Hypnos — al secolo Gilberto Di Benedetto — pittore metafisico e uomo libero, sento il dovere di intervenire nel dibattito che si è acceso intorno alla presidenza di Pietrangelo Buttafuoco alla Biennale di Venezia.Parlo senza deleghe, senza padrini, senza appartenenze.
Non chiedo nulla a nessuno. Rivendico soltanto il diritto elementare di esistere come artista e come coscienza libera.In questo tempo confuso, dove la cultura viene spesso ridotta a terreno di scomuniche e di piccoli tribunali morali, la posizione di Buttafuoco rappresenta un fatto raro: il coraggio di difendere la libertà dell’arte. Non quella libertà proclamata a parole, ma quella reale, che accetta il confronto, anche quando scomodo.L’arte non è un ufficio diplomatico e non è una succursale dei partiti. L’arte è uno spazio di rischio, di conflitto, di visioni incompatibili che tuttavia devono poter convivere.Per questo considero giusta la linea di Buttafuoco: aprire, non chiudere.
Permettere alla Biennale di restare un luogo dove le culture del mondo possano guardarsi negli occhi senza il filtro delle paure ideologiche.Io non ho mai chiesto permesso alla sinistra culturale italiana, spesso timorosa e incline a trasformare ogni differenza in un ghetto morale. Non ho mai accettato di essere catalogato, corretto o normalizzato. L’artista non è un funzionario del consenso.
E se oggi qualcuno pensa di poter trasformare la Biennale in un recinto morale dove si decide chi può parlare e chi deve tacere, sappia che l’arte, quando è vera, non riconosce questi confini.In questo senso, la figura di Pietrangelo Buttafuoco merita rispetto.
Non perché sia infallibile, ma perché difende un principio che riguarda tutti gli artisti: il diritto di esistere senza chiedere autorizzazioni ideologiche.Io, Hypnos, continuerò a dipingere e a parlare nello stesso modo in cui ho sempre fatto: senza se e senza ma.E se necessario, pronto a misurarmi con chiunque — anche con quella sinistra pusillanime che preferisce etichettare piuttosto che comprendere.
L’arte non è un tribunale.L’arte è un campo aperto.
Hypnos, pseudonimo di Gilberto Di Benedetto (nato nel 1960), è un artista informale, psicologo e psicoterapeuta italiano, figura originale del panorama culturale contemporaneo per la sua capacità di integrare arte, ricerca sulla mente e riflessione simbolica in una visione unitaria dell’esperienza umana. Fin dall’inizio del suo percorso ha sviluppato una doppia vocazione: da un lato l’indagine psicologica sui processi profondi della coscienza, dall’altro la creazione artistica come strumento di esplorazione dell’immaginazione e delle dimensioni invisibili della realtà. Il nome d’arte Hypnos, ispirato alla divinità greca del sonno, riflette il suo interesse per l’inconscio, l’ipnosi e gli stati modificati della coscienza, temi che hanno accompagnato sia la sua attività professionale di psicologo e psicoterapeuta sia la sua produzione artistica.
Nel corso degli anni Hypnos ha sviluppato un linguaggio personale nell’ambito dell’arte informale, caratterizzato da una forte componente simbolica e concettuale. Nella sua visione l’opera d’arte non è soltanto un oggetto estetico, ma un dispositivo capace di evocare significati profondi, di attivare l’immaginazione e di creare connessioni tra psicologia, spiritualità e creatività. Tra le opere più rappresentative della sua ricerca si distingue “Michael’s Gate”, noto anche come “L’Occhio di Roma”, realizzato l’11 settembre 2001, un lavoro costruito attorno a un vortice di colori rosso e nero che allude simbolicamente alle dinamiche del caos e della trasformazione. L’opera riflette l’interesse dell’autore per i linguaggi simbolici e per la possibilità di utilizzare l’arte come mezzo di esplorazione delle energie creative e dei processi interiori.
Accanto alla produzione pittorica e simbolica, Hypnos ha spesso utilizzato l’arte come strumento di riflessione culturale e concettuale, creando opere che uniscono simbolismo, ironia e pensiero critico. Tra queste figurano “The Black Square of Hypnos”, realizzato con un particolare minerale che l’autore collega simbolicamente alla capacità di assorbire energie nocive, e “Spiolo”, un pupazzo voodoo concepito in forma satirica come gesto contro le intercettazioni abusive.
Nel corso della sua attività Hypnos ha anche sviluppato progetti culturali e sperimentali che collegano arte, identità e tecnologia. Tra questi vi è il sistema DNARTSIGN, un progetto di autenticazione dell’identità basato sul DNA concepito per rafforzare la sicurezza dei documenti personali e la protezione dei dati genetici. È inoltre tra gli ideatori del progetto culturale “Gli Immortali”, iniziativa dedicata alla valorizzazione di personalità creative e innovatori capaci di lasciare un segno duraturo nella storia attraverso il pensiero e l’invenzione.
Nel suo insieme la figura di Hypnos rappresenta quella di un autore multidisciplinare che ha cercato di unire linguaggi diversi – arte, psicologia, simbolismo e sperimentazione culturale – in una visione ampia della creatività umana. La sua ricerca si fonda sull’idea che l’arte possa diventare uno spazio di trasformazione della coscienza e un laboratorio di libertà intellettuale, nel quale l’immaginazione, la conoscenza della mente e la riflessione sul mondo contemporaneo si incontrano per generare nuove forme di pensiero e di espressione.


