Le aste di opere d’arte memorabili spesso raccontano molto più delle opere. Tra Michelangelo, Manet, Caspar David Friedrich e Jonathan Monk, i passaggi di mano diventano parte della storia stessa.
Quando una commissione può cambiare il destino di un’opera?
Tra le vendite d’arte più celebri c’è il Tondo Doni di Michelangelo Buonarroti. L’opera fu commissionata da Agnolo Doni, ricco mercante fiorentino, che nel 1504 aveva sposato Maddalena Strozzi.
Per evitare errori di gusto, Doni chiese anche a Raffaello i ritratti di se stesso e della moglie. Giorgio Vasari scrisse che l’uomo amava le cose belle, antiche e moderne.
Michelangelo scelse una Sacra Famiglia entro un tondo. Maria, resa con una muscolatura insolita, si volta in avanti per prendere il figlio. Giuseppe lo sostiene alle sue spalle, mentre il piccolo Gesù gioca con i capelli della madre.
Tuttavia, sullo sfondo compaiono gruppi di nudi, tra rocce, lago, prato e montagne. Per questo il dipinto è spesso letto come un avvio del Manierismo.
Finita l’opera, Michelangelo mandò un messaggero a consegnarla e chiese 70 scudi. Doni ne pagò solo 40. L’artista si irritò e rifiutò la somma, chiedendo il doppio del prezzo pattuito o la restituzione del dipinto.
Alla fine, Agnolo Doni accettò di versare 140 ducati e tenne con sé l’opera, diventata un’immagine-simbolo di un’epoca.
Perché la trattativa tra Manet ed Ephrussi è diventata leggendaria?
In contrasto con quel caso, la vendita tra Edouard Manet e Charles Ephrussi fu molto più elegante. L’artista cedette A Bunch of Asparagus per 800 franchi.
Il dipinto, un olio su tela di 16,5 x 21,5 centimetri, fu realizzato nel 1880, tre anni prima della morte dell’artista. Il mazzo di asparagi bianchi con punte violacee risalta su un fondo nero.
Inoltre, la verdura e’ appoggiata su un letto di cicoria di verde intenso. L’opera richiama le nature morte olandesi del XVII secolo e i due nastri dorati sono stati letti da alcuni come veli nuziali.
Ephrussi, collezionista russo naturalizzato in Francia, pagò però 1.000 franchi, e non 800. Manet reagì con ironia: dipinse un altro asparago bianco e lo inviò con un biglietto in cui scriveva: ‘Ne mancava uno al tuo mazzo’.
Nel complesso, l’episodio ha lasciato una delle aneddotiche più note del rapporto tra artista e collezionista. Come scrisse Georges Bataille: ‘Non è una natura morta come le altre: è morta, sì, ma allo stesso tempo viva’.
Che cosa accadde con Caspar David Friedrich e la luna sul mare?
Un’altra vicenda riguarda Caspar David Friedrich e il dipinto The Moon Behind the Clouds on the Seashore. Si tratta di uno degli ultimi oli su tela del maestro romantico tedesco.
Come spesso accade nelle sue opere, il paesaggio nordico ha un forte valore simbolico. In una lettera datata 26 novembre 1837, Carl Gustav Carus propose alla Dresden Gallery di acquistare il quadro.
Carus, fisiologo e pittore, amico di Goethe, ricordò anche di aver lavorato con Caspar alla pittura a olio per circa tre anni. Sosteneva che si trattasse dell’ultimo lavoro dell’artista, eseguito poco prima della morte.
Tuttavia, la proposta fu respinta. L’opera fu poi acquistata dalla Sächsische Kunstverein e divenne in seguito proprietà dell’archeologo Theodor Chalybäus di Dresda, grazie a una fortunata lotteria.
Può una partita di Premier League decidere una vendita?
Il caso più inatteso riguarda tre sculture in marmo di Jonathan Monk, esposte a Milano in uno spazio ampio. Le opere proseguivano la scultura L.O.V.E. di Maurizio Cattelan.
Il lavoro originale, con tre dita mozzate di una mano e il medio integro, era stato esposto in Piazza Affari, davanti al Palazzo della Borsa. Il significato del gesto è rimasto ambiguo: atto offensivo verso la finanza o saluto rivolto agli investitori?
Per sciogliere il dubbio, Monk realizzò una prosecuzione con mignolo, anulare e indice. Usò lo stesso marmo, le stesse dimensioni e lo stesso tipo di taglio, così da suggerire un legame diretto con la scultura di Cattelan.
Detto ciò, l’acquirente offrì meno del prezzo richiesto. Jonathan ricevette la proposta e, pur poco convinto, rispose che quel giorno si sarebbe giocata Arsenal-Leciester. Accettato l’affare solo se l’Arsenal avesse vinto contro ogni previsione.
Jamie Vardy, rientrato da un infortunio e appena entrato in campo, segnò a dieci minuti dalla fine. Il Leicester City vinse e la trattativa si chiuse tra entusiasmo e sorpresa.
Nel complesso, queste storie mostrano che le vendite possono diventare parte integrante del valore di un’opera. Tra prezzo, destino e ironia, il mercato dell’arte conserva spesso episodi più memorabili dei singoli passaggi economici.
IMMAGINE: Edouard Manet, L’asparago, 1880, olio su tela, 16,9×21,9 cm

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


