Chi frequenta le gallerie di Londra lo sa bene: non esiste un solo modo di collezionare arte in città. Dalle sale asettiche di Mayfair agli studi condivisi di Deptford, i collezionisti d’arte a Londra si muovono tra mondi che raramente si somigliano tra loro, ma che finiscono sempre per intrecciarsi. È proprio questa pluralità, fatta di gusti diversi, budget diversi e percorsi diversi, a rendere la capitale britannica un caso a sé nel mercato dell’arte contemporanea e storica.
Punti chiave
- La scena artistica londinese comprende comunità sovrapposte, dagli spazi indipendenti ai grandi mercanti e alle case d’asta consolidate.
- Cinque giovani collezionisti raccontano approcci molto diversi: relazioni internazionali, accessibilità, curiosità, sostegno agli emergenti, artigianato storico.
- Selim Bouafsoun ha acquistato la sua prima opera, un dipinto di Bernhard Buhmann, dalla galleria Carbon12 di Dubai nel novembre 2015.
- Linton Wang ha inseguito per un decennio una tabacchiera d’argento inglese in stile Chinoiserie del 1758, riuscendo infine ad acquistarla in un’asta americana.
- Istituzioni come Tate Modern, Hayward Gallery e Wallace Collection restano punti di riferimento centrali per chi colleziona in città.
La varietà della scena artistica e del collezionismo a Londra
Non c’è un’unica porta d’ingresso nel mondo dell’arte londinese, e nemmeno un unico circuito da seguire. In città convivono spazi gestiti direttamente dagli artisti, giovani gallerie appena nate e mercanti blue-chip, insieme a case d’asta storiche e alcune delle scuole d’arte più influenti al mondo. Da Mayfair a Fitzrovia, da Bethnal Green a Deptford, l’arte è disseminata nel tessuto urbano tanto quanto lo sono i modi di partecipare a quella scena.
Per chi colleziona, questa vastità crea una vicinanza inusuale con gli artisti e con le comunità che li circondano. Capita di scoprire un nome a una mostra di laurea o in una piccola galleria, seguirne il percorso per anni e sostenerne la ricerca ben prima che arrivi un riconoscimento istituzionale o di mercato. Artisti, collezionisti, gallerie, studenti e curatori si muovono continuamente tra questi mondi paralleli, tessendo relazioni che collegano le scene più grassroots ai circuiti consolidati. Il risultato è un collezionismo amorfo per definizione: può significare comprare opere di artisti emergenti a Londra da piccole gallerie, cercare pezzi storici tra i mercanti di Mayfair, oppure semplicemente portarsi a casa la prima opera con cui convivere. Restano barriere, certo, ma l’ampiezza della scena apre più punti d’accesso, per gusti, generazioni e portafogli diversi.
I profili di cinque giovani collezionisti londinesi
Cinque storie diverse raccontano bene questa pluralità: relazioni internazionali, apertura a tutti, curiosità spontanea, attenzione agli esordienti e passione per l’artigianato del passato. Ognuno di questi collezionisti si muove tra le gallerie d’arte londinesi con logiche proprie, ma tutti condividono lo stesso istinto: cercare qualcosa prima che lo trovino gli altri.
Selim Bouafsoun: visione internazionale e valore delle relazioni
Per Selim Bouafsoun collezionare è tanto una questione di relazioni quanto di opere. La svolta arriva con la retrospettiva di Alighiero Boetti alla Tate Modern nel 2012, un’esposizione che gli apre nuove prospettive su tempo, collaborazione e sistemi. All’inizio l’idea di comprare arte lo intimidisce, ma galleristi, mentori e amici gli danno la fiducia necessaria per fare il primo passo. La sua prima acquisizione è un dipinto di Bernhard Buhmann, comprato dalla galleria Carbon12 di Dubai nel novembre 2015. Oggi la sua collezione conta oltre cento artisti, tra cui Álvaro Barrington, Monia Ben Hamouda, Sebastián Espejo e Tomasz Kowalski, ma un’opera resta particolarmente vicina al suo cuore: Hommage à Bonnard (1972) del pittore tunisino Hédi Turki. A Londra frequenta gallerie disposte a rischiare, come Sadie Coles HQ, Carlos/Ishikawa, Emalin e LBF Contemporary, ma è convinto che l’energia più vera si trovi fuori dai circuiti ufficiali, tra artisti e spazi con risorse limitate e idee ambiziose. «Collezionare, ho capito, non è mai un gesto solitario», ha raccontato ad Artsy.
