Una collana indossata da Meryl Streep sul set parte da 8.000 dollari, un abito di velluto nero firmato per Lady Gaga arriva a 20.000: da martedì 15 settembre Christie’s a New York mette all’asta i costumi e i gioielli di The Devil Wears Prada 2, mentre sull’altro fronte del mercato dell’arte cresce l’attenzione per l’asta di opere di Yayoi Kusama, l’artista giapponese scomparsa a 97 anni lo scorso 14 agosto. Due storie che raccontano la stessa tendenza: il confine tra arte, moda e intrattenimento si sta assottigliando, e le case d’asta lo stanno cavalcando.
Punti chiave
- Christie’s New York vende fino al 15 settembre costumi e gioielli usati sul set di The Devil Wears Prada 2.
- Yayoi Kusama è morta il 14 agosto a 97 anni; la notizia è stata resa pubblica solo due settimane dopo.
- Nel 2022 un’opera di Kusama ha toccato il record d’asta di 10,5 milioni di dollari.
- Hong Kong ha concentrato il 46,1% dei lotti Kusama venduti in Asia nel 2025.
- Il ricavato dell’asta di Devil Wears Prada 2 andrà al Committee to Protect Journalists e al Council of Fashion Designers of America.
L’asta di Christie’s con i memorabilia di The Devil Wears Prada 2
Fino a martedì 15 settembre Christie’s New York propone una selezione di costumi, accessori e oggetti di scena provenienti dal sequel del celebre film con Meryl Streep, la pellicola che vent’anni fa contribuì a costruire uno degli immaginari più riconoscibili dell’industria della moda.
Pezzi chiave e prezzi stimati
Tra i lotti più attesi c’è la collana di Meryl Streep, stimata tra 8.000 e 12.000 dollari, e l’abito di velluto nero con piume svolazzanti indossato da Lady Gaga in un’altra scena del film, valutato tra 15.000 e 20.000 dollari. Non manca una giacca Schiaparelli bianca e nera (4.000-6.000 dollari), un prototipo delle celebri décolleté rosse Valentino Garavani Rockstud disegnate per l’attrice (500-1.000 dollari) e un bracciale Tiffany indossato da Emily Blunt nel film, con stima tra 20.000 e 30.000 dollari.
Beneficiari del ricavato dell’asta
Il ricavato della vendita sarà destinato al Committee to Protect Journalists (CPJ) e al Council of Fashion Designers of America (CFDA), due realtà che uniscono la tutela della libertà di stampa alla promozione della creatività nel settore moda statunitense.
L’eredità artistica e l’influenza di mercato di Yayoi Kusama
La morte di Kusama, annunciata il 14 agosto ma resa pubblica solo due settimane più tardi, ha acceso un tributo corale nel mondo dell’arte, della moda e del design attorno a una figura capace di ridurre le distanze tra universi apparentemente lontani.
Collaborazione con Louis Vuitton
Il punto di svolta arriva nel 2012, quando Marc Jacobs, allora direttore artistico di Louis Vuitton, decide di integrare gli iconici pois di Kusama nell’universo visivo della maison. Non una semplice operazione decorativa: l’arte contemporanea entra nell’identità del brand, i pois di Kusama si combinano con il monogramma Vuitton, il bianco e nero, il rosso e bianco, il giallo e nero. Il rigore geometrico incontra l’esplosione della forma, e la collezione ottiene un successo che va oltre le vendite: rafforza gli attributi su cui il lusso costruisce il proprio valore — rarità, unicità, esclusività, originalità — mentre Kusama conquista un pubblico enorme e diventa un’icona pop.
Record d’asta e presenza sul mercato
Da quella collaborazione in avanti, il valore delle opere di Kusama è salito in modo netto. Nel 2019 Interminable Net #4 (1959) aveva raggiunto 7,9 milioni di dollari; nel 2022 Untitled (Nets) (1959) ha fissato il record d’asta per Kusama a 10,5 milioni di dollari. La zucca più preziosa resta Pumpkin (Lpasg), 2013, venduta da Christie’s a Hong Kong per oltre 8 milioni di dollari. Non è un caso che proprio Hong Kong sia oggi una delle piazze principali per le opere dell’artista: nella città asiatica si è concentrato il 46,1% dei lotti Kusama venduti in Asia nel 2025. Se la scomparsa dell’artista porterà a un’ulteriore crescita dei prezzi, lo dirà il mercato nei prossimi mesi; il suo linguaggio artistico e la forza del segno restano comunque intoccabili dalle dinamiche di prezzo.
L’intersezione tra arte, moda e cultura pop nelle aste
Il caso Kusama e l’asta dedicata a The Devil Wears Prada 2 raccontano un rapporto sempre più solido tra arte, lusso e cultura pop, capace di orientare le strategie delle grandi case d’asta internazionali.
Espansione delle categorie d’asta
Dal punto di vista del mercato, la vendita dei memorabilia cinematografici rappresenta un altro passo nell’allargamento del perimetro operativo delle grandi case d’asta verso categorie sempre più ibride. Negli ultimi anni Sotheby’s e Christie’s hanno ampliato il proprio raggio d’azione oltre le arti visive tradizionali, includendo sneaker, borse, videogiochi, memorabilia e automobili. I social media, nel frattempo, amplificano ulteriormente la riconoscibilità di segni come i pois di Kusama, contribuendo a trasformare opere e oggetti di scena in beni desiderabili anche fuori dai circuiti tradizionali del collezionismo.
FAQ
Quali oggetti di The Devil Wears Prada 2 sono all’asta da Christie’s?
L’asta comprende costumi e gioielli come la collana indossata da Meryl Streep e l’abito di velluto nero portato da Lady Gaga.
Come si sono comportate all’asta le opere di Yayoi Kusama negli ultimi anni?
Le opere di Kusama hanno visto prezzi in crescita, con un record di 10,5 milioni di dollari nel 2022 e una vendita da 8 milioni di dollari per la scultura Pumpkin (Lpasg) del 2013.
A chi va il ricavato dell’asta di The Devil Wears Prada 2?
Il ricavato sarà destinato al Committee to Protect Journalists e al Council of Fashion Designers of America.
Come ha collaborato Yayoi Kusama con il mondo della moda?
Nel 2012 Kusama ha collaborato con Louis Vuitton, sotto la direzione artistica di Marc Jacobs, integrando i suoi celebri pois nei design della maison.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


