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Chiusura galleria Stephen Friedman a New York: £1,7 milioni di perdite nel 2023

La galleria Stephen Friedman chiuderà la sua sede di New York entro la fine di febbraio 2026, meno di tre anni dopo l’inaugurazione dello spazio a Tribeca. Una decisione che arriva in un momento di forte pressione per il mercato dell’arte americano e che riflette le difficoltà finanziarie accumulate dal 2023 in poi.

Punti chiave

  • La chiusura della galleria Stephen Friedman a New York è prevista per fine febbraio 2026, dopo soli due anni di attività a Tribeca.
  • Il bilancio 2023 ha registrato una perdita di £1,7 milioni, aggravata da costi di ristrutturazione e affitti.
  • La galleria consolida le operazioni a Londra, dove sono stati assunti nuovi direttori.
  • Il roster degli artisti rappresentati rimarrà invariato nonostante la chiusura.
  • Sperone Westwater, Blum, Venus over Manhattan e Clearing sono tra le altre gallerie americane che hanno chiuso di recente.

La galleria Stephen Friedman chiude la sede di New York

La notizia era nell’aria da mesi, ma l’annuncio ufficiale ha comunque colpito il settore: lo spazio newyorchese di Stephen Friedman abbassa definitivamente la saracinesca. La chiusura, secondo la galleria, rappresenta una “evoluzione strategica” orientata al consolidamento delle attività londinesi, dove sono stati recentemente assunti nuovi direttori.

Spazio a Tribeca inaugurato nell’ottobre 2023 dopo una lunga ristrutturazione

Lo spazio di Tribeca aveva aperto i battenti nell’ottobre 2023, al termine di una ristrutturazione definita dalla stessa galleria “estesa e costosa”. La mostra inaugurale era dedicata all’artista americana Deborah Roberts. Nei mesi successivi, lo spazio aveva ospitato esposizioni di Anne Rothenstein, Sarah Ball, Denzil Forrester, Andreas Eriksson e Santiago Yahuarcani — artista e attivista indigeno la cui prima mostra newyorchese è ancora in corso fino al 17 gennaio.

Il programma newyorchese terminerà entro fine febbraio 2026

Friedman ha dichiarato che la decisione permetterà alla galleria di “concentrare le risorse nelle aree dove abbiamo il maggiore impatto e flessibilità, lavorando a livello internazionale con una solida base londinese”. La presenza negli Stati Uniti non si azzera del tutto: la galleria continuerà a partecipare alle principali fiere e a mantenere i rapporti con artisti, musei e collezionisti americani.

Le sfide finanziarie dietro la chiusura

I numeri parlano chiaro. I conti del 2023 mostrano una perdita di £1,7 milioni, imputabile alla costruzione di due nuove gallerie a Londra — con affitti pagati sui nuovi spazi prima ancora del trasloco, mentre quelli vecchi erano ancora in fase di ristrutturazione. Un doppio costo che ha pesato significativamente sui margini.

Bilanci 2023 e liquidità ridotta nel 2025

Nei documenti depositati — con ritardo, tanto da ricevere a marzo una prima notifica di possibile cancellazione d’ufficio, poi revocata — la galleria descriveva proiezioni di cassa per il 2025 inizialmente “positive”. Ma la realtà si è rivelata diversa: un rallentamento nelle vendite di una grande mostra a fine 2024 e un inizio d’anno 2025 sotto le aspettative hanno reso il flusso di cassa attualmente teso.

La risposta della galleria è stata duplice: tagli ai costi trasversali e apertura di trattative con la banca per opzioni di rifinanziamento.

Il contesto turbolento del mercato dell’arte negli Stati Uniti

La chiusura della sede newyorchese non è un caso isolato. Sperone Westwater ha annunciato la chiusura dopo cinquant’anni di attività. Blum, Venus over Manhattan e Clearing hanno fatto lo stesso. Il mercato dell’arte americano sta attraversando una fase di riallineamento post-Covid, complicata da incertezze economiche globali e da una domanda che non ha ancora recuperato i ritmi pre-pandemia.

Quello che emerge da questa serie di chiusure è un settore che si sta ridisegnando strutturalmente: gli spazi fisici multipli — specialmente quelli aperti con investimenti elevati in mercati ad alto costo come New York — stanno diventando insostenibili per gallerie che non raggiungono volumi di vendita sufficienti a coprire le spese fisse. Il modello della “galleria globale con sedi in ogni grande città” mostra le sue crepe.

Riorientamento strategico e presenza internazionale

Roster artistico confermato nonostante la chiusura

Un punto fermo, almeno per ora: il roster degli artisti e delle estates rappresentate dalla galleria rimarrà invariato. Per gli artisti coinvolti — da Yinka Shonibare a Deborah Roberts — la chiusura dello spazio fisico newyorchese non implica quindi una rottura del rapporto con la galleria.

Presentazione congiunta con Goodman Gallery a Art Basel Miami Beach e Art Basel Qatar

Sul fronte delle fiere, la galleria non rallenta. A dicembre, Stephen Friedman condividerà uno stand con Goodman Gallery ad Art Basel Miami Beach, dove sarà presentato il lavoro dell’artista britannico-nigeriano Yinka Shonibare. A febbraio è invece prevista la partecipazione alla prima edizione di Art Basel Qatar. Due appuntamenti che segnalano la direzione: meno spazi fissi, più presenza nei circuiti internazionali delle fiere.

La scommessa di Friedman è che il modello “Londra come base, fiere come vetrina globale” sia più sostenibile di un’espansione fisica costosa in mercati difficili. Se questa strategia reggerà dipenderà anche da quanto il mercato dell’arte tornerà a crescere — e da quanto velocemente.

FAQ

Perché la galleria Stephen Friedman chiude la sede di New York?

La chiusura è il risultato di una scelta strategica orientata al consolidamento delle attività a Londra, unita a pressioni finanziarie significative — tra cui una perdita di £1,7 milioni nel 2023 — e alle difficoltà strutturali del mercato dell’arte americano.

Stephen Friedman rimarrà attivo nel mercato americano?

Sì. La galleria ha confermato che continuerà a partecipare alle principali fiere d’arte negli Stati Uniti e a mantenere relazioni con artisti, musei e collezionisti americani, pur senza uno spazio fisico dedicato.

Come ha influito la situazione finanziaria su questa decisione?

I conti 2023 hanno evidenziato una perdita di £1,7 milioni, legata ai costi di apertura di nuove gallerie a Londra. Nel 2025 il flusso di cassa è rimasto teso a causa di vendite più lente del previsto, spingendo la galleria ad avviare tagli ai costi e trattative per il rifinanziamento bancario.

Cosa succederà agli artisti rappresentati dalla galleria?

Il roster degli artisti e delle estates rappresentate dalla galleria Stephen Friedman rimarrà invariato nonostante la chiusura dello spazio newyorchese.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

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