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Palazzo Strozzi apre la mostra sull’arte frammentata: 80 opere, 4.500 anni

Una mostra sull’arte frammentata che attraversa più di quattromilacinquecento anni di storia globale sta per aprire a Firenze, portando in scena statue mutilate, teste spezzate e sculture ricomposte dopo essere state distrutte in guerra. Si chiama Broken ed è il progetto con cui il Palazzo Strozzi e la National Gallery of Art di Washington raccontano il fascino, e il significato culturale, di ciò che resta quando un’opera si rompe.

Punti chiave

  • Broken riunisce 80 opere che coprono oltre 4.500 anni di storia dell’arte, dai manufatti antichi alla scultura contemporanea.
  • La mostra apre al Palazzo Strozzi di Firenze dal 25 settembre al 24 gennaio 2027, poi si trasferisce alla National Gallery of Art di Washington, DC, dal 13 marzo al 27 giugno 2027.
  • I curatori sono Claude Douglas Dickerson e Andrew Sears, entrambi legati alla NGA.
  • Tra i pezzi più discussi: una testa spezzata del Bodhisattva Avalokiteśvara, un busto di Benito Mussolini e una scultura neo-ittita ricostruita dopo essere stata distrutta durante la Seconda guerra mondiale.
  • Un’intera sezione è dedicata all’alluvione di Firenze del 1966, che causò 35 morti e danneggiò innumerevoli opere d’arte in città.

La mostra Broken abbraccia 4500 anni di arte frammentata

Broken nasce da un’idea rimasta in sospeso per anni: cosa succederebbe se si curasse un’intera esposizione dedicata solo ai frammenti? A rispondere è stato Claude Douglas Dickerson, oggi dean del Center for Advanced Study in the Visual Arts della National Gallery of Art, che durante i lockdown legati al Covid-19 ha ripreso in mano quel progetto rimasto per anni solo un’ipotesi tra colleghi. “Ho cominciato a pensare a questa idea rendendomi conto che c’è qualcosa in un frammento che merita di essere esplorato”, ha spiegato Dickerson. “Ci sono storie che si possono raccontare e che offrono una consapevolezza e una prospettiva che altre mostre non possono dare.”

Cronologia e sedi della mostra

La mostra sull’arte frammentata debutta al Palazzo Strozzi di Firenze dal 25 settembre al 24 gennaio 2027, per poi arrivare, in una versione parzialmente modificata, alla National Gallery of Art di Washington, DC, dal 13 marzo al 27 giugno 2027. Non è la prima collaborazione tra le due istituzioni: avevano già lavorato insieme per una mostra sui bronzi ellenistici nel 2015 e per un’esposizione dedicata a Verrocchio nel 2019. Secondo Arturo Galansino, direttore del Palazzo Strozzi, la scelta della sede fiorentina da parte della NGA è legata alla capacità del museo di ospitare “mostre complesse e altamente scientifiche”.

Ambito e curatori

Il progetto porta la firma di Dickerson insieme ad Andrew Sears, assistente curatore di pittura nordeuropea alla NGA. Insieme hanno selezionato ottanta opere che spaziano tra manufatti antichi, sculture moderne e pezzi contemporanei, in un percorso che intreccia epoche e geografie diverse per raccontare una sola idea: quella della rottura come esperienza universale nella storia dell’arte.

Opere chiave illustrano storie e cause della frammentazione

Tra le ottanta opere in mostra spiccano pezzi capaci di raccontare, ognuno a modo suo, una storia diversa di distruzione o di scelta artistica. Alcune sculture sono arrivate frammentate fino a noi per iconoclastia, vandalismo, guerre o disastri naturali; altre sono state create appositamente per apparire spezzate.

Artefatti e opere frammentate di rilievo

Tra i pezzi più significativi c’è una testa in rame del Bodhisattva Avalokiteśvara, risalente al 700-800 d.C. circa, accanto a un busto di Benito Mussolini datato 1923 e a un pastiche di scultura antica realizzato dall’artista Francesco Vezzoli nel 2023. La mostra include anche importanti prestiti internazionali: un frammento di mano destra con dito puntato, proveniente dai Musei Capitolini di Roma e legato alla figura dell’imperatore Costantino il Grande, che Dickerson definisce un “frammento canonico”. Dal Museo Nacional de Antropología del Messico arriva invece una figura mesoamericana risalente al 150-250 d.C. circa, che secondo gli studiosi sarebbe stata volutamente distrutta durante un rituale sacrificale.

