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Caravaggio, lo Stato acquisisce il ritratto di Maffeo Barberini

Il Ministero della Cultura ha formalizzato l’acquisto del celebre dipinto di Caravaggio dedicato a Monsignor Maffeo Barberini, destinato alle collezioni pubbliche di Palazzo Barberini.

Come è avvenuta l’acquisizione del capolavoro di Caravaggio?

Al Ministero della Cultura è stato firmato l’atto notarile che sancisce l’acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio. Erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Direttore generale Musei Massimo Osanna, il Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Thomas Clement Salomon e il notaio Luca Amato.

Completati gli adempimenti amministrativi, il dipinto entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e sarà assegnato in via definitiva alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, con collocazione stabile nelle collezioni di Palazzo Barberini.

Perché l’acquisto del Ritratto di Maffeo Barberini è così rilevante?

«Dopo oltre un anno di trattative annunciamo oggi l’acquisto da parte del Ministero della Cultura di uno straordinario capolavoro di Caravaggio, il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini», ha dichiarato Alessandro Giuli. Il ministro ha ricordato che l’opera, attribuita al Maestro da Roberto Longhi, è ora offerta alla piena fruizione del pubblico e della comunità scientifica internazionale.

Inoltre Giuli ha collegato questa operazione alla recente acquisizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, come parte di un progetto più ampio di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale. L’obiettivo dichiarato è rendere accessibili a studiosi e appassionati alcuni capolavori destinati al mercato privato, evitando la dispersione di opere fondamentali per la storia dell’arte.

Qual è l’investimento sostenuto dallo Stato italiano?

L’acquisizione è stata conclusa per la somma di 30 milioni di euro, al termine di una lunga trattativa. Si tratta di uno degli investimenti più significativi mai realizzati dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte, indicativo dell’impegno del Ministero nel rafforzare le collezioni pubbliche con lavori di assoluto rilievo storico-artistico.

Durante le fasi negoziali, grazie a un accordo con i proprietari, il dipinto è stato esposto al pubblico nelle sale di Palazzo Barberini a partire da novembre 2024 e fino alla chiusura della grande mostra CARAVAGGIO 2025, visitata da oltre 450.000 persone. In quell’occasione la critica italiana e internazionale ha confermato unanimemente l’attribuzione a Caravaggio, sottolineando il carattere eccezionale del dipinto.

Chi è il personaggio ritratto da Caravaggio?

Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII (1568–1644) intorno ai trent’anni, nelle vesti di chierico della Camera Apostolica, in un momento cruciale della sua ascesa al potere. L’opera fu resa nota da Roberto Longhi nell’articolo «Il vero Maffeo Barberini del Caravaggio», pubblicato sulla rivista Paragone nel 1963, e da allora è stata ampiamente riconosciuta dalla critica come autografa del Merisi.

Longhi individuò in questo dipinto uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna. In particolare evidenziò come Caravaggio inaugurasse qui una nuova intensità psicologica e una capacità di restituire la presenza viva del soggetto senza ricorrere a elementi retorici o celebrativi.

Quanto è raro un ritratto autografo di Caravaggio?

All’interno del ristretto corpus di opere attribuite con certezza a Caravaggio — circa sessantacinque dipinti nel mondo — i ritratti costituiscono una tipologia estremamente rara. Sono infatti noti e unanimemente accettati solo tre esempi.

Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini rappresenta quindi una testimonianza eccezionale della ritrattistica del Maestro e un tassello chiave per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio pittorico tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. Rispetto ad altre opere più narrative, qui emerge con forza la concentrazione psicologica.

Qual è il valore scientifico e politico di questa acquisizione?

Caravaggio è oggi uno degli artisti più studiati e ammirati a livello globale, ma il numero di opere con attribuzione sicura resta molto limitato e l’apparizione sul mercato di dipinti a lui riferibili è un evento rarissimo. Per questo, l’ingresso del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini nelle collezioni pubbliche italiane ha un rilievo altissimo sia sul piano scientifico sia su quello delle politiche culturali.

Inoltre l’operazione assicura l’acquisizione di un capolavoro al patrimonio nazionale, ampliando le possibilità di studio, conoscenza e fruizione dell’opera di Caravaggio. In contrasto con una logica puramente commerciale, la scelta dello Stato punta a consolidare il ruolo dei musei pubblici come custodi dei grandi maestri.

Che cosa significa per Palazzo Barberini e le Gallerie Nazionali?

L’acquisto assume un particolare valore simbolico per le Gallerie Nazionali di Arte Antica. A Palazzo Barberini il ritratto potrà dialogare con altri dipinti di Caravaggio e con una delle più importanti raccolte di opere caravaggesche al mondo, offrendo nuovi percorsi espositivi e confronti diretti tra originali e seguaci.

In particolare, la tela si affiancherà a un altro capolavoro del Merisi, la Giuditta che decapita Oloferne, acquistata dallo Stato italiano nel 1971. Quell’operazione segnò un momento decisivo nella riscoperta moderna del pittore e contribuì a rafforzare la presenza delle sue opere nelle collezioni pubbliche nazionali.

Come si inserisce questa operazione nella politica museale italiana?

A oltre cinquant’anni dall’acquisto della Giuditta che decapita Oloferne, l’ingresso del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini rappresenta una nuova tappa nelle strategie italiane di ampliamento del patrimonio pubblico e di potenziamento del sistema museale. Inoltre l’acquisizione conferma una linea di azione istituzionale orientata alla tutela attiva, intervenendo sul mercato per trattenere nel Paese opere di primaria importanza.

Nel complesso, questa scelta offre nuove opportunità di valorizzazione dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, rafforza il ruolo di Roma come centro di studio sul Seicento e consolida il prestigio internazionale delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. La data del comunicato, 10 marzo 2026, segna così un passaggio significativo nelle politiche culturali italiane.

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