Una nuova operazione di deaccessioning del Brooklyn Museum riporta in primo piano il tema della gestione strategica delle collezioni e delle relative cessioni degli oggetti da collezione sul mercato.
Cosa mette in vendita il Brooklyn Museum dei suoi oggetti da collezione?
Circa 200 oggetti da collezione provenienti dal Brooklyn Museum, dai mobili d’epoca agli acquerelli fino alle tappezzerie, andranno all’asta in una nuova tornata di cessioni selettive.
La vendita, organizzata da Brunk Auctions per il 9 aprile, si apre con una forte presenza di arredi americani. Spiccano una credenza intagliata tardo Seicento in quercia, con stima di 60.000–90.000 dollari, e una cassapanca dipinta ottocentesca valutata 7.000–10.000 dollari.
Il pezzo più raro è una toilette in noce databile intorno al 1690, con gambe sagomate, già esposta nelle period rooms del museo. È l’unico esemplare sopravvissuto di mobile da toeletta americano di questo tipo, motivo per cui la stima sale a 80.000–120.000 dollari.
Nella stessa asta compaiono opere di Abraham Walkowitz e John Butler, oltre a tessuti ricamati e sampler di ricamo tra XVII e XIX secolo. Questi lotti sono stimati in una forbice compresa tra poche centinaia e alcune migliaia di dollari.
Perché il museo procede con nuove dismissioni?
Questa fase di cessioni segue precedenti vendite di arredi storici nel 2024 e di arazzi nel 2025, inserite in un “processo continuo per trasformare gli spazi di deposito in gallerie, così da esporre una porzione più ampia delle nostre collezioni”, ha spiegato via email un portavoce dell’istituzione.
Secondo il museo, il nucleo di opere ora in vendita è stato individuato attraverso una revisione mirata, condotta nel rispetto delle linee guida sul deaccessioning fissate dalla Association of Art Museum Directors. L’assenza di questi beni, hanno sottolineato, “non ridurrà il valore complessivo delle nostre raccolte”.
“In questo caso, questi oggetti erano di qualità inferiore rispetto ad altri presenti in collezione”, ha aggiunto il portavoce. Inoltre, il museo afferma di privilegiare per quanto possibile i trasferimenti istituzionali e di aver già collocato alcuni pezzi presso altri musei, società storiche, biblioteche e scuole.
Detto ciò, restano opere “più adatte a una vendita all’asta pubblica”. I proventi sosterranno la conservazione e nuove acquisizioni mirate a colmare lacune specifiche nelle collezioni permanenti.
Quali altri lotti storici arrivano sul mercato?
Nel frattempo, il mercato internazionale propone una serie di documenti, opere e reperti di forte richiamo. Nel segmento epistolare spicca una lettera del 1955 firmata dal giovane senatore John F. Kennedy alla propria amante, l’aristocratica svedese Gunilla von Post, su carta intestata del Senato statunitense, con l’annuncio “sto arrivando a Stoccolma”.
Questa missiva privata, conservata in buone condizioni a parte alcune piccole sbavature d’inchiostro, è in vendita fino al 26 marzo presso RR Auctions, con una stima attorno ai 30.000 dollari.
Su un altro fronte, la coppia formata dalla comica Lily Tomlin e dalla sceneggiatrice Jane Wagner mette sul mercato una selezione della propria importante raccolta di arte e fotografia. I lotti saranno offerti da Bonhams l’8 aprile.
Tra i pezzi di punta figurano lavori della serie “Short Stories” di Robert Rauschenberg, incluso un esemplare donato personalmente all’attrice. Inoltre, vengono proposte serigrafie di Andy Warhol e scatti di Diane Arbus e Annie Leibovitz, a conferma del peso collezionistico del nucleo.
Nel campo delle memorabilia videoludiche, un’asta dedicata ai videogiochi in programma il 28 marzo presso Heritage Auctions è guidata da una copia sigillata, in condizioni eccellenti, della prima edizione per Playstation di Resident Evil.
Il lotto, affidato dal collezionista noto come TheGraded80s_Kid, che ha intuito con anticipo il potenziale collezionistico dei giochi sigillati, ha già raggiunto offerte pari a 97.500 dollari.
Restando nell’ambito delle lettere, un frammento di missiva ottocentesca della pioniera della paleontologia Mary Anning è all’asta, sempre da Bonhams, fino al 26 marzo. Qui la studiosa, celebre per le scoperte di resti di Ichthyosaurus e Plesiosaurus, confessa con rara franchezza di sentirsi “esausta” e che “il nome dei fossili mi fa star male”.
