.

Qual è la storia del frammento di altare di Francesco Albani?

La vicenda dell’opera riflette il destino di molti capolavori nell’Ottocento. A seguito delle requisizioni napoleoniche, la chiesa di Gesù e Maria venne distrutta e l’altare di Albani smembrato. I vari frammenti furono dispersi e venduti singolarmente sul mercato antiquario, perdendo la loro unità originaria.

Nel tempo, alcune parti sono confluite nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Il museo conserva già il frammento con San Guglielmo, giunto grazie al lascito Zambeccari nel 1883, e un Teschio, attributo della perduta figura di Santa Maria Maddalena, entrato in collezione tramite donazione nel 2006. Il nuovo acquisto restituisce la porzione più significativa della pala.

Come sarà esposto il dipinto di Francesco Albani in Pinacoteca?

Il nuovo frammento del Seicento bolognese sarà visibile al pubblico dal 17 marzo fino a metà giugno nella Sala 30 della Pinacoteca Nazionale di Bologna. L’allestimento è stato studiato per metterlo in dialogo con gli altri due frammenti già presenti in collezione, offrendo una lettura unitaria del complesso originario.

Accanto alle tre porzioni del dipinto sarà esposta anche una rappresentazione grafica dell’intera pala, utile per visualizzare la composizione originaria e comprendere i rapporti tra le diverse parti. In questo modo, i visitatori potranno cogliere meglio la struttura dell’altare e l’intento narrativo concepito da Francesco Albani.

Che ruolo ha avuto la trattativa privata nell’acquisizione?

L’acquisto del nuovo frammento è avvenuto tramite trattativa privata, strumento che ha permesso di riportare in museo la sezione più rilevante del dipinto smembrato. Questa operazione era da tempo auspicata dagli studiosi del maestro bolognese, interessati a ricomporre il più possibile il progetto originario.

Detto ciò, l’intervento non ha soltanto un valore scientifico, ma anche simbolico. Restituire unità, almeno parziale, a un altare lacerato dagli eventi storici significa riaffermare il ruolo delle istituzioni pubbliche nella cura della memoria figurativa della città, in continuità con altre recenti operazioni di tutela.

Cosa sappiamo della scultura attribuita ad Alfonso Lombardi?

Accanto al dipinto seicentesco arriva in Pinacoteca una scultura raffigurante un Volto di Cristo, attribuita ad Alfonso Lombardi (Ferrara, circa 1497 – Bologna, 1537). L’artista è figura centrale della scultura rinascimentale emiliana, attivo soprattutto a Bologna, dove lasciò alcuni dei suoi complessi plastici più celebri.

L’opera è stata acquisita mediante esercizio del diritto di prelazione, su proposta dell’Ufficio Esportazione di Milano, proprio a favore della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Secondo la critica più aggiornata, il pezzo è da considerarsi autografo, circostanza che ne accresce il rilievo all’interno del catalogo dello scultore ferrarese.

Come si inserisce il Volto di Cristo nella produzione di Lombardi?

Il Volto di Cristo appare come un frammento di una scultura o di un complesso plastico più ampio, di cui al momento non si conoscono né la provenienza né la collocazione originaria. Tuttavia, la qualità della modellazione e la forza espressiva dei tratti permettono confronti stringenti con le opere più alte di Alfonso Lombardi.

Il paragone più immediato riguarda il celebre gruppo del Transito della Vergine, conservato nell’Oratorio di Santa Maria della Vita a Bologna e realizzato tra il 1519 e il 1522. In entrambe le opere emerge la stessa attenzione all’intensità emotiva dei volti e alla resa naturalistica delle espressioni, elementi distintivi del suo linguaggio.

Quale rapporto emerge con l’eredità di Raffaello?

Sia il complesso del Transito della Vergine sia il nuovo frammento con il Volto di Cristo testimoniano l’influsso esercitato sulle ricerche di Alfonso Lombardi dalle invenzioni di Raffaello Sanzio. La traduzione in forme plastiche dell’emozione interiore e la cura raffinata degli sguardi rimandano al lessico raffaellesco.

Inoltre, questa nuova acquisizione offre l’occasione per riconsiderare i rapporti tra scultura emiliana del primo Cinquecento e grandi modelli romani. Approfondimenti su questa linea interpretativa possono essere trovati, ad esempio, nei contributi pubblicati dalla Treccani e nei saggi dedicati alla ricezione di Raffaello in area padana.

Quando e come sarà presentata la scultura al pubblico?

In attesa dell’inserimento definitivo nel percorso espositivo, la scultura sarà presentata il 17 marzo alle ore 17 nell’Aula Gnudi della Pinacoteca Nazionale di Bologna. L’occasione sarà una conferenza monografica dedicata allo scultore, nella quale verranno illustrate le ragioni dell’attribuzione e i dati emersi dalle ricerche recenti.

Il convegno permetterà anche di approfondire il contesto storico-artistico dell’opera e il suo significato nella produzione di Alfonso Lombardi e nella tradizione plastica rinascimentale emiliana. Ulteriori informazioni sull’attività scientifica del museo sono consultabili sul sito ufficiale della Pinacoteca e, in chiave comparativa, su risorse come Musei Bologna e il portale del Ministero della Cultura.

Nel complesso, le due acquisizioni ribadiscono il ruolo della Pinacoteca Nazionale di Bologna come presidio di tutela, studio e valorizzazione del patrimonio artistico emiliano tra Rinascimento e Seicento, rafforzando il dialogo tra ricerca storica, mercato e fruizione pubblica.

IMMAGINE: Francesco Albani, Madonna in gloria con cherubini (Bologna, Pinacoteca Nazionale)

Latest Posts