In una fiera dominata da gallerie, collezionisti e logiche di mercato, lo stand del Fonds d’art contemporain – Paris Collections rappresenta un’eccezione radicale.
Si tratta della collezione pubblica della città di Parigi: oltre 23.000 opere, costruite dal XIX secolo a oggi attraverso una politica di acquisizioni continuativa. Ma ciò che rende davvero interessante la sua presenza ad Art Paris 2026 non è la quantità, bensì il modello.
Perché qui non si compra per rivendere, né per investimento diretto.
Si compra per costruire una visione.
Una collezione che non resta nei musei
A differenza delle grandi collezioni museali, quella del Comune di Parigi non è pensata per restare confinata in uno spazio espositivo.
Le opere vengono regolarmente:
- installate in scuole, uffici e istituzioni pubbliche
- prestate per mostre temporanee
- integrate nella vita quotidiana della città
Questo cambia completamente la logica di acquisizione. Non si tratta solo di selezionare opere “importanti”, ma opere che possano vivere nello spazio pubblico.
In altre parole, è una collezione mobile e funzionale, non monumentale.
Come sceglie cosa comprare il Comune di Parigi
La politica di acquisizione del Fonds d’art contemporain segue criteri molto diversi rispetto al mercato tradizionale.
Focus sugli artisti viventi
La priorità è sostenere la creazione contemporanea. Questo significa acquistare opere di artisti attivi oggi, spesso ancora lontani dal mercato secondario.
Centralità dei temi
Le opere selezionate affrontano questioni attuali:
- identità
- geopolitica
- memoria
- trasformazioni urbane
Non si cerca il “capolavoro”, ma la rilevanza culturale.
Diversità dei linguaggi
Pittura, fotografia, installazione, scultura, pratiche ibride: la collezione riflette la molteplicità della scena contemporanea.
Accessibilità e contesto
Le opere devono poter essere esposte in contesti pubblici, quindi anche la dimensione pratica e spaziale conta.
“La Réparation”: quando una collezione si mette in discussione

La partecipazione ad Art Paris 2026 si inserisce nel tema curatoriale “La Réparation”, sviluppato sotto la direzione di Alexia Fabre.
Il progetto propone una rilettura critica della collezione moderna della città, mettendo in dialogo opere storiche e contemporanee per interrogare:
- il contesto di acquisizione delle opere
- le narrazioni dominanti
- le “zone d’ombra” della storia culturale
Il focus è chiaro: rendere visibili le asimmetrie, soprattutto legate al passato coloniale, e aprire la collezione a nuove interpretazioni.
Non si tratta quindi solo di esporre, ma di riposizionare il significato delle opere.
Una collezione che corregge il passato
Uno degli aspetti più interessanti della strategia del Comune di Parigi è il suo approccio non neutrale.
La collezione non si limita ad accumulare opere, ma lavora attivamente per:
- integrare artisti e visioni storicamente esclusi
- rivedere le scelte del passato
- costruire una narrazione più inclusiva
Questo approccio trasforma la collezione in uno strumento dinamico, capace di evolvere nel tempo.
È, a tutti gli effetti, una forma di curatela come correzione.
E il mercato? Un’influenza invisibile ma decisiva
Il punto più interessante, soprattutto per chi guarda all’arte anche in chiave economica, è il rapporto tra questa politica pubblica e il mercato.
Il Fonds d’art contemporain:
- acquista artisti prima che raggiungano il mercato internazionale
- legittima nuove pratiche e nuovi nomi
- contribuisce a costruire valore culturale nel lungo periodo
Non segue il mercato.
Ma spesso lo anticipa.
Questo significa che le scelte di una collezione pubblica possono diventare, nel tempo, indicatori di direzione per gallerie e collezionisti.
Una logica opposta al collezionismo privato
Se il collezionista privato acquista per valore economico, per un certo status o per gusto personale, una città acquista per rappresentazione, accesso pubblico ma anche per una costruzione di un racconto collettivo. Ed è proprio questo racconto che, nel tempo, finisce per influenzare anche il valore di mercato.
Quando la cultura diventa strategia
Lo stand del Comune di Parigi ad Art Paris 2026 mostra qualcosa che nel sistema dell’arte viene spesso sottovalutato:
il ruolo delle istituzioni come attori attivi nella definizione del valore.
Non si limitano a conservare o esporre. Selezionano, interpretano, correggono.
E soprattutto, decidono cosa merita di essere visto. Perché, a differenza del mercato, una città non compra per possedere. Compra per raccontare.
E nel lungo periodo, quel racconto diventa valore.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