Il Lyme Regis Museum nel Regno Unito sta raccogliendo fondi per acquisire il documento, che presenta una stima massima di 8.000 dollari. Questa gara di solidarietà istituzionale evidenzia il valore storico e simbolico del testo.
Nel settore di storia naturale, un fossile di Triceratops vecchio di 66 milioni di anni arriva sulla piattaforma d’asta Joopiter, segnando il primo dinosauro proposto da questo operatore. Il reperto, soprannominato Trey, è stato scavato nel 1993.
Trey è stato esposto in modo continuativo dal 1995 per trent’anni al Wyoming Dinosaur Center. Oggi è atteso un realizzo intorno a 5,5 milioni di dollari, con la gara che si chiude il 31 marzo, in linea con la corsa agli esemplari iconici.
Un caso particolare riguarda le opere di Charles Bronson, detenuto britannico di lunga data, protagonista anche di un biopic, che si rivela autore di una vasta produzione artistica. Un nucleo di circa 500 opere mixed media realizzate durante i decenni di reclusione è ora in vendita da David Duggleby Auctioneers.
La raccolta è stimata tra 100.000 e 200.000 sterline (ossia 133.680–267.300 dollari). Secondo le informazioni diffuse, il settantatreenne Bronson non trarrà profitto diretto dall’operazione, elemento che distingue questa vendita da altre cessioni di arte carceraria.
Nel capitolo epistolare, ritorna sul mercato anche una lettera del 1875 inviata da Claude Monet a Gustave Manet, fratello del pittore Édouard Manet, in cui il futuro maestro dell’Impressionismo chiede un prestito di 1.000 franchi.
Nel documento, offerto da International Autograph Auctions il 25 marzo, Monet propone ben 35 dipinti come garanzia. La stima si colloca tra 80.000 e 120.000 euro (pari a 92.100–138.200 dollari), cifra significativa se confrontata con le difficoltà economiche che l’artista affrontava in quegli anni.
Come la collezione di Jim Irsay cambia il mercato delle chitarre?
Il capitolo più eclatante di queste settimane riguarda la vendita della collezione pop di Jim Irsay da Christie’s a New York, che ha totalizzato 94,5 milioni di dollari. L’operazione ha di fatto ridefinito i parametri per le chitarre da collezione.
Nel corso della sua vita, il compianto proprietario degli Indiana Colts aveva accumulato un vasto insieme di strumenti, di cui circa 200 chitarre sono state disperse nelle sessioni d’asta svolte tra il 3 e il 17 marzo. I soli strumenti a corda hanno generato 84 milioni di dollari.
Tra questi, la protagonista assoluta è stata la Fender Stratocaster nera del 1969 di David Gilmour, che ha realizzato 14,5 milioni di dollari, diventando così la chitarra più preziosa mai venduta. In precedenza, il primato spettava alla Martin D-18E da 6 milioni di dollari appartenuta a Kurt Cobain.
L’asta ha portato Christie’s a piazzare tre tra le chitarre più costose della storia. Subito dietro la celebre “Black Strat” di Gilmour si è collocata la chitarra custom costruita da Doug Irwin per Jerry Garcia, aggiudicata a 11,5 milioni di dollari, seguita dalla Fender Mustang blu di Cobain, resa iconica dal video di “Smells Like Teen Spirit”, venduta per 6,9 milioni di dollari.
Inoltre, due modelli Gibson SG appartenuti rispettivamente a Eric Clapton e George Harrison hanno raggiunto risultati di 3 milioni e 2,2 milioni di dollari. Nel complesso, questi valori avvicinano le chitarre elettriche a fasce di prezzo un tempo appannaggio quasi esclusivo dei violini di Stradivari.
A titolo di paragone, il violino “Lady Blunt” Stradivari del 1721 stabilì un record nel 2011, realizzando 15,9 milioni di dollari. Le cifre raggiunte oggi dagli strumenti legati a icone del rock mostrano una convergenza tra il mercato della musica e quello degli strumenti storici.
Per Julian Pradels, presidente di Christie’s Americas, questi risultati rappresentano “una testimonianza della risonanza duratura delle nostre icone culturali condivise”. In prospettiva, potrebbero consolidare le chitarre d’autore come asset di fascia alta paragonabili, per rarità e domanda dei collezionisti, ad altri segmenti top di mercato.
Nel complesso, tra dismissioni museali, lettere storiche, fossili e strumenti musicali, il panorama delle aste di fine marzo e inizio aprile conferma quanto il confine tra arte, oggetti da collezione e memoria culturale sia sempre più fluido e interconnesso.
Immagine: Early New York walnut sawn-leg dressing table, from the collection of the Brooklyn Museum. Photo courtesy of Brunk Auctions.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


