HomeArtisti di puntaUna biennale sotterranea: nasce BAAB a Roma

Related Posts

Una biennale sotterranea: nasce BAAB a Roma

A Roma, nel cuore di Prati, debutta BAAB – Basement Art Assembly Biennial – una nuova biennale d’arte contemporanea ideata da Ilaria Marotta e Andrea Baccin, fondatori della rivista indipendente CURA. BAAB, che prende casa fino al 6 novembre all’interno di Basement, è un progetto “autosostenuto, liminale”, che prende le distanze dal formato istituzionale e spettacolare di molte biennali.

I due fondatori di baab, opening, niccolo campita, saywho

La sua prima edizione – definita “versione 0.0” dalla curatrice – si espande tra lo spazio del Basement e una costellazione di hotspot urbani: teatri, billboard, cinema. In un presente artistico dominato da dinamiche di ipervisibilità, BAAB sceglie di sottrarsi, cercando nel “sottosuolo” nuove forme di aggregazione. “Il sottosuolo è il luogo in cui nascono nuove assemblee,” afferma Marotta, “BAAB è un modo per immaginare futuri alternativi”. L’approccio curatoriale è orizzontale e fluido, costruito in dialogo con un advisory board internazionale composto, tra gli altri, da Nicolas Bourriaud – teorico dell’Arte relazionale -, Lumi Tan e Anthony Huberman.

baab, opening, niccolo campita, saywho

L’artista Simon Denny (1982, Auckland), in particolare, ha supportato il team curatoriale nella selezione degli artisti. Lo abbiamo già incontrato presso la galleria romana T293. Nel gennaio-febbraio 2025 aveva appunto curato Sandbox Landscapes sull’estetica del metaverso nella galleria fondata da Paola Guadagnino.

Un’edizione beta, tra public program e spazi diffusi

baab, opening, niccolo campita, saywho

BAAB non è solo una mostra: è un’esperienza espansa che si sviluppa nel tempo e nello spazio. “Ogni settimana succederà qualcosa, si aggiungeranno lavori,” spiega la curatrice. La mostra evolve attraverso un public program che include talk, performance, installazioni temporanee, workshop. Tra questi: un laboratorio con Michele Rizzo e una performance dell’artista anglosassone Lily McMenamy, “per la prima volta in Italia.” Gli artisti partecipanti sono 25, provenienti da paesi e contesti diversi, molti dei quali inediti per il pubblico italiano. La curatela, volutamente mobile e non gerarchica, punta su modalità di fruizione non convenzionali. Lo spazio di Basement diventa un organismo in trasformazione, mentre la città ospita interventi sparsi, come manifesti e affissioni pubbliche. BAAB si propone così come un format aperto, dove ogni passaggio è un test, ogni tappa un attivatore.

Politiche del corpo e nuove soggettività

Nyala Moon, How Not To Date While Trans, 2022 film stills. Courtesy the artist

Uno dei nuclei più potenti della biennale è l’attenzione a pratiche artistiche trans, queer e politicamente attive. Danielle Brathwaite-Shirley, trans black artist di base a Berlino, propone lavori incentrati sulla rappresentazione delle soggettività trans. “Codici forti che combattono l’innalzamento delle destre e delle leggi contro le persone trans”. Il suo solo show alla Serpentine sarà inaugurato poco dopo BAAB. Segno di una presenza ormai centrale nel panorama internazionale. Anche Puppies Puppies (Jade Guanaro Kuriki-Olivo), già alla Biennale di Venezia, reinterpreta la poetica di Félix González-Torres da una prospettiva transfemminista. “Potete entrare dentro il billboard del letto di González-Torres, coperto da una bandiera con i colori trans,” racconta Marotta. Nyala Moon (1992, NY), già alla Whitney Biennial 2024 (NY, dal 1932), affronta il rifiuto sociale attraverso l’auto-narrazione. Nel video assistiamo a una serie di appuntamenti al buio con uomini che la abbandonano una volta scoperta la sua identità di donna trans.

