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Dorotheum a Vienna: record per Carla Accardi e solidità italiana

Dorotheum ha aperto la Contemporary Week di Vienna il 19 maggio 2026 con un’asta che ha confermato la forza dell’arte italiana sul mercato.

Perché il record di Carla Accardi conta davvero?

Durante la sessione dedicata al contemporaneo del 20 maggio, la vendita ha segnato un nuovo record d’asta per Carla Accardi. Il suo dipinto Fonda Notte Pieno Giorno (1986) ha superato le attese.

L’opera, grande composizione in tre pannelli di legno dipinto su entrambi i lati,0 ha beneficiato della struttura materica e del segno immediatamente riconoscibile dell’artista. Il risultato finale ha raggiunto €520.000, commissioni incluse.

Tuttavia, il dato più rilevante non è stato solo il prezzo. Quel lotto ha aggiornato il record assoluto di Accardi e l’ha collocata tra i risultati migliori della serata. Altri tre lavori della stessa artista hanno chiuso tra €40.000 e €80.000.

Come ha performato l’asta per l’arte italiana

La presenza italiana è stata forte in più segmenti della vendita. Piero Dorazio ha ottenuto €260.000 con Ornato Bianco (1984), a fronte di una stima bassa di €60.000.

Inoltre, Emilio Vedova con Emerging ’83 (A Bruno Taut) (1983) ha seguito una dinamica analoga. Il lotto ha confermato una domanda viva per gli autori italiani del secondo Novecento.

Oltre €100.000 sono stati registrati anche per opere di Lucio Fontana, Mario Schifano, Ettore Spalletti, Giuseppe Uncini e Gastone Novelli. Nel complesso, la sessione ha mostrato un mercato italiano ben rappresentato e competitivo.

Quali risultati hanno distinto i cataloghi internazionali?

Fuori dall’Italia, i cataloghi viennesi hanno evidenziato andamenti solidi anche per artisti europei più ampiamente richiesti. Martha Jungwirth ha visto Fruchtfleisch (2012) salire da una stima bassa di €80.000 a un prezzo finale di €429.000.

Detto ciò, la serata ha registrato buoni esiti anche per Chris Ofili. Il suo Trump (1998) è stato venduto per €390.000, mentre Günther Uecker ha raggiunto €455.000 con Strukturfeld (1973).

Spicca inoltre Mikuláš Medek, presente con due opere che hanno totalizzato €884.000. Il suo Too Deep a Sleep V (1966) è stato il lotto più alto dell’asta, a €546.000.

Che cosa emerge dal moderno italiano a Vienna?

La sezione moderna del 19 maggio 2026 ha confermato un interesse robusto per gli italiani anche nel comparto storico. La scultura Il Cavaliere (1951) di Marino Marini ha toccato €565.000, più del doppio della stima bassa.

Quel risultato l’ha resa il secondo miglior esito della serata, alle spalle del primo lotto: il pastello Waterloo Bridge (1901) di Claude Monet, venduto per €611.000. In contrasto con altre aste più caute, Vienna ha mostrato una domanda selettiva ma concreta.

Tra gli altri risultati, Gino Severini ha ottenuto €377.000 con Il Paradiso Terrestre (1937). Inoltre, due opere monumentali di Giorgio de ChiricoApparizione del cavallo in un interno metafisico (1969) e Cavallo e zebra sulla spiaggia (1930) – hanno totalizzato insieme €559.000.

Nel complesso, le aste di Dorotheum a Vienna hanno confermato condizioni di mercato favorevoli, con crescita e dinamismo sia nel mercato secondario sia in quello primario, nonostante l’incertezza economica e geopolitica globale.

Il quadro finale restituisce un mercato capace di premiare qualità, provenienza e riconoscibilità. Per gli artisti italiani, il segnale arrivato da Vienna è stato netto.

IMMAGINE: Carla Accardi, Fonda notte (lato a.) – Pieno giorno (lato b.), 1986. Courtesy Dorotheum

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