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Mercato dell’arte italiano 2025 rallenta l’offerta ma alza i valori

Il mercato dell’arte italiano 2025 ha vissuto un anno interessante, con meno opere in asta ma valori medi in crescita, trainati dal ritorno dei grandi maestri storicizzati.

Come si è mosso il mercato d’arte nel 2025

Il 2025 si è chiuso come un anno complesso e disomogeneo per il mercato dell’arte mondiale. Dopo un primo semestre rallentato, la seconda metà dell’anno ha segnato una svolta netta, con un ritorno della fiducia su segmenti di alta gamma.

Le principali case d’asta internazionali hanno registrato un aumento dei volumi rispetto al 2024. Sotheby’s ha chiuso con ricavi globali pari a 7 miliardi di dollari (+17%), mentre Christie’s ha raggiunto 6,2 miliardi (+6%). Nel frattempo Phillips ha consolidato il proprio posizionamento nei segmenti moderni e contemporanei.

Inoltre, nella fascia alta del mercato si è osservato un rafforzamento evidente. Negli ultimi cinque mesi del 2025 sono state vendute oltre 40 opere sopra i 10 milioni di dollari, contro le 17 dei primi cinque mesi. Collezioni prestigiose come Karpidas e Lauder hanno realizzato decine di milioni ciascuna, con percentuali di venduto prossime al 100%.

La centralità delle grandi piazze internazionali è stata confermata. New York si è ribadita come cuore delle vendite record, affiancata da Londra e Parigi, con una forte concentrazione su artisti blue-chip del Novecento.

Le performance del mercato italiano nel 2025

In questo contesto di ripresa selettiva e orientata alla qualità, anche l’Italia ha mostrato una buona capacità di tenuta. L’analisi qui presentata si basa sui dati di 15 case d’asta italiane tra le più rilevanti, che evidenziano come il settore abbia beneficiato dell’inerzia positiva emersa nella seconda parte dell’anno.

Nel 2025 il fatturato complessivo delle aste italiane di arte moderna e contemporanea ha superato 108 milioni di euro, rispetto ai circa 98 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, questo incremento è avvenuto a fronte di una contrazione dell’offerta: i lotti proposti sono diminuiti del 9% e quelli aggiudicati dell’8%, mentre la percentuale di venduto è salita al 71%.

Il segnale più significativo arriva però dall’aumento del prezzo medio di aggiudicazione, cresciuto di oltre +20% su base annua. Si delinea così un mercato meno dispersivo e più selettivo, dove la domanda converge su opere di maggiore qualità, rarità e solidità storico-critica. Un trend che trova conferma nelle parole di Claudia Dwek, Chairman di Sotheby’s Europe:

“L’arte italiana continua a interessare i collezionisti di tutto il mondo per la sua qualità intrinseca e la sua eccellenza. Nelle nostre vendite internazionali di quest’anno, le opere dei grandi artisti italiani del XX e XXI secolo hanno incontrato il favore dei collezionisti – anche di una nuova generazione – attratti dalla loro qualità, chiarezza concettuale e atemporalità”.

Perché il 2025 è stato un anno a due velocità?

Come accaduto a livello globale, anche in Italia il 2025 si è diviso nettamente in due fasi. Il primo semestre è stato caratterizzato da prudenza, con una domanda concentrata prevalentemente sulle fasce di prezzo medio-basse e una minore propensione al rischio da parte dei compratori.

La seconda metà dell’anno, invece, ha segnato un cambio di passo. Con un numero più contenuto di lotti in catalogo, il mercato è riuscito a esprimere valori medi più elevati e una maggiore competitività per le opere di qualità. Secondo Kimiko Bossi, Senior Director di Finarte, si tratta dell’effetto di un progressivo consolidamento:

“Il 2025 per Finarte è stato un anno di consolidamento, in cui la casa d’aste è riuscita a mantenere una traiettoria di crescita nonostante un mercato complessivamente cauto, soprattutto nei primi mesi. L’attenzione del pubblico si è concentrata su opere caratterizzate da qualità, rarità e storia collezionistica”.

Detto ciò, il quadro complessivo suggerisce un sistema più maturo, meno guidato dal volume e più attento alla costruzione di vendite mirate, capaci di intercettare una domanda esigente.

Quali sono stati i top lot del 2025 in Italia?

La graduatoria dei risultati più alti del 2025 conferma in modo netto la centralità dell’arte moderna storicizzata. In testa si colloca Amedeo Modigliani con Portrait de Beatrice Hastings (1915), aggiudicato da Il Ponte per 2.816.000 euro, nuovo record per l’artista in Italia.

