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Rothschild Mahzor venduto all’asta per 6,4 milioni di dollari

La vendita di un esemplare rarissimo come il Rothschild Mahzor, splendido manoscritto ebraico miniato medievale, torna al centro dell’attenzione del mercato internazionale.

Photo by Sotheby’s

La vendita del Rothschild Mahzor a New York

Il Rothschild Mahzor, tra i più importanti manoscritti ebraici miniati medievali mai apparsi sul mercato, è stato aggiudicato per 6,4 milioni di dollari. La vendita si è svolta a New York da Sotheby’s, dove il codice era offerto con una stima compresa tra 5 e 7 milioni di dollari. L’esito ha riportato alla ribalta un capolavoro della miniatura libraria del primo Quattrocento, ma anche una vicenda emblematica di persecuzione, dispersione e restituzione che attraversa sei secoli di storia europea.

Cosa rende il manoscritto così raro sul mercato?

Datato 1415, il Rothschild Mahzor è un monumentale libro di preghiere per le liturgie mattutine di Rosh ha-Shanah, il Capodanno ebraico. Rappresenta uno degli esemplari più rari della tradizione dei mahzor illustrati, fiorita nell’area della Germania meridionale dalla metà del XIII secolo. Tuttavia, oggi sono noti meno di 20 manoscritti superstiti di questo tipo.

Tra questi capolavori, il Rothschild Mahzor è uno dei soli tre ancora in mani private ed è soltanto il secondo mahzor miniato medievale a comparire sul mercato da oltre un secolo. Inoltre, la sua riemersione segue la storica vendita del Mahzor Luzzatto, aggiudicato da Sotheby’s nel 2021 per 8,3 milioni di dollari, cifra che ha fissato il record all’asta per un manoscritto ebraico illustrato.

Come entrò il Rothschild Mahzor nelle collezioni di famiglia?

Il manoscritto deve il suo nome ai celebri proprietari ottocenteschi, i Rothschild del ramo viennese. Fu Salomon Mayer von Rothschild (1774-1855), secondogenito di Mayer Amschel Rothschild, ad acquistarlo a Norimberga nel 1842 per 151 monete d’oro. Lo destinò come dono al figlio Anselm Salomon von Rothschild, sancendo così l’ingresso del codice nella raccolta di famiglia.

Il sentimento di orgoglio collezionistico si tradusse nell’aggiunta di un frontespizio con lo stemma baronale Rothschild e una dedica in ebraico. In questo testo, Salomon Mayer ricordava l’acquisto e il regalo, auspicando che la Torah rimanesse per sempre sulle labbra dei discendenti. Il manoscritto passò poi da Anselm al figlio Nathaniel e, nel 1906, al nipote Alphonse Rothschild, entrando a pieno titolo in una delle più celebri collezioni d’arte europee dell’epoca.

Cosa accadde al Mahzor durante il nazismo

La storia del codice subì una brusca svolta con l’ascesa del nazismo. Dopo l’Anschluss del 12 marzo 1938, il palazzo Rothschild di Vienna, residenza di Alphonse von Rothschild e della moglie Clarice, venne requisito dalle autorità naziste. La coppia si trovava in Inghilterra, dopo aver trascorso l’anno precedente in Svizzera.

Il 18 marzo 1938 il regime privò formalmente Alphonse della titolarità dei suoi beni. Le collezioni d’arte e la biblioteca furono inventariate e disperse: alcune opere confluirono in musei, altre giunsero sul mercato. Una piccola parte della biblioteca, che includeva il Mahzor, fu trasferita direttamente alla Biblioteca Nazionale Austriaca senza un inventario dettagliato e vi rimase per decenni, non riconosciuta come proprietà confiscata ai Rothschild.

Perché la restituzione è arrivata solo dopo il 1998

Privo di chiari segni di confisca, il codice non fu restituito nel secondo dopoguerra. Spostato più volte all’interno delle collezioni della Biblioteca Nazionale, il suo percorso originario restò a lungo irrintracciabile, anche quando la legislazione austriaca del 1998 riaprì la possibilità di restituzione delle opere sottratte durante il regime nazista.

Solo tra il 1998 e il 1999, grazie alle ricerche sistematiche del Center for Jewish Art sui manoscritti ebraici miniati conservati a Vienna, la provenienza del Mahzor venne ricostruita con precisione. L’identificazione dello stemma Rothschild e della dedica ebraica permise di collegare in modo inequivocabile il codice alla collezione di Alphonse.

