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Maria Vassilieff riemerge all’asta con oltre 100 opere ritrovate

Una rara asta dedicata interamente a Maria Vassilieff riporta in primo piano una protagonista dimenticata della stagione d’oro di Montparnasse, grazie a un’unica, eccezionale collezione privata.

Chi era Maria Vassilieff

Nata in Russia nel 1884, Maria Vassilieff arriva a Parigi nel 1905 e si inserisce rapidamente nell’avanguardia. Frequenta lo studio di Henri Matisse, con cui stringe amicizia, e partecipa alla vita artistica del quartiere.

Quando l’atelier di Matisse chiude, l’artista apre la sua Académie Vassilieff in avenue du Maine. Attorno a questo spazio si organizza buona parte della comunità di Montparnasse, al punto che, secondo la leggenda, il Douanier Rousseau le avrebbe persino chiesto di sposarlo.

Nel 1915 decide di tornare temporaneamente in Russia. Vi resta poco, ma abbastanza per partecipare alla storica mostra 0,10, in cui Kazimir Malevič presenta il celebre Quadrato nero su fondo bianco, oggi considerato un punto di svolta dell’arte astratta.

Come si è formata la collezione di Claude Bernès?

Il nucleo che va all’asta proviene interamente dalla raccolta di Claude Bernès. Negli anni Settanta, il collezionista acquista alcune opere di questa artista di origine russa in una vendita pubblica e ne resta affascinato.

Da quel momento, dedica oltre quarant’anni a individuare e riunire dipinti, disegni, documenti e oggetti legati a Vassilieff. Inoltre, ricostruisce sistematicamente la sua biografia, fino a diventare un vero punto di riferimento per gallerie e case d’asta, che si rivolgono a lui per consulenze e verifiche.

Il risultato è una raccolta di più di 100 opere, conservate in un appartamento del 9º arrondissement di Parigi. La varietà dei pezzi permette oggi di ripercorrere, quasi anno per anno, l’evoluzione stilistica dell’artista tra le due guerre e oltre.

Cosa raccontano le immagini della vita bohéme a Montparnasse?

Rientrata a Parigi nel 1917, Vassilieff ritrova il suo posto nella scena di Montparnasse. Un disegno della collezione Bernès la rappresenta nella mensa da lei stessa fondata durante la Prima guerra mondiale, divenuta luogo di incontro per artisti e scrittori.

La scena immortala un banchetto organizzato per celebrare il ritorno dal fronte di Georges Braque. Attorno al tavolo compaiono figure come Pablo Picasso, Blaise Cendrars e ancora Matisse, mentre un Amedeo Modigliani furioso rimane escluso, infastidito dalla presenza del rivale Alfred Pina, seduto accanto alla sua ex moglie.

Queste immagini testimoniano non solo la centralità sociale dell’artista, ma anche la sua capacità di osservare e narrare, con un misto di ironia e acume, le dinamiche del milieu parigino tra le due guerre.

Quanto era versatile la pratica artistica di Vassilieff?

La raccolta evidenzia una pratica sorprendentemente ampia. Oltre a dipinti e disegni, Vassilieff realizza numerose bambole ispirate ad amici e conoscenti, assemblate con cartone, ritagli di stoffa, rodhoid e altri materiali poveri.

Secondo il banditore Aymeric Rouillac, lo stilista Paul Poiret la incoraggia in questa direzione. L’artista disegna per lui un flacone di profumo, poi si dedica a laboratori di costumi, manifesti pubblicitari per balli e scenografie.

Nel 1927 decora anche due pilastri della celebre brasserie La Coupole in boulevard du Montparnasse, oggi considerata un luogo simbolo della vita notturna parigina. L’intervento conferma il suo ruolo nella definizione dell’immaginario visivo degli anni Venti.

Dal ritratto alla ceramica: un linguaggio in continua trasformazione

Tra le opere più significative della collezione spicca il Autoritratto con bambola del 1929, olio su tavola di 54,5 x 35,5 cm, che unisce introspezione psicologica e vocazione teatrale. Il dipinto testimonia il legame tra la sua pittura e le figure tridimensionali in tessuto.

Negli anni Quaranta, l’artista si avvicina alla ceramica, con cui realizza sia servizi da tavola sia sculture. Questa svolta conferma una tendenza alla sperimentazione continua, lontana dalle etichette rigide dei movimenti storici.

Ritiratasi dalle scene negli anni Cinquanta, Vassilieff si spegne nel 1957 ed è sepolta a Nogent-sur-Marne. Nonostante i legami con protagonisti dell’avanguardia, la sua figura scivola progressivamente ai margini del canone.

Perché l’asta Maria Vassilieff è un passaggio chiave sul mercato

Il 6 giugno, Aymeric Rouillac organizzerà una giornata d’asta interamente dedicata a Vassilieff, costruita intorno alla collezione Bernès. Le stime non sono ancora state rese pubbliche, ma alcuni parametri di mercato esistono già.

Nel maggio scorso, la casa d’aste Bukowski di Stoccolma ha aggiudicato a 36.016 € (diritti inclusi) l’olio su tavola Pierrot sa maman et son chat del 1929. Tuttavia, Rouillac ricorda che il contesto attuale segnala tendenze divergenti.

Da un lato pesa «l’assenza dei collezionisti russi che sostenevano questo mercato». Dall’altro si registra un «effetto di recupero» per le artiste ancora poco riconosciute, che sta influenzando le aggiudicazioni internazionali, come mostrano i dati di piattaforme specializzate.

Quali prospettive per la riscoperta di Maria Vassilieff

La vendita orchestrata da Rouillac rappresenta un banco di prova per la rivalutazione critica ed economica di Marie Vassilieff. Una singola collezione, costruita con rigore per decenni, permette infatti una lettura complessiva e coerente del suo percorso.

Inoltre, il crescente interesse per le protagoniste dimenticate dell’avanguardia spinge istituzioni e collezionisti a colmare lacune storiche. In questo quadro, una giornata d’asta monografica può incidere sensibilmente sulla percezione di un’artista nel medio periodo.

Nel complesso, la dispersione della collezione Bernès segna una tappa decisiva: da patrimonio privato, questo corpus si apre a musei e collezioni internazionali, offrendo nuove occasioni di studio e di confronto con i maestri di Montparnasse.

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