A seguire compaiono Lucio Fontana, Giorgio de Chirico (presente con più opere nella classifica), Alberto Burri, Piero Manzoni e Max Ernst. Sono tutti artisti pienamente canonizzati, con mercati strutturati e una domanda internazionale consolidata. In particolare, Giorgio de Chirico emerge come uno dei protagonisti assoluti dell’anno.

Questa centralità è sottolineata da Natalia Bukowska, Director di Bertolami Fine Art:

“Giorgio de Chirico si conferma una star evergreen del mercato: nella nostra classifica dei dieci migliori risultati dell’anno, la seconda, terza e quinta posizione sono occupate da sue opere. In generale, i maestri del Novecento storico percepiti come investimento sicuro hanno performato molto bene”.

Top lot 2025 nelle aste italiane

1. Amedeo Modigliani Portrait de Beatrice Hastings (1915) 2.816.000 € Il Ponte
2. Lucio Fontana Concetto spaziale, Attese (1968) 1.567.500 € Sotheby’s
3. Giorgio de Chirico Gladiatori (1928) 722.250 € Farsetti
4. Salvo Primavera (1998) 662.500 € Boetto
5. Giorgio de Chirico I bagni misteriosi (1935) 467.750 € Finarte
6. Alberto Burri Cellotex (1982) 450.000 € Meeting Art
7. Giorgio de Chirico Gli Archeologi (Manichini seduti) (1962) 428.400 € Capitolium
8. Giorgio de Chirico Nudo (1930) 305.500 € Blindarte
9. Piero Manzoni Tenderly (circa 1950) 274.100 € Cambi
10. Fernando Botero Ritratto (1966) 176.400 € Pandolfini

Nel complesso, la graduatoria evidenzia il ruolo trainante dei maestri del Novecento italiano, affiancati da alcuni nomi internazionali di forte riconoscibilità, capaci di parlare tanto al collezionismo domestico quanto a quello estero.

Quali strategie stanno adottando le case d’asta italiane?

Le dichiarazioni degli operatori delineano un quadro ampiamente convergente. Freddy Battino, direttore del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea de Il Ponte, sottolinea l’importanza di un approccio fondato sulla ricerca storico-artistica, sul dialogo con gli archivi e su una rigorosa curatela dei cataloghi.

In un mercato più selettivo, la costruzione di contesto e conoscenza diventa uno strumento essenziale per orientare il collezionista. Inoltre, la qualità della documentazione e la chiarezza delle provenienze assumono un peso crescente nelle decisioni di acquisto, soprattutto nelle fasce medio-alte.

In questo scenario aperto, Wannenes ha scelto di concentrarsi sul recupero di nuclei storici inediti. Il dipartimento ha rivolto i propri sforzi a collezioni di artisti italiani del Novecento provenienti da contesti privati, rimasti finora fuori dal mercato. Questa attenzione al patrimonio “nascosto” si accompagna a una spinta verso novità internazionali, un segmento ancora poco esplorato nel Paese ma sempre più interessante per i compratori stranieri.

La visione di Wannenes punta a un equilibrio tra apertura globale e solidità dell’arte italiana, partendo dall’idea che le opere internazionali possano agire come “ponte” per avvicinare i collezionisti esteri ai grandi maestri del Novecento italiano.

Altre case, come Capitolium Art, insistono sul ruolo della riscoperta e dell’emersione di opere ritenute perdute, in grado di generare un forte coinvolgimento emotivo oltre che economico. In contrasto con modelli più concentrati su poche aste evento, realtà come Cambi e Meeting Art mettono invece in evidenza la solidità di un’offerta ampia e diversificata.

Significative, in questa prospettiva, le parole di Gherardo Rusconi, amministratore di Capitolium Art, sulla capacità di tenuta del settore: “L’impressione è che le narrazioni mediatiche di emergenza permanente non spaventino più di tanto i collezionisti. È evidente che i beni rifugio vengono premiati: la nicchia di collezionisti con ampia capacità di spesa preferisce acquistare piuttosto che vendere”.

Quali prospettive per il mercato italiano nel 2026?

Il 2025 non è stato un anno di espansione indiscriminata, ma di assestamento e selezione. Nel complesso, il mercato italiano delle aste di arte moderna e contemporanea ha mostrato una buona resilienza, premiando la qualità dell’offerta, la competenza curatoriale e la credibilità degli operatori.

Guardando al 2026, le aspettative restano prudentemente ottimistiche. È probabile che si mantenga una minore quantità di lotti, accompagnata da un’attenzione curatoriale crescente e da una domanda sempre più orientata verso opere capaci di coniugare valore culturale e solidità di mercato.

Inoltre, l’apertura internazionale delle case d’asta italiane, unita alla valorizzazione dei maestri del Novecento e alla riscoperta di patrimoni privati, potrebbe rafforzare ulteriormente il posizionamento del sistema nazionale in un contesto competitivo in evoluzione.

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