Quando è riemerso pubblicamente il Rothschild Mahzor?

Il manoscritto è tornato visibile al pubblico nel 2021, quando è stato prestato a una mostra del Jüdisches Museum Wien dedicata al ramo viennese della famiglia. In seguito, nel giugno 2023, dopo approfondite indagini di provenienza e in applicazione della Legge austriaca sulla restituzione dei beni d’arte del 1998, emendata nel 2009, la Restitution Advisory Committee ha raccomandato formalmente la restituzione ai discendenti di Alphonse e Clarice Rothschild.

La decisione ha simbolicamente ricomposto una frattura storica, restituendo il manoscritto alla famiglia la cui collezione aveva rappresentato un vertice del mecenatismo culturale ebraico in Europa. Gli eredi hanno sottolineato il profondo significato di questo atto, riconoscendolo come gesto di giustizia e memoria, pur consapevoli che le ingiustizie del passato non possono essere cancellate.

Qual è il valore artistico del Rothschild Mahzor

Dal punto di vista artistico, il Rothschild Mahzor rappresenta un vertice dell’arte libraria medievale. Completato nel 1415 dallo scriba e artista ebreo Moshe ben Menachem, era destinato all’uso comunitario durante Rosh ha-Shanah e Yom Kippur. Le usanze liturgiche registrate nel testo indicano Vienna come probabile luogo di produzione.

La scala monumentale, il lusso decorativo e l’elevata qualità esecutiva suggeriscono una commissione collettiva, piuttosto che un uso privato. Le pagine sono riccamente ornate con animali fantastici e creature ibride inserite in architetture gotiche, motivi vegetali intrecciati e pannelli con parole iniziali in oro brunito. Il pergamena accuratamente preparata accoglie pigmenti minerali e organici dai toni intensi.

Si riconoscono blu profondi di lapislazzuli, verdi ramati e rossi di cinabro, la cui brillantezza è rimasta sorprendentemente viva dopo sei secoli. La decorazione rivela l’influenza della scuola di miniatura del Lago di Costanza, sviluppatasi nel XIV secolo tra Germania meridionale, Svizzera e Austria, caratterizzata da pannelli architettonici, fogliami intricati e figure ibride animate da una tavolozza ricca di blu, rossi e gialli.

Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi suggerisce che profughi ebrei provenienti da quell’area, devastata dalla peste del 1348-1349, abbiano portato a Vienna i loro manoscritti miniati. In questo scenario, il Mahzor si configurerebbe come discendente artistico diretto di quella tradizione iconografica, inserendosi in una rete transregionale di committenze e modelli figurativi.

Quale fu il destino della comunità ebraica viennese nel Quattrocento?

La storia, tuttavia, gravò presto sulla comunità ebraica di Vienna. Tra il 1420 e il 1421, meno di un decennio dopo il completamento del codice, la città fu teatro di persecuzioni, conversioni forzate, espulsioni e dell’esecuzione di oltre duecento ebrei. Questo episodio segnò di fatto la fine della presenza ebraica medievale a Vienna.

Il Mahzor proseguì il proprio viaggio e nel tempo venne aggiornato. Annotazioni successive ai margini adattarono alcune preghiere al rito ashkenazita occidentale, testimonianza di nuovi lettori e contesti d’uso diversi. In questo senso, il manoscritto documenta non solo un momento di apice artistico, ma anche la resilienza delle pratiche liturgiche ebraiche attraverso secoli di spostamenti e trasformazioni.

Dove è stato esposto prima dell’asta del 2024?

Prima della vendita di New York del 5 febbraio, il manoscritto era stato presentato in diverse tappe espositive legate alle aste di Important Judaica. Dal 11 al 16 dicembre era visibile nella sede newyorkese di Sotheby’s, quindi a Los Angeles dal 12 al 16 gennaio. Infine, è tornato a New York per essere mostrato nella nuova sede globale della casa d’aste, nel Breuer Building, durante la Masters Week, dal 30 gennaio al 3 febbraio.

Nel complesso, il percorso del Rothschild Mahzor, dalla commissione quattrocentesca alla recente aggiudicazione per 6,4 milioni di dollari, intreccia storia dell’arte, vicende collezionistiche, persecuzioni novecentesche e pratiche di restituzione. Il manoscritto emerge così non solo come capolavoro librario, ma come documento essenziale della memoria ebraica europea.

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