Al mitico Hotel Jerome di Aspen, in Colorado, si raccontano da sempre storie di presenze e spiriti che si aggirano tra i corridoi ottocenteschi. Ma questa settimana l’attenzione è tutta sui vivi: mercanti, collezionisti e opere da milioni di dollari animano la terza edizione dell’Aspen Art Fair 2026, in corso fino al primo agosto. Trentotto gallerie internazionali hanno allestito i loro stand dentro l’hotel storico, confermando la crescita di uno degli appuntamenti più particolari del calendario dell’arte contemporanea, un evento che mescola vendite serie a escursioni in montagna e tuffi in acque gelide.
Punti chiave
- La fiera ha ospitato 38 gallerie internazionali, in crescita rispetto alle 21 della prima edizione del 2024.
- Gli stand costano 20.000 dollari nelle camere d’hotel e fino a 30.000 dollari nella sala principale.
- La direzione è passata a Kelly Cornell, che guida anche la Dallas Art Fair, succedendo alla co-fondatrice Becca Hoffman.
- Tra le vendite più alte, due studi di Wifredo Lam proposti da Galerie Gmurzynska fino a 4 milioni di dollari.
- La galleria Anat Ebgi ha condiviso la propria suite con la maison francese Balmain per un allestimento ibrido tra arte e moda.
La terza edizione dell’Aspen Art Fair: crescita e intimità
La fiera nasce nel 2024 dall’idea di Bob Chase, mercante di terza generazione che nel 1995 aveva fondato la Hexton Gallery a New York e poi l’ha portata ad Aspen nel 2018 (il figlio Jack, seguendo la stessa vena imprenditoriale, ha creato la U-Haul Art Fair). Insieme a Becca Hoffman, Chase ha voluto prolungare l’energia lasciata in città dall’ondata di gallerie pop-up apertesi durante la pandemia. “Questa fiera è cresciuta più velocemente di quanto immaginassi”, ha raccontato Chase durante la giornata VIP, aggiungendo però di non volere una crescita eccessiva: “Deve restare intima, accogliente e comoda.”
Quest’anno segna il debutto alla direzione di Kelly Cornell, che guida anche la Dallas Art Fair e ha portato in quota alcuni espositori provenienti da quell’evento. Per lei la location resta l’elemento distintivo: “Non si può parlare di Aspen senza parlare della location e del paesaggio. È un ambiente da boutique che si presta a un’esperienza unica, e la fiera è molto integrata nella comunità.” Gli spazi ridotti, ha spiegato, spingono le gallerie a cambiare periodicamente l’allestimento per mostrare più opere e invogliare i visitatori a tornare più volte.
Il format economico riflette questa filosofia boutique: i mercanti pagano 20.000 dollari per esporre nelle camere d’hotel, dove possono anche pernottare per ammortizzare i costi altissimi della zona, e fino a 30.000 dollari per un banco nella grande sala da ballo dell’edificio, un immobile in mattoni degli anni Ottanta dell’Ottocento inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici. Nonostante il roster più ambizioso di quest’anno, con new entry come Monique Meloche, Anat Ebgi, Library Street Collective, Proyectos Monclova e Luis De Jesus Los Angeles, Chase è netto: portare altre trenta gallerie in città non è la strada. È qui che si misura la differenza rispetto ai grandi appuntamenti fieristici globali: la scelta deliberata di restare piccoli è essa stessa una strategia di posizionamento, in un momento in cui diversi organizzatori guardano con crescente interesse ai modelli di fiera “destinazione” gestiti direttamente dai mercanti, più agili delle grandi tende corporate.
Gallerie internazionali e vendite da record
Il roster dell’edizione 2026 mette insieme nomi internazionali come Galerie Gmurzynska, Galerie Perrotin e Southern Guild, newyorkesi come Albertz Benda, R & Company, Boesky Gallery e Sean Kelly, la chicagoana Monique Meloche e gli angelini Luis de Jesus, Gattopardo e Charlie James. Sette gallerie con sede ad Aspen garantiscono inoltre una presenza locale solida.
I mercanti hanno riportato vendite brillanti già dai primi giorni. Gmurzynska ha proposto una selezione di artisti di scuderia, incluse due grandi tavole preparatorie di Wifredo Lam, l’artista cubano celebrato di recente da una retrospettiva al MoMA: uno degli studi si riferisce al suo dipinto più noto, The Jungle (1942-43), con un cartellino fino a 4 milioni di dollari, accompagnato da un collage e da un imponente assemblaggio di Louise Nevelson. Il direttore Mathias Rastorfer ha elogiato l’atmosfera “collegiale e informale” della fiera, contrapposta a certi contesti più competitivi e aggressivi di altri appuntamenti che ha preferito non nominare.
Boesky Gallery ha superato i 350.000 dollari di vendite, guidata da Unsui (Duet) di Sanford Biggers, venduta a 135.000 dollari, accanto a opere dei Haas Brothers, Tianyue Zhong, Gina Beavers e Jennifer Bartlett. Hexton Gallery, la casa di Chase, ha dichiarato oltre 400.000 dollari di incassi nei primi due giorni, incluse due tele di Larry Poons vendute fino a 175.000 dollari, oltre a opere di Ernesto Burgos e Andy Millner. Anche gallerie più piccole hanno chiuso vendite significative: Monique Meloche ha esaurito nel giro di poche ore le opere di Luke Agada e Cheryl Pope, con prezzi fino a 50.000 dollari, mentre la newyorkese Palo Gallery ha venduto opere di Leda Tsoutreli, Danny Sobor e Allegra Toran per circa 40.000 dollari complessivi, e un lavoro di Chad Murray a 12.000 dollari. “È come un piccolo campo estivo del mondo dell’arte qui tra le Rocky Mountains”, ha commentato il fondatore di Palo, Paul Henkel, sottolineando che, a differenza di altre fiere regionali, qui circola “lavoro serio”.
