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Valore dell’arte d’impresa, Deloitte presenta un nuovo framework

Il valore dell’arte d’impresa entra in una fase nuova con un framework di Deloitte che mira a misurare in modo strutturato il peso strategico dei patrimonio artistico aziendale.

Come viene ripensato oggi il valore del patrimonio artistico aziendale

Ieri, lunedì 23 febbraio, l’Auditorium Leonardo da Vinci di Deloitte a Milano ospita la presentazione di un modello dedicato alla misurazione dell’impatto dei beni culturali e artistici aziendali. L’iniziativa nasce da una ricerca dell’European Art Assets Observatory, sviluppata da ARTE Generali in collaborazione con l’Università di Pavia, Deloitte Private e Banca Generali.

L’incontro affronta una questione cruciale per chi gestisce patrimoni artistici interni: come trasformare collezioni corporate, musei d’impresa e archivi storici in asset misurabili. Inoltre, l’obiettivo è dotare le aziende di strumenti concreti per valutare il valore generato dalle iniziative culturali in modo comparabile e verificabile.

L’analisi mostra che solo il 36% (108 su 300) delle aziende dichiara di possedere, gestire o interagire attivamente con Corporate Cultural & Art Assets.

In Italia, invece, la percentuale sale al 56%, la più elevata tra i Paesi esaminati dalla ricerca.

Detto ciò, la prospettiva non è più limitata al profilo estetico delle opere. Il nuovo approccio mira a leggere gli effetti su stakeholder, comunità locali e territori, inserendo il patrimonio culturale nel perimetro più ampio delle strategie di sostenibilità e di reputation.

In che modo il framework di Deloitte rende misurabili le iniziative culturali?

Durante l’evento sono stati presentati i principali dati emersi dall’Osservatorio e, soprattutto, il Framework operativo pensato per supportare le imprese nella gestione dei loro beni culturali. Il modello propone criteri e indicatori per collegare in modo sistematico attività artistiche e ritorni misurabili per l’organizzazione.

Non si tratta solo di teoria. La presentazione integra i risultati delle sperimentazioni condotte con aziende e fondazioni che hanno partecipato come casi pilota, applicando sul campo le metodologie di misurazione. In questo modo è stato possibile verificare la tenuta del modello in contesti diversi, dal settore finanziario a quello manifatturiero.

Inoltre, i casi pilota mostrano come la misurazione dell’impatto culturale possa dialogare con altri strumenti di rendicontazione già in uso, come i report ESG o i bilanci di sostenibilità. Il patrimonio artistico interno viene così inserito in un sistema di valutazione più ampio e coerente.

Perché collezioni e archivi diventano risorse strategiche?

Collezioni e archivi storici non vengono più considerati elementi statici, confinati in spazi espositivi o depositi. Al contrario, emergono come risorse dinamiche capaci di generare valore tangibile per l’organizzazione, dalla formazione interna alla costruzione di identità e memoria aziendale.

Il coinvolgimento di attori come ARTE Generali e Banca Generali indica con chiarezza che il settore cerca parametri più definiti per integrare l’arte nelle strategie d’impresa. Rispetto a una gestione puramente conservativa del patrimonio, il nuovo quadro propone una visione orientata alla performance culturale e alla creazione di impatto.

Nel complesso, l’iniziativa contribuisce a colmare il divario tra mondo culturale e logiche economico-finanziarie, offrendo alle aziende una base metodologica per leggere il proprio patrimonio artistico come un vero asset strategico.

Maggiori approfondimenti sulle tendenze internazionali in materia di corporate art sono disponibili, ad esempio, sui siti del OECD, dell’Compendium of Cultural Policies e di Deloitte.

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