In un panorama artistico sempre più attraversato da linguaggi ibridi e sistemi tecnologici, il lavoro di Giuliana Cuneaz si colloca da decenni in una zona di confine tra arte, scienza e tecnologia. Una ricerca che non nasce come scelta opportunistica, ma come necessità profonda.
«Credo sia un’esigenza inevitabile dato che scienza e tecnologia sono onnipresenti nella società contemporanea», racconta l’artista. «Stiamo vivendo una delle più grandi rivoluzioni mai esistite e il mondo sta cambiando a una velocità impressionante».
Per Cuneaz, questo dialogo interdisciplinare è anche una forma di meraviglia: «Sono sempre stata incuriosita e affascinata sia dalla tecnologia che dalla scienza e dalle sue scoperte, anche perché, come ha bene spiegato il fisico americano Richard Feynman, la conoscenza scientifica contribuisce a dilatare il senso di meraviglia, di mistero e di ammirazione nei confronti delle cose».
Un interesse che si traduce in un percorso artistico costellato di riferimenti scientifici: dall’astronomia alla medicina, dall’antropologia alla fisica quantistica.
Un’attitudine già evidente nei suoi esordi. «Basti ricordare il lavoro esposto nella mia prima mostra a metà degli anni Ottanta dal titolo Archéopteryx. Era un’installazione ambientale e interattiva che nasceva dalla volontà di catturare l’impronta delle stelle in relazione alla rotazione terrestre».
Un progetto realizzato attraverso dispositivi essenziali ma concettualmente sofisticati: «Tre coni specchianti e “abitabili” con in cima un foro stenopeico. Tali elementi funzionavano come veri e propri apparecchi fotografici».
Materia, energia e metamorfosi
Alla base della sua ricerca ricorre un principio fondamentale: la trasformazione.
«Materia ed energia sono due facce della stessa medaglia: una può trasformarsi nell’altra e viceversa», spiega Cuneaz. «I processi di trasformazione mi hanno sempre coinvolto. Dalla genesi delle forme al flusso vitale che permea ogni vivente».
Ma la metamorfosi, nel suo lavoro, non è solo fisica: riguarda anche la percezione, l’immaginazione e il pensiero. «Anche il pensiero e l’immaginazione, così come il sogno, sono processi fluidi, flussi inarrestabili di immagini, concetti, memoria. Sono facoltà incredibili che ci consentono di creare mondi».
L’immersione come linguaggio, non come obbligo
Nel suo lavoro l’esperienza dello spettatore può diventare immersiva, ma non è mai un dogma. «L’esperienza immersiva è importante e funzionale al progetto. Non sempre la ritengo necessaria. Va utilizzata quando serve».
Un esempio è l’opera La Belle au bois dormant: «Ciascuno si può sdraiare sul letto a baldacchino da me realizzato visionando il proprio sogno dopo aver lasciato una traccia segnica su un tablet. A rielaborare i dati è un programma d’intelligenza artificiale che agisce in base alle informazioni d’archivio acquisite dai miei lavori».
Il digitale come pregiudizio culturale
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda la resistenza del mercato verso l’arte digitale. Per Cuneaz si tratta di una distorsione storica più che di un limite intrinseco del mezzo.
«È un pregiudizio che dura da molti anni, alimentato da un mercato che ostacola il digitale per sostenere espressioni più tradizionali e di più facile consumo».
E aggiunge: «Credo che la “matericità” sia un finto problema. Nelle mie opere il digitale ha spesso convissuto con altre espressioni linguistiche».
Lo dimostrano lavori come screen painting o Matter waves unseen, acquisito dal Museo Nazionale dell’Arte Digitale di Milano, dove «l’animazione diventa parte integrante di una wunderkammer con oggetti in argilla che evocano reperti archeologici».
Mercato, collezionismo e istituzioni
La resistenza non riguarda solo il pubblico ma anche il sistema dell’arte. «Purtroppo no. Sono troppi gli interessi di gallerie e case d’asta a mantenere inalterato lo status quo», afferma l’artista sul grado di apertura del mercato.
Tuttavia, qualcosa sta cambiando: «I miei collezionisti sono generalmente persone che sanno affrontare le novità con consapevolezza. E si registra un crescente interesse da parte delle istituzioni pubbliche».
Il valore dell’opera digitale
Anche sul piano economico, secondo Cuneaz, non esistono differenze sostanziali rispetto all’arte tradizionale. «I criteri sono i medesimi delle altre forme artistiche: si valuta la storia dell’artista e il suo curriculum espositivo».
I range di mercato sono ampi: «Nel mio caso ci sono digital drawing accessibili anche al di sotto dei 5 mila euro e installazioni molto complesse che possono superare i 50 mila euro».
Un sistema ancora in transizione
Sul futuro del mercato dell’arte contemporanea, l’artista individua segnali di trasformazione ma anche fragilità strutturali.
«Gli scricchiolii sono evidenti e il sistema delle fiere appare in difficoltà», osserva. Ma allo stesso tempo immagina un’evoluzione inevitabile: «Non è difficile immaginare grandi schermi che contengano lavori di più artisti. L’intelligenza artificiale è già parte della nuova estetica».
In questa direzione, Cuneaz intravede una possibile sintesi tra fisico e digitale: «Credo che questa possa essere una buona formula di transizione tra materiale e immateriale».
Il lavoro di Giuliana Cuneaz si muove costantemente tra dimensioni diverse: scientifica, estetica, tecnologica e immaginativa. Un sistema fluido in cui, come nelle sue opere, «materia ed energia sono due facce della stessa medaglia».
Una ricerca che non illustra semplicemente il cambiamento del mondo contemporaneo, ma lo attraversa, lo interroga e lo trasforma in esperienza sensibile.
Immagine: Giuliana Cuneaz, Il Disegnatore di Luce, 2020

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