Adelle Cohen: promuovere un collezionismo accessibile a tutti
Il percorso di Adelle Cohen inizia in modo curioso: a scuola, l’insegnante di arte la mandava a comprare materiali per la classe invece di farla partecipare alle lezioni. Il momento decisivo arriva anni dopo, alla mostra personale dell’artista britannica Shauna Cribbin alla Bomb Factory Art Foundation, dove una serigrafia iridescente su metallo la conquista all’istante. «Me ne sono innamorata subito e ho dovuto comprarla», ha ricordato. «È così che sono diventata collezionista». Il suo raggio d’azione si concentra su gallerie dell’est londinese come Maureen Paley, Rose Easton e Herald St, oltre a Harlesden High Street a nord-ovest. Per Cohen il collezionismo accessibile non è uno slogan ma una convinzione: comprare arte dovrebbe essere un modo ordinario di partecipare alla scena, non un’attività riservata a una classe già affermata. «Tutti dovrebbero essere incoraggiati a comprare arte», ha detto. «Ce lo meritiamo tutti».
Fabian Kluth: curiosità e scoperte casuali
Fabian Kluth fatica a definirsi collezionista: «Mi vedo più come un project maker e un imprenditore», ha spiegato. Per lui l’arte è un’estensione naturale della curiosità verso le persone e verso ciò che scelgono di creare. Il suo interesse si intensifica durante i lockdown legati al Covid-19, quando osserva quanto il mondo dell’arte resti attivo online nonostante la chiusura di gallerie e musei. La sua prima acquisizione è un’opera su carta dell’artista tedesca Rosa Loy; da allora ha costruito una collezione che include Brett Charles Seiler, Pol Taburet e Konrad Weichs, oltre ad artiste di generazioni più anziane come Nan Goldin e la pittrice svizzera scomparsa Irène Zurkinden. A Londra preferisce la scoperta accidentale al calendario fisso di fiere e gallery weekend, camminando senza un piano preciso; tra le novità che apprezza c’è lo spazio a Mayfair di SETAREH, galleria con base tra Düsseldorf e Berlino. Guarda con interesse anche alle scuole d’arte della città, Central Saint Martins e Slade School of Fine Art su tutte, per capire cosa arriverà dopo. «Ogni volta che incontro qualcuno», ha detto, «una delle prime domande che faccio è: a cosa stai lavorando in questo momento?».
Daria Borisova: sostegno precoce agli artisti emergenti
Curatrice e advisor d’arte con base a Londra, Daria Borisova lega da sempre il proprio lavoro alla ricerca di talenti emergenti, e questo istinto guida anche la sua collezione. Per lei scoprire un artista presto non significa anticipare il mercato, ma sostenere una pratica mentre si sviluppa. Una delle sue prime acquisizioni è un dipinto della compianta artista britannica Sarah Cunningham, che ricorda per la sensibilità dell’opera e della persona. Oggi guarda ad artisti come Emily Kraus, alumna di The Artsy Vanguard che trascina le tele attraverso stanze costruite per spalmare il colore sulla superficie; KV Duong, che esplora l’esperienza queer della diaspora vietnamita su dipinti in lattice; e Antonio Társis, che trasforma scatole di fiammiferi e latte di colore scartate in opere d’arte. «Questi artisti non stanno solo creando cose belle», ha detto Borisova. «Stanno costruendo argomentazioni». Tra i nomi incontrati prima del loro riconoscimento più ampio figurano George Rouy, Eva Helene Pade, Joseph Yaeger, Flora Yukhnovich e Jadé Fadojutimi. Hayward Gallery e Barbican Centre restano i suoi luoghi istituzionali preferiti, ma la vera forza della città, dice, è la comunità che ruota attorno a collezionisti, artisti e gallerie: «L’energia parte da qui. Siamo noi a trovarli per primi».
