La possibile vendita dei due celebri murales di Marc Chagall al Metropolitan Opera (MET) di New York apre un nuovo capitolo nel rapporto tra grandi istituzioni culturali e finanza.
Il Metropolitan Opera sotto pressione finanziaria
Il Metropolitan Opera di New York, la più antica e grande casa d’opera degli Stati Uniti, affronta ancora le conseguenze economiche della pandemia di Covid-19. Gli incassi da spettacolo non sono tornati ai livelli precedenti e i costi di gestione restano molto elevati.
Il 19 gennaio la direzione ha annunciato un piano di riduzione dei costi particolarmente severo. L’obiettivo è contenere un deficit strutturale che si è acuito negli ultimi anni e che mette sotto pressione la sostenibilità del modello organizzativo.
Cosa prevede l’accordo da 200 milioni di dollari con l’Arabia Saudita
Nel settembre scorso il Met ha siglato un accordo preliminare da 200 milioni di dollari con l’Arabia Saudita. Per cinque anni la compagnia dovrà presentare, ogni inverno, produzioni per tre settimane alla Royal Opera of Diriyah a Riad.
In cambio, il regno saudita si è impegnato a sostenere finanziariamente l’istituzione americana per otto anni, con un apporto destinato a rafforzare il bilancio annuale. Inoltre, il Met dovrà fornire programmi di formazione professionale a cantanti e tecnici locali.
Tuttavia, come ha spiegato il direttore generale Peter Gelb al New York Times, i pagamenti previsti stanno subendo ritardi. Secondo le sue dichiarazioni, le autorità saudite avrebbero dovuto rivedere i propri bilanci a causa di difficoltà economiche interne, rallentando l’erogazione dei fondi concordati.
Quali misure drastiche ha adottato la direzione del Met?
In assenza dei fondi promessi, la direzione ha avviato un piano di contenimento che colpisce direttamente personale e programmazione. Sono previsti tagli alle retribuzioni comprese tra il 4% e il 15% per i 35 stipendi più alti, incluso quello di Peter Gelb.
Inoltre, verranno eliminati 22 posti di lavoro sui 284 dipendenti amministrativi. Una delle 18 produzioni annunciate per la prossima stagione, La Khovanchina di Modest Mussorgskij, è stata rinviata. La direzione aveva affidato questo titolo al direttore finlandese Esa-Pekka Salonen con una messa in scena firmata da Simon McBurney.
Detto ciò, il piano non si limita ai tagli diretti. Gelb ha indicato che si valuta anche la vendita dei diritti di intitolazione del teatro, il noleggio della sala ad artisti esterni nelle serate senza spettacoli e, soprattutto, la possibile cessione dei due grandi murali di Marc Chagall.
Perché i murales di Marc Chagall al Met sono così importanti
I due pannelli monumentali, intitolati Le Triomphe de la Musique e Les Sources de la Musique, furono realizzati nel 1966. Misurano ciascuno 9 per 12 metri e dominano l’atrio del Lincoln Center, ben visibili anche dall’esterno grazie alle grandi vetrate.
L’artista li concepì dopo essere stato invitato dal Met a creare le scenografie per il Flauto magico di Mozart. In quegli anni, Chagall era particolarmente impegnato in grandi progetti decorativi e architettonici, che gli consentivano di sperimentare la pittura su superfici di dimensioni eccezionali.
Negli anni Sessanta aveva già firmato il sipario Commedia dell’arte per il foyer del teatro di Francoforte nel 1958 e, nel 1964, la celebre decorazione del soffitto dell’Opéra di Parigi. In continuità con questi interventi, l’artista proseguì la sua riflessione sul rapporto tra arti visive, musica e spettacolo anche negli Stati Uniti.
I murales di Chagall potrebbero davvero essere venduti dal Met?
Le due opere del Lincoln Center raffigurano vortici di colore e luce che, viste dall’esterno, ricordano grandi vetrate luminose. La loro valutazione attuale è stimata attorno ai 55 milioni di dollari, cifra che le rende un potenziale asset finanziario di grande rilievo per il Met.
Tuttavia, in caso di vendita, i murali dovrebbero rimanere fisicamente al loro posto, senza essere rimossi da questo simbolico tempio della musica nel cuore di Manhattan. L’unico cambiamento concreto sarebbe l’indicazione del nuovo proprietario su una targa affissa nelle vicinanze.
Nel complesso, la proposta configura quindi una forma di cessione della proprietà giuridica, ma non del valore culturale e identitario delle opere per il pubblico e per l’istituzione.
Come si inserisce il caso del Met nel contesto più ampio delle istituzioni culturali?
Secondo quanto riportato da The Art Newspaper, il Met deve far fronte a un budget operativo annuale di 330 milioni di dollari. Nel solo anno passato l’istituzione ha dovuto attingere per 120 milioni al proprio fondo di dotazione per coprire le spese correnti.
Inoltre, la direzione afferma di voler agire con il massimo spirito imprenditoriale. Gelb ha sottolineato al New York Times la necessità di sviluppare nuovi modelli economici per la sopravvivenza delle grandi istituzioni culturali, i cui costi di esercizio sono particolarmente elevati rispetto ad altre realtà artistiche.
Questo quadro si inserisce in un dibattito più ampio, che coinvolge musei, teatri e orchestre in tutto il mondo, chiamati a bilanciare missione culturale e sostenibilità economica. In questo senso, il Met non rappresenta un’eccezione ma un caso emblematico.
Quali sono le prospettive economiche del Metropolitan Opera?
Le misure annunciate dovrebbero consentire all’istituzione di risparmiare circa 15 milioni di dollari nell’attuale esercizio e ulteriori 25 milioni nel prossimo anno fiscale. Si tratta di un intervento significativo, ma non risolutivo, rispetto alla dimensione complessiva del bilancio.
Gelb ha precisato che questi tagli, comprese le riduzioni salariali e gli esuberi, potrebbero essere annullati entro il 2027, a condizione che l’Arabia Saudita rispetti pienamente gli impegni assunti nell’accordo pluriennale ancora in fase di attuazione.
Detto ciò, se l’accordo dovesse subire ulteriori rallentamenti o ridimensionamenti, il Met potrebbe essere costretto a ricorrere con maggiore decisione alla valorizzazione patrimoniale delle proprie risorse, inclusi, in ultima istanza, i murali di Chagall.
Cosa significa la possibile vendita dei murales di Chagall del Met per il mercato dell’arte?
La scelta di mettere sul tavolo la vendita di opere così emblematiche indica quanto le istituzioni siano disposte a ripensare il proprio patrimonio. Per il mercato dell’arte internazionale, l’eventuale cessione dei murali rappresenterebbe un segnale forte sulla monetizzazione di capolavori pubblicamente visibili.
Inoltre, la valutazione di 55 milioni di dollari per due opere inamovibili offre un caso interessante per gli esperti di investimenti in arte, che dovrebbero considerare un bene di grande prestigio ma privo di mobilità fisica. Un confronto con normali transazioni d’asta risulta quindi complesso.
Nel complesso, il dossier del Met mostra come la ricerca di nuove risorse finanziarie stia ridefinendo il perimetro tra proprietà privata e funzione pubblica delle opere d’arte, soprattutto quando queste sono intimamente legate all’identità di un’istituzione.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


