Una selezione della collezione di Robert E. Mnuchin approda all’asta a New York, con un raro Rothko da 70 milioni destinato a catalizzare l’attenzione del mercato.
Chi era Robert E. Mnuchin e come ha costruito la sua collezione
Nato a New York nel 1933, Robert E. Mnuchin è stato una figura singolare, capace di muoversi con naturalezza tra finanza globale e mercato dell’arte. Dopo la laurea a Yale nel 1955 e il servizio nell’esercito statunitense, entrò in Goldman Sachs nel 1957.
Nel corso di tre decenni raggiunse posizioni apicali, fino al comitato di gestione dell’istituto. Tra i colleghi era noto come “Coach”, soprannome che sottolineava autorevolezza e capacità di leadership all’interno della banca.
Parallelamente alla carriera finanziaria, Mnuchin e la moglie Adriana Mnuchin iniziarono presto a collezionare. Visitavano musei, gallerie e mostre per capire quali opere li colpissero davvero, sviluppando progressivamente una predilezione per l’astrazione.
Questa inclinazione li portò a costruire, nell’arco di decenni, uno dei nuclei più significativi di arte del secondo dopoguerra riuniti da un collezionista privato. Il principio guida restò sempre lo stesso: acquistare solo opere con cui desideravano realmente convivere.
Perché la collezione Mnuchin è considerata così importante
La raccolta, stimata complessivamente oltre 130 milioni di dollari (circa 111 milioni di euro) nell’asta di maggio da Sotheby’s, riflette una visione precisa dell’arte della seconda metà del Novecento. Non si tratta di un insieme enciclopedico, ma di scelte mirate su momenti chiave delle carriere degli artisti.
Secondo la testimonianza della figlia Valerie Mnuchin, il collezionismo dei genitori aveva un carattere quasi ossessivo, orientato verso opere ambiziose e complesse, capaci di sostenere uno sguardo prolungato. Cercavano ciò che definivano “class A paintings”, il vertice della produzione di ciascun autore.
In questo approccio si coglie una netta differenza rispetto a molti collezionisti che inseguono prevalentemente firme celebri o trend di mercato. Mnuchin puntava piuttosto a lavori che condensassero un momento decisivo nel linguaggio visivo degli artisti prescelti.
Qual è il ruolo di Rothko nella collezione e nell’asta
Tra gli autori centrali spicca Mark Rothko, figura chiave dell’Espressionismo astratto. Mnuchin e Adriana si avvicinarono presto al suo linguaggio, segnato da ampi campi di colore sovrapposti e da una ricerca intensa sulla percezione.
A guidare l’asta di maggio sarà Brown and Blacks in Reds, realizzato nel 1957 e valutato tra 70 e 100 milioni di dollari (circa 60-86 milioni di euro). L’opera, alta quasi due metri, appartiene al decennio più importante della carriera di Rothko.
Fa parte di un gruppo di quindici dipinti monumentali del 1957, tutti oltre i due metri, oggi in gran parte conservati in grandi musei internazionali. La sua combinazione di bruni e neri immersi in un campo rosso lo rende un esempio paradigmatico della maturità dell’artista.
Prima di entrare nella collezione Mnuchin, il quadro fu acquistato intorno al 1957 dalla società Joseph E. Seagram & Sons. La tavolozza intensa è stata spesso messa in relazione con la successiva commissione delle celebri Seagram Murals alla fine degli anni cinquanta.
Nel tempo, l’opera è stata esposta in alcune delle rassegne più importanti dedicate a Rothko, dalla grande retrospettiva itinerante del Solomon R. Guggenheim Museum del 1978-1979 fino alla mostra alla Fondation Louis Vuitton. Questo curriculum espositivo contribuisce alla sua rilevanza storica e di mercato.
Che cosa racconta il Rothko del 1949 sul percorso dell’artista
Accanto al capolavoro del 1957, l’asta include anche No. 1 del 1949, con una stima compresa tra 15 e 20 milioni di dollari. Si tratta di un momento cruciale nella ricerca di Rothko.
In questo dipinto convivono infatti le forme ancora nebulose dei cosiddetti multiforms degli anni quaranta e i campi di colore definiti che caratterizzeranno la produzione degli anni cinquanta. La tela offre quindi una testimonianza rara della transizione tra due fasi stilistiche.
Per i collezionisti, opere di passaggio come questa risultano particolarmente interessanti, perché permettono di leggere in filigrana l’evoluzione del linguaggio dell’artista rispetto alle versioni più consolidate e note.
