Una causa legale depositata in Wyoming rischia di riscrivere le regole del gioco per la gestione delle collezioni archeologiche negli Stati Uniti. Il ricorso contro le norme NAGPRA presentato dalla Wyoming Association of Professional Archaeologists (WAPA) punta dritto al cuore del sistema federale di rimpatrio dei resti e degli oggetti culturali dei nativi americani, accusando il Dipartimento degli Interni di aver ampliato i propri poteri oltre quanto previsto dalla legge del 1990. Non si tratta di una disputa accademica: la vicenda tocca direttamente la gestione, la conservazione e l’accesso a collezioni che musei, università e istituzioni pubbliche custodiscono e valorizzano da decenni.
Punti chiave
- La WAPA ha depositato il 24 luglio una denuncia contro Douglas J. Burgum, Segretario degli Interni, e il Bureau of Land Management presso il tribunale federale del Wyoming.
- Il ricorso contesta l’intero impianto regolamentare NAGPRA sviluppato tra il 2010 e il 2024, non solo l’ultimo aggiornamento.
- La causa si basa sull’Administrative Procedure Act e chiede l’annullamento delle norme contestate.
- Sono coinvolte collezioni specifiche custodite all’University of Wyoming Archaeological Repository e al Fort Bridger State Historic Site.
- La WAPA precisa di non opporsi al NAGPRA né al rimpatrio legittimo, e non chiede di annullare trasferimenti già completati.
Gli archeologi del Wyoming intentano causa contro le norme NAGPRA
La WAPA, organizzazione non profit che rappresenta archeologi sul campo, ricercatori universitari e professionisti museali, chiede al tribunale di bloccare i trasferimenti ritenuti illeciti e la negazione dell’accesso alla ricerca su risorse archeologiche detenute, amministrate o regolate dal governo federale. Il riferimento è diretto al Native American Graves Protection and Repatriation Act, la legge del 1990 che disciplina il rimpatrio di resti umani, oggetti funerari, sacri e di patrimonio culturale ai discendenti e alle comunità tribali.
Accuse di eccesso di potere del Dipartimento degli Interni
Il nucleo dell’accusa è che il Dipartimento degli Interni abbia superato i limiti fissati dal Congresso. La WAPA sostiene che le norme sviluppate tra il 2010 e il 2024 abbiano esteso le definizioni statutarie di “oggetto culturale”, “oggetto funerario”, “oggetto sacro” e “oggetto di patrimonio culturale” in modo non autorizzato dalla legge originaria. Il ricorso, presentato ai sensi dell’Administrative Procedure Act, chiede al giudice di dichiarare invalide le norme contestate e di impedire al governo di continuare ad applicarle.
Contestazioni legali alle modifiche regolamentari NAGPRA dal 2010 al 2024
Il punto centrale della causa è che non viene messo in discussione solo l’ultimo intervento normativo, ma l’intero percorso regolamentare costruito nell’arco di quattordici anni. Secondo la WAPA, questo processo avrebbe progressivamente ampliato il perimetro di applicazione del NAGPRA fino a superare i confini fissati dallo statuto del 1990.
Disputa sull’impatto degli aggiornamenti NAGPRA 2024 sulla ricerca archeologica
Gli aggiornamenti del gennaio 2024 erano nati per accelerare i rimpatri, dopo che alcune indagini avevano rivelato come meno della metà dei resti umani segnalati ai sensi della legge fosse stata effettivamente restituita. Le nuove regole hanno introdotto obblighi più stringenti per le istituzioni, dando loro cinque anni di tempo per inventariare e preparare al rimpatrio tutti gli antenati e gli oggetti funerari collegati.
Finalità degli aggiornamenti e chiusura delle scappatoie nel rimpatrio
Un’inchiesta di ProPublica del gennaio 2023 aveva individuato tra i principali ostacoli al rimpatrio l’uso dell’etichetta “culturalmente non identificabile”, un meccanismo che per anni ha permesso a molte istituzioni di rallentare le restituzioni. I nuovi regolamenti del 2024 sono stati pensati proprio per chiudere questa scappatoia e rafforzare l’autorità delle tribù nel processo. Le reazioni non sono state unanimi: alcune istituzioni hanno criticato le norme, mentre il National Park Service ha erogato milioni di dollari in fondi per sostenere i rimpatri, e musei di rilievo come il Metropolitan Museum of Art hanno continuato a effettuare restituzioni nel quadro della legge.
Danni presunti all’archeologia per requisiti di prova più deboli e ampliamento delle affiliazioni culturali
La WAPA sostiene che la riscrittura delle regole NAGPRA da parte del Dipartimento degli Interni danneggi l’associazione, i suoi membri e il pubblico, interferendo con la capacità di indagare, studiare, documentare, preservare e curare il record archeologico. Il ricorso contesta in particolare l’allentamento dei criteri per stabilire l’affiliazione culturale e l’obbligo per agenzie e musei di deferire a una categoria ampia di “conoscenza tradizionale nativa americana”, un meccanismo che, secondo l’associazione, elude l’onere della prova previsto dallo statuto.