Non manca Michelangelo: il modello in terracotta Model of a Nude Woman, realizzato intorno al 1533, è esposto con diverse parti del corpo mancanti, tra cui le braccia. Ricerche recenti suggeriscono che l’incompletezza potrebbe essere stata voluta dall’artista stesso, non un effetto del tempo.

Sforzi di ricostruzione e conservazione

Uno dei casi più sorprendenti è quello di una scultura neo-ittita, risalente circa al 1000 a.C., scavata da archeologi tedeschi nell’attuale Siria e successivamente conservata in un museo prima di essere distrutta durante i bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale. L’opera è stata ricomposta pazientemente da centinaia di frammenti in un lavoro durato oltre vent’anni. Dickerson ha definito la selezione delle opere una delle sfide più complesse dell’intero progetto, proprio per l’enorme quantità di storie di distruzione e recupero disponibili da raccontare.

Tematiche di distruzione, iconoclastia e reazioni emotive

Il filo conduttore della mostra non è solo estetico, ma interpretativo: Dickerson è interessato in particolare a come un’opera danneggiata possa suscitare una reazione emotiva più intensa di un’intatta. Per il curatore, i frammenti diventano una lente attraverso cui osservare questioni storiche e culturali più ampie, come le ragioni per cui intere civiltà hanno distrutto immagini e monumenti, e il modo in cui la frammentazione ha influenzato generazioni di artisti.

Esplorazione delle questioni storiche e culturali

Accostando manufatti antichi a opere contemporanee create già frammentate, la mostra mette in discussione l’idea stessa di integrità artistica. La rottura, in questo racconto, non è solo una perdita, ma anche un nuovo linguaggio: capace di raccontare guerre, cambiamenti politici, riti religiosi e persino scelte consapevoli degli artisti.

Impatto dell’alluvione di Firenze del 1966 sulle opere

Nella tappa fiorentina i curatori hanno trovato spazio anche per una sezione dedicata alla devastante alluvione che colpì Firenze nel 1966, causando la morte di 35 persone e danni incalcolabili a innumerevoli opere d’arte in città. “Nell’anno del sessantesimo anniversario dell’alluvione, volevamo esplorare come le sculture vengano messe a rischio dai problemi legati al clima”, ha spiegato Galansino, collegando un evento storico specifico a un tema oggi ancora più urgente per la conservazione del patrimonio artistico.

Per chi opera nel mercato dell’arte e nella gestione di collezioni, questa sezione ha un peso che va oltre la memoria storica: episodi come l’alluvione del 1966 hanno segnato per decenni le valutazioni assicurative e i protocolli di conservazione delle opere fiorentine, e continuano a influenzare oggi le decisioni sui prestiti museali e sulla movimentazione di pezzi fragili tra istituzioni internazionali.

Il fatto stesso che due musei del calibro di Palazzo Strozzi e National Gallery of Art dedichino un intero programma a opere danneggiate segnala qualcosa di più ampio: il frammento, tradizionalmente considerato un oggetto minore rispetto all’opera integra, sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella programmazione museale internazionale, con effetti potenziali sulla domanda di prestiti, sulla cura conservativa e sull’interesse di collezionisti e istituzioni verso questa categoria di manufatti.

FAQ

Qual è la portata della mostra Broken?

Broken presenta 80 opere d’arte frammentate che attraversano oltre 4.500 anni di storia globale.

Dove e quando si può visitare la mostra Broken?

La mostra apre al Palazzo Strozzi di Firenze dal 25 settembre al 24 gennaio 2027 e si trasferisce poi alla National Gallery of Art di Washington, DC, dal 13 marzo al 27 giugno 2027.

Chi ha curato la mostra Broken?

L’esposizione è curata da Claude Douglas Dickerson e Andrew Sears della National Gallery of Art.

Quali temi affronta la mostra?

Il percorso esplora temi legati alla distruzione, all’iconoclastia e alle reazioni emotive suscitate dalle opere d’arte frammentate.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

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