In che modo Willem de Kooning è rappresentato nella vendita
Il nucleo dedicato a Willem de Kooning assume l’aspetto di una retrospettiva concentrata, con lavori che coprono un arco di quattro decenni, dagli anni cinquanta agli anni ottanta. Mnuchin considerava de Kooning uno dei protagonisti assoluti del Novecento, definendolo “the chairman of the board” dell’arte contemporanea.
Tra i lotti più significativi spicca Untitled XLII del 1983, che illustra bene la fase tarda dell’artista. La pittura si fa più fluida e lirica, animata da passaggi cromatici di blu, rosso, rosa e viola.
L’opera debutta sul mercato proprio con questa vendita, elemento che ne accresce l’interesse collezionistico rispetto a lavori già più volte transitati in asta o galleria.
Qual è il peso di Franz Kline e degli altri protagonisti dell’Espressionismo astratto
Un altro vertice della selezione è Harleman, realizzato nel 1960 da Franz Kline. Il dipinto, rimasto nella collezione Mnuchin per oltre due decenni, è considerato tra i migliori esempi delle sue celebri composizioni in bianco e nero.
Queste immagini, tra le più iconiche dell’Espressionismo astratto, condensano una tensione gestuale che ha segnato profondamente la pittura del dopoguerra. Il titolo rimanda all’amico dell’artista Stanley Harleman e suggerisce un legame sotterraneo tra le astrazioni radicali di Kline e le figure e i luoghi della sua Pennsylvania natale.
Nel complesso, i lotti dedicati all’Espressionismo astratto mostrano come la coppia Mnuchin abbia saputo riconoscere e concentrare la propria attenzione su momenti cardine di questo movimento, in contrasto con raccolte più dispersive.
Come si inserisce Jeff Koons nel percorso della collezione
La selezione non si limita all’astrazione storica. Tra gli artisti che hanno segnato in profondità l’arte contemporanea compare anche Jeff Koons con Louis XIV del 1986, parte della serie Statuary.
In questi lavori Koons utilizza per la prima volta l’acciaio inossidabile lucidato a specchio, destinato a diventare una delle sue firme più riconoscibili. L’opera si ispira a un busto in vetroresina trovato su Canal Street e segna il primo confronto diretto dell’artista con la storia dell’arte.
Mnuchin fu tra i primi sostenitori di Koons e contribuì in modo decisivo alla sua affermazione, organizzando una delle prime grandi retrospettive a lui dedicate a New York. L’esemplare in asta è una prova d’artista di un’edizione di tre più uno.
Le altre versioni sono oggi conservate in importanti collezioni museali, tra cui il Nasher Sculpture Center, The Broad e la DESTE Foundation for Contemporary Art. Questo dato di provenienza istituzionale rafforza il posizionamento dell’opera sul mercato.
Quando e dove sarà possibile vedere le opere prima della vendita
Prima dell’asta, una selezione dei lavori è esposta al pubblico in una mostra speciale alla Mnuchin Gallery dall’11 al 15 marzo. Si tratta di un’occasione per vedere riuniti capolavori normalmente lontani dall’esperienza quotidiana dei visitatori.
Successivamente, le opere principali intraprenderanno un tour internazionale con tappe a Hong Kong, Los Angeles e Londra, in linea con le strategie globali delle grandi case d’asta. Infine, torneranno a New York per l’esposizione pre-asta al Breuer.
Questa circolazione internazionale non ha solo una funzione promozionale. Permette anche a collezionisti e istituzioni di valutare direttamente la qualità delle opere prima delle offerte, riducendo l’asimmetria informativa tipica del mercato.
Che cosa rivela la collezione Mnuchin sulla visione del dopoguerra
Considerata nel suo insieme, la collezione racconta non solo il gusto raffinato di un grande collezionista, ma anche una precisa lettura dell’arte della seconda metà del Novecento. La selezione privilegia momenti di svolta nelle carriere degli artisti, più che semplici esempi rappresentativi.
Come ha osservato Lisa Dennison, chairman di Sotheby’s Americas, la raccolta riflette la capacità di Robert e Adriana Mnuchin di individuare snodi decisivi, scegliendo opere ambiziose e potenti. Una filosofia sintetizzata dalle parole dello stesso Mnuchin: “la vera ragione per cui compri arte è perché la ami, la ami e la ami”.
In definitiva, questa vendita newyorkese offre al pubblico e agli operatori del settore uno sguardo ravvicinato su come un collezionista abbia saputo trasformare una passione personale in un insieme coerente, storicamente rilevante e destinato a lasciare un segno duraturo nel panorama delle grandi aste internazionali.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