Linton Wang: attenzione all’artigianato storico e alla materialità
Per Linton Wang la materialità non è negoziabile: la bellezza della forma, l’eccellenza tecnica e la qualità dei materiali contano più del solo concetto. Lo affascinano gli oggetti che hanno attraversato secoli e le vite che hanno accumulato nel tempo. «Considerata la brevità della propria esistenza, immaginare le vite di queste opere è già di per sé un esercizio della mente», ha spiegato. «Le opere antiche hanno la capacità straordinaria di dare accesso a persone ed epoche scomparse da tempo». Non stupisce che la sua istituzione londinese preferita sia la Wallace Collection, le cui collezioni di stile Régence francese e Louis XV si allineano perfettamente ai suoi gusti, tanto da avergli fatto dire di voler lasciare in eredità le proprie proprietà a quell’istituzione, in assenza di eredi. Wang considera vivo il mercato storico dell’arte londinese, apprezzando l’ampiezza e l’accessibilità delle case d’asta e la competenza dei mercanti specializzati, anche mentre i rapporti diretti diventano più riservati. Una delle sue acquisizioni più significative racconta bene l’emozione di questo mercato: nel 2015 incontra per la prima volta, in un’asta americana, una tabacchiera d’argento inglese in stile Chinoiserie datata 1758, ma la perde a favore di un altro offerente. Quando l’oggetto riemerge un decennio più tardi, questa volta riesce a comprarlo. Il collezionista sconosciuto che l’ha conservato nel frattempo l’ha mantenuto in condizioni perfette: i due non si sono mai incontrati, ma per Wang quel legame indiretto racchiude la «cameratismo non detto» che rende il collezionismo così avvincente.
La scoperta precoce degli artisti e le principali istituzioni artistiche di Londra
Un filo comune lega tutte queste storie: la scoperta di artisti giovani avviene spesso ben prima che il mercato o le istituzioni se ne accorgano. Che si tratti di una mostra di laurea, di una galleria appena aperta o di un incontro casuale, i collezionisti londinesi tendono a muoversi con un anticipo che nasce dalla vicinanza fisica e sociale con le comunità artistiche della città. Questo aspetto conta perché ridisegna il rapporto tra domanda e offerta nel mercato dell’arte: sono spesso i collezionisti privati, non le gallerie o i musei, a certificare per primi il valore di un nuovo nome, con effetti diretti sulle quotazioni future di chi viene scoperto in anticipo.
Le istituzioni artistiche di Londra restano comunque un riferimento costante per orientare i gusti e alimentare nuove passioni. La Tate Modern, con la sua capacità di riscoprire figure come Alighiero Boetti, la Hayward Gallery e il Barbican Centre come luoghi di incontro tra pubblico e curatori, e la Wallace Collection come modello per chi guarda al passato: sono tutte tappe che, insieme alle gallerie di quartiere e agli spazi indipendenti, compongono la mappa reale del collezionismo londinese. È in questo intreccio tra grandi nomi e piccole scoperte che la città continua a produrre nuovi collezionisti, ciascuno con la propria strada da seguire.
FAQ
Come scoprono i collezionisti londinesi gli artisti emergenti?
Spesso li incontrano presto, a mostre di laurea, in piccole gallerie o attraverso reti di comunità, ben prima che arrivi un riconoscimento più ampio.
Cosa rende Londra una città unica per il collezionismo d’arte?
La scena londinese si distingue per le sue comunità sovrapposte, dagli spazi indipendenti ai mercanti blue-chip, che offrono molteplici punti d’accesso e una grande varietà di gusti.
Quali istituzioni influenzano il panorama del collezionismo a Londra?
Istituzioni come Tate Modern, Hayward Gallery, Barbican Centre e Wallace Collection svolgono un ruolo centrale nell’ispirare e sostenere collezionisti e artisti.
Quali approcci diversi seguono i giovani collezionisti londinesi?
Gli approcci vanno dalla costruzione di relazioni internazionali alla promozione dell’accessibilità, dalla scoperta guidata dalla curiosità al sostegno precoce degli emergenti, fino alla passione per l’artigianato storico.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