Collezioni archeologiche contestate e sfide specifiche ai trasferimenti
Il ricorso non si limita a contestazioni generali: cita sei trasferimenti specifici e ancora pendenti come esempi concreti del presunto eccesso di potere. Non viene chiesto di annullare alcun trasferimento già concluso.
Dettagli sui trasferimenti in corso all’Università del Wyoming e Fort Bridger State Historic Site
Il Bureau of Land Management del Wyoming ha sostenuto che intere collezioni archeologiche provenienti dai siti di Shute Creek, Wardell Bison Trap, Upper Muddy Creek Village e Studhorse Butte, custodite presso lo University of Wyoming Archaeological Repository, siano oggetti funerari associati soggetti a rimpatrio. Il BLM del Colorado ha avanzato una richiesta analoga per la collezione proveniente dal sito di Eagle Rock Shelter, conservata presso la struttura di curatela del Fort Bridger State Historic Site, nella contea di Uinta, Wyoming. La WAPA replica che queste collezioni sono composte in gran parte da materiale di scavo ordinario — scarti della lavorazione della pietra, campioni di suolo, rocce, ossa animali e resti di accampamento — che non dovrebbe essere riclassificato come “oggetto culturale” ai sensi del NAGPRA solo perché rinvenuto in un sito che conteneva anche resti umani.
Nel testo del ricorso si legge che, dall’entrata in vigore delle norme del 2024, migliaia — probabilmente milioni — di risorse archeologiche sarebbero state trasferite illegalmente dai depositi, come conseguenza di quella che la WAPA definisce una ridefinizione ultra vires dei termini chiave del NAGPRA, capace di ampliare il perimetro dei materiali soggetti a trasferimento ben oltre quanto autorizzato dal Congresso.
Chiarimenti della WAPA sul perimetro e la posizione del ricorso
L’associazione ha voluto precisare i confini della propria azione legale. Il ricorso non si opporrebbe al NAGPRA in quanto tale, né al rimpatrio legittimo dei resti e degli oggetti culturali, e non chiede al tribunale di pronunciarsi sul fatto che una tribù abbia o meno interessi culturali, spirituali o morali su specifici resti od oggetti. L’obiettivo dichiarato resta bloccare le sei operazioni di trasferimento pendenti citate nella denuncia, senza intaccare quanto già eseguito.
Per il mercato dell’arte e delle antichità, questa vicenda ha un peso che va oltre l’aula di tribunale. Musei universitari, enti storici locali e depositi curatoriali gestiscono collezioni il cui status giuridico determina cosa può essere studiato, esposto o trasferito: se i tribunali dovessero confermare un’interpretazione estensiva delle definizioni NAGPRA, istituzioni che oggi custodiscono materiali archeologici potrebbero trovarsi a dover riclassificare intere collezioni, con conseguenze su costi di gestione, accesso alla ricerca e valore curatoriale del patrimonio conservato. Al contrario, un accoglimento delle tesi della WAPA rallenterebbe l’attuale processo di rimpatrio in corso in decine di depositi statunitensi.
La WAPA e l’Università del Wyoming non hanno risposto alle richieste di commento, secondo quanto riportato dal sito College Fix, che per primo ha dato notizia della causa. Anche il Dipartimento degli Interni e il Bureau of Land Management hanno declinato di commentare. L’assenza di dichiarazioni ufficiali lascia aperta la partita più importante: quanto in profondità il tribunale del Wyoming deciderà di intervenire sull’intero impianto regolamentare costruito in quattordici anni, e non solo sui sei trasferimenti oggi contestati.
FAQ
Per cosa fa causa la Wyoming Association of Professional Archaeologists?
La WAPA fa causa per contestare le norme NAGPRA sviluppate tra il 2010 e il 2024, che secondo l’associazione ampliano illegittimamente definizioni e procedure, danneggiando la ricerca archeologica e provocando trasferimenti ritenuti illeciti.
Quali cambiamenti hanno introdotto gli aggiornamenti NAGPRA del 2024?
Gli aggiornamenti del 2024 puntavano ad accelerare i rimpatri chiudendo scappatoie come l’uso dell’etichetta “culturalmente non identificabile” e rafforzando l’autorità delle tribù nell’inventariare e reclamare resti e oggetti.
Il ricorso si opporrebbe al concetto stesso di rimpatrio previsto dal NAGPRA?
No, la denuncia della WAPA non si opporrebbe al NAGPRA né al rimpatrio legittimo, e non chiede di annullare i trasferimenti già completati: contesta il modo in cui le norme attuali vengono applicate.
Quali collezioni archeologiche specifiche sono coinvolte nella causa?
Il ricorso contesta le richieste di rimpatrio in corso su collezioni provenienti da diversi siti del Wyoming, custodite presso l’University of Wyoming Archaeological Repository e il Fort Bridger State Historic Site.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


