Il mercato dell’arte globale torna a crescere nel 2025, ma la ripresa resta fragile. