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Lettera aperta a sostegno di Pietrangelo Buttafuoco

Hypnos — al secolo Gilberto Di Benedetto — pittore metafisico e uomo libero, sento il dovere di intervenire nel dibattito che si è acceso intorno alla presidenza di Pietrangelo Buttafuoco alla Biennale di Venezia.Parlo senza deleghe, senza padrini, senza appartenenze.

Non chiedo nulla a nessuno. Rivendico soltanto il diritto elementare di esistere come artista e come coscienza libera.In questo tempo confuso, dove la cultura viene spesso ridotta a terreno di scomuniche e di piccoli tribunali morali, la posizione di Buttafuoco rappresenta un fatto raro: il coraggio di difendere la libertà dell’arte. Non quella libertà proclamata a parole, ma quella reale, che accetta il confronto, anche quando scomodo.L’arte non è un ufficio diplomatico e non è una succursale dei partiti. L’arte è uno spazio di rischio, di conflitto, di visioni incompatibili che tuttavia devono poter convivere.Per questo considero giusta la linea di Buttafuoco: aprire, non chiudere.

Permettere alla Biennale di restare un luogo dove le culture del mondo possano guardarsi negli occhi senza il filtro delle paure ideologiche.Io non ho mai chiesto permesso alla sinistra culturale italiana, spesso timorosa e incline a trasformare ogni differenza in un ghetto morale. Non ho mai accettato di essere catalogato, corretto o normalizzato. L’artista non è un funzionario del consenso.

E se oggi qualcuno pensa di poter trasformare la Biennale in un recinto morale dove si decide chi può parlare e chi deve tacere, sappia che l’arte, quando è vera, non riconosce questi confini.In questo senso, la figura di Pietrangelo Buttafuoco merita rispetto.

Non perché sia infallibile, ma perché difende un principio che riguarda tutti gli artisti: il diritto di esistere senza chiedere autorizzazioni ideologiche.Io, Hypnos, continuerò a dipingere e a parlare nello stesso modo in cui ho sempre fatto: senza se e senza ma.E se necessario, pronto a misurarmi con chiunque — anche con quella sinistra pusillanime che preferisce etichettare piuttosto che comprendere.

L’arte non è un tribunale.L’arte è un campo aperto.

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