Legami artistici locali e integrazione con la comunità
Diversi artisti in fiera hanno legami diretti con Aspen e il Colorado. Larry Poons è stato resident all’Aspen Institute; Sanford Biggers ha esposto la monumentale Unsui (Mirror) (2025) a Paepcke Park per gran parte dell’anno scorso; Jennifer Bartlett fu invitata dalla Baldwin Gallery per una residenza nel 1985; i Haas Brothers hanno insegnato ed esposto all’Anderson Ranch. Hexton, che lavora con l’eredità di Christo e Jeanne-Claude, mostra un disegno preparatorio per Valley Curtain (1970-72), opera che finì poi a Rifle, in Colorado, benché l’artista avesse in origine considerato proprio Aspen. Anche Library Street Collective celebra il territorio con le ceramiche di Jake Clark, dipinte con scene di locali storici come l’Ajax Tavern e la Hickory House, proposte tra 14.500 e 16.000 dollari, mentre Harvey Preston espone ceramiche di Betty Woodman (110.000 dollari), Jun Kaneko (35.000 dollari) e Tony Marsh (16.000 dollari).
La fiera coincide con la settimana della gala ArtCrush e del nuovo festival AIR dell’Aspen Art Museum, e si inserisce in un calendario cittadino affollato che comprende anche Intersect Aspen, la fiera più longeva della città. Il museo, in collaborazione con Art Basel, ha inoltre organizzato un “Collector Camp” con quote di partecipazione da 5.000 o 10.000 dollari, guidato da “camp counsellor” tra cui il direttore globale delle fiere di Art Basel, Vincenzo de Bellis. Il programma VIP della fiera include visite alle case dei collezionisti Melony e Adam Lewis e al parco delle sculture di Jorge M. e Darlene Pérez, legati al Pérez Art Museum Miami. Non è un dettaglio marginale: secondo l’Aspen Sojourner, la città conta circa 80 miliardari residenti, un bacino di collezionisti che spiega perché sempre più gallerie considerino Aspen una piazza strategica nonostante i costi elevatissimi di partecipazione e soggiorno. È anche il motivo per cui la fiera ha assegnato il premio Anderson Ranch Arts Center Visiting Artist a Tschabalala Self, la cui opera è esposta nello stand di Southern Guild: il riconoscimento include una settimana di residenza a Snowmass, sulla scia di artisti come Mickalene Thomas, Kennedy Yanko e Joel Mesler.
Tra escursioni, tuffi gelidi e la collaborazione con Balmain
A distinguere l’Aspen Art Fair dal resto del circuito è soprattutto il programma esperienziale che accompagna le vendite. Ogni mattina, alle sette, Bob Chase invita mercanti e collezionisti a un tuffo nel Devil’s Punchbowl, un’ansa del fiume Roaring Fork alimentata dallo scioglimento delle nevi: “È una cosa un po’ strana per una fiera d’arte”, ammette Chase, “ma è il mio modo preferito di iniziare la giornata.” Il rituale, nato nel 2024, si affianca a escursioni guidate e sessioni di forest bathing pensate per far vivere ai visitatori l’esperienza autentica della montagna, in linea con la cosiddetta “Aspen Idea” degli anni Quaranta, che unisce attività fisica, coinvolgimento artistico e crescita intellettuale.
Sul fronte moda e arte, la galleria losangelina e newyorkese Anat Ebgi ha condiviso la sua ampia suite con la maison francese Balmain, creando un allestimento ibrido in cui le opere di artisti come Mucki Botkay, Marc Dennis, Simon Haas e Caleb Hahne Quintana convivono con gli abiti firmati dal nuovo direttore creativo della maison, Antonin Tron: borse da circa 2.000 dollari e capi fino a 10.000 dollari, esposti su manichini accanto ai lavori in mostra. “È un modo di avere conversazioni diverse”, ha spiegato Ebgi. Questo genere di sperimentazione, difficile da immaginare in una fiera di grandi dimensioni, è probabilmente ciò che rende l’Aspen Art Fair un caso di studio per il settore: la scala contenuta permette collaborazioni ibride e un contatto diretto tra galleristi e collezionisti che altrove si perde nella folla degli stand.
FAQ
Quante gallerie hanno partecipato all’ultima edizione dell’Aspen Art Fair?
La terza edizione dell’Aspen Art Fair ha visto la partecipazione di 38 gallerie internazionali, in crescita rispetto alle 21 della prima edizione del 2024.
Cosa rende unica l’esperienza dell’Aspen Art Fair?
La fiera unisce le vendite d’arte a esperienze come escursioni in montagna, tuffi in acque gelide e talk con gli artisti, creando un evento intimo e fortemente integrato nella comunità locale.
Chi dirige attualmente l’Aspen Art Fair?
Kelly Cornell, che guida anche la Dallas Art Fair, è diventata direttrice dell’Aspen Art Fair a partire dall’edizione 2026, succedendo alla co-fondatrice Becca Hoffman.
Quanto costa partecipare all’Aspen Art Fair con uno stand?
Le gallerie pagano circa 20.000 dollari per esporre nelle camere dell’Hotel Jerome e fino a 30.000 dollari per un banco nella sala da ballo principale.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