Rituali collettivi e comunità artistiche

baab, opening, niccolo campita, saywho

Il progetto Times Bar, ricostruito all’interno del Basement, incarna l’anima conviviale e relazionale della biennale. Nato a Berlino tra il 2011 e il 2014, questo bar reale creato da Calla Henkel e Max Pitegoff è stato luogo d’incontro per la comunità artistica. A BAAB il bancone originale è ricollocato e diventa di nuovo scena per la socialità. Ogni settimana un artista realizzerà un lavoro site-specific dietro al counter. “Ci piaceva l’idea delle rotating walls”, spiega Marotta, “un flusso costante di presenze, lavori, relazioni”. A questa dimensione effimera si affianca un piano più simbolico. L’artista Valentin Noujaïm (1991, Francia) racconta in un video la storia di un club underground nella Défense, punto di ritrovo per la comunità araba parigina, poi chiuso.

Davide Balula (1978, Portogallo, vive a NY), crea un cocktail botanico in collaborazione con l’American Academy, Carsten Höller (1961, Belgio) propone pillole innocue da ingoiare come atto di fiducia verso l’arte e chi la produce.

Il linguaggio oltre le parole: suoni, corpi, specie

Cecilia Bengolea, Bestiaire, 2019. Film still. Courtesy the artist and Galeria Angels Barcelona

L’identità come materia fluida e il linguaggio come strumento aperto sono al centro dei lavori di Nora Turato e Cecilia Bengolea. Turato (1991 nata a Zagabria, di base ad Amsterdam) presenta un lavoro immersivo in cui il suono non è parola. È “suono culturale”, espressione empatica dei sentimenti altrui. Lavora con Sprüth Magers, galleria di Berlino.
Bengolea estende il discorso verso un’idea interspecie: “posso essere umano, animale, vegetale.” L’arte diventa così un territorio ibrido, dove confini e identità si dissolvono. Il corpo è al centro delle pratiche artistiche: come luogo di passaggio, comunicazione, trasformazione. La collettività si manifesta anche nel film program, che indaga la dimensione rituale della musica e della notte, includendo lavori di Jeremy Deller, Bengolea e Fiorucci Made Me Hardcore, tra danza, trance e trance identitaria.

Ritratti della comunità e sospensione del tempo

baab, opening, niccolo campita, saywho

Alcuni lavori si muovono in una direzione più introspettiva, come la tela di Vittorio Brodmann. In netto contrasto, Tobias Spichtig propone ritratti della scena underground berlinese: amici, musicisti, volti della nightlife queer e non-binaria. Ogni volto nasconde una storia, o forse la rifiuta: esprime “un’identità o una non-identità.” Gina Folly, con le sue sfere mobili nello spazio, introduce un carattere giocoso, trasformando lo spazio in campo di possibilità. Il disegno murale di Claudia Comte, realizzato in situ, trasforma elementi naturali in forme digitali minimal, evocando paesaggi mentali. L’intero allestimento evita il blocco museale per suggerire un flusso visivo, dove ogni opera è in dialogo con la prossima.

Tradizioni, femminismi e memoria generazionale

baab, opening, niccolo campita, saywho

L’arte si fa anche strumento di memoria e resistenza, come nei lavori di Selma Selman e del collettivo Women’s History Museum. Selman – artista rom bosniaca – racconta la sua cultura senza folklorismi, ma attraverso immagini potenti, come il footage rielaborato di un matrimonio. “Non c’è malinconia, c’è convivialità,” spiega Marotta. WHM, duo artistico statunitense, lavora sul riciclo di abiti e manichini, stampandovi sopra messaggi femministi e politici. “Sono come valchirie,” dice la curatrice, “che rivendicano uno spazio del femminile completamente diverso”. Gli abiti richiamano forme animali, evidenziando l’analogia tra sfruttamento del corpo femminile e quello animale.

11 Settembre – 6 Novembre 2025
Basement Roma– Viale Mazzini 128, 00195 Rome
00_baab  basementartassemblybiennial.org 

Latest Posts