Affacciata sul Canal Grande, Ca’ Dario torna al centro dell’attenzione del mercato immobiliare veneziano grazie a una nuova proposta di vendita curata da Christie’s.
Perché la vendita di Ca’ Dario attira tanta attenzione?
Nel sestiere di Dorsoduro, lungo uno dei tratti più iconici del Canal Grande, Ca’ Dario, o Palazzo Dario, è oggi al centro di una proposta di vendita seguita da Christie’s International Real Estate. L’edificio si affaccia sul segmento compreso tra il Ponte dell’Accademia e la Basilica della Salute, uno dei più riconoscibili della città.
L’area conserva una spiccata vocazione residenziale ed è in prossimità di importanti istituzioni culturali, tra cui la Peggy Guggenheim Collection e Punta della Dogana. Inoltre, la posizione contribuisce alla percezione del palazzo come bene raro nel contesto del mercato immobiliare storico veneziano.
Quali sono le origini architettoniche del palazzo?
Il palazzo fu commissionato nel 1479 da Giovanni Dario, segretario del Senato della Repubblica di Venezia, diplomatico e mercante. L’incarico fu affidato all’architetto Pietro Lombardo, che intervenne su una preesistente struttura gotica, integrandola in un progetto legato anche alla sfera familiare.
L’edificio venne infatti concepito come parte della dote per il matrimonio della figlia di Dario, Marietta, con Vincenzo Barbaro, mercante di spezie. La facciata principale, in pietra d’Istria, è caratterizzata da inserti marmorei policromi a motivi circolari, spesso letti come eco delle suggestioni orientali maturate da Dario nei suoi viaggi in Egitto e nel Medio Oriente.
La facciata retrostante, affacciata su Campiello Barbaro, presenta invece un linguaggio diverso. Qui permangono elementi gotici come archi trilobati, camini esterni e una loggia, che testimoniano la stratificazione storica dell’immobile rispetto al fronte più noto sul Canal Grande.
Com’è organizzato oggi lo spazio interno di Ca’ Dario?
Il palazzo si sviluppa su quattro livelli: piano terra, due piani nobili e un terzo piano destinato alla zona notte. Il piano terra, accessibile sia dal Canal Grande sia dalla viabilità interna, si apre sul retro verso il giardino e ospita un ampio androne con colonne, un pozzo in marmo rosso e un grande camino.
Da qui una scala in marmo conduce al primo piano nobile, dove si trova una fontana di gusto moresco commissionata da Giovanni Dario. Il secondo piano nobile accoglie ambienti rivestiti con tessuti Bevilacqua e illuminati da antichi lampadari in vetro di Murano, a sottolineare la dimensione rappresentativa di questi spazi.
Il terzo livello è riservato alla zona notte, con camere arricchite da boiserie in legno e una loggia-terrazza che si affaccia sul giardino. Nel complesso, la distribuzione interna coniuga funzione residenziale e valore di rappresentanza, in linea con la tradizione dei palazzi patrizi veneziani.
Perchè Ca’ Dario è associata a una “maledizione”?
Alla morte di Giovanni Dario, il palazzo passo alla figlia Marietta, momento dal quale si sviluppa una lunga sequenza di eventi che ha alimentato la fama sinistra dell’edificio. Secondo le cronache, il marito Vincenzo Barbaro subì un rapido dissesto finanziario e venne poi assassinato.
Marietta si tolse la vita poco dopo, mentre il figlio Vincenzo mori in Grecia in circostanze violente. Il palazzo rimase ai discendenti della famiglia Barbaro fino agli inizi dell’Ottocento, quando Alessandro Barbaro, membro dell’ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia, lo vendette al commerciante di gemme armeno Arbit Abdoll, che andò rapidamente in rovina.
Nel 1896 l’immobile fu acquistato dalla contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvine, che avviò importanti lavori di ristrutturazione. In questo periodo Ca’ Dario divenne luogo di incontro per intellettuali e scrittori, tra cui il poeta francese Henri de Regnier, che vi soggiornò fino a quando una grave malattia lo costrinse a lasciare Venezia.
Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX fu realizzato un vasto intervento di restauro che ridisegnò gli interni in stile rinascimentale senza alterare la facciata. Furono interessati la monumentale scala interna, i camini esterni, le stufe in maiolica e le decorazioni lignee della sala da pranzo al secondo piano nobile, oltre a opere di consolidamento strutturale.
Come si è evoluta la proprietà di Ca’ Dario nel Novecento?
Dopo la Seconda guerra mondiale, il palazzo passò all’imprenditore statunitense Charles Briggs, che lasciò Venezia poco dopo per trasferirsi in Messico, anche a causa di voci legate alla sua vita privata. A partire dagli anni Settanta, la sinistra reputazione dell’edificio si intensificò e venne più volte richiamata dalla stampa.
Nel 1970 Conte Filippo Giordano delle Lanze acquistò Ca’ Dario e venne assassinato all’interno del palazzo; l’autore del delitto, un marinaio croato, fu a sua volta ucciso durante la fuga. Successivamente l’immobile passò a Christopher Kit Lambert, manager del gruppo musicale The Who, la cui permanenza a Venezia coincise con una grave dipendenza da stupefacenti, l’interruzione del rapporto con la band, un arresto per droga e un importante tracollo economico.
Nel 2002 il palazzo venne indirettamente ricollegato alla storia del gruppo quando il bassista John Entwistle, che aveva affittato Ca’ Dario per una breve vacanza, mori improvvisamente per un infarto. Prima della sua morte, Lambert aveva ceduto la proprietà a Fabrizio Ferrari, che vi si trasferì con la sorella Nicoletta, morta successivamente in un incidente stradale mai del tutto chiarito.
Ferrari subì a sua volta un fallimento finanziario e un arresto per lesioni personali. In seguito Ca’ Dario passò al finanziere Raul Gardini, coinvolto nello scandalo di Tangentopoli e morto suicida nel 1993. Dopo la sua scomparsa, la vendita del palazzo risultò particolarmente complessa, anche per il peso delle narrazioni popolari legate all’immobile.
Il regista Woody Allen prese in considerazione l’acquisto, rinunciando poi al progetto. Nel 2006 il palazzo fu infine acquistato da un acquirente rimasto anonimo, rappresentato da una società statunitense che ne detiene tuttora la proprietà. Questo passaggio ha segnato l’avvio di una fase più riservata nella storia recente dell’edificio.
Che ruolo ha avuto Ca’ Dario nell’immaginario artistico?
Parallelamente alla sua storia residenziale, Ca’ Dario ha esercitato una forte attrazione su artisti e critici. John Ruskin ne lodò gli oculi gotici incrostati di marmi, riconoscendo nel palazzo un esempio significativo della complessità decorativa veneziana rispetto ad altri edifici sul Canal Grande.
Claude Monet, inizialmente restio a recarsi a Venezia per l’eccesso di immagini della citte0 sul mercato, raggiunse la laguna nel 1908 e ne trasse ispirazione cromatica e atmosferica. Preoccupato di non produrre semplici vedute da souvenir, affrontò il celebre palazzo con uno sguardo personale.
Nel dipingere la facciata, Monet rese i palazzi della piazza come se si dissolvessero nella foschia veneziana, integrandoli con i riflessi dell’acqua in una composizione sospesa e non statica. In questo modo Ca’ Dario entro stabilmente nell’iconografia moderna della città, rafforzando il legame tra architettura, pittura e percezione collettiva.
Qual è lo stato attuale del palazzo sul mercato?
Nel 2025 l’edificio è stato oggetto di una perizia completa ed è oggi proposto sul mercato con un certificato di conformità. Questo passaggio formale ne attesta le condizioni e lo inserisce in un segmento particolarmente specifico del mercato immobiliare di pregio.
La vendita seguita da Christie’s si colloca dunque in una vicenda che intreccia architettura, storia urbana e dinamiche del real estate con una fitta stratificazione di racconti popolari. Detto ciò, la persistente fama di “casa maledetta” continua a influenzare la percezione pubblica di uno dei palazzi più discussi del Canal Grande, pur senza incidere sui dati storici e documentari che ne definiscono il valore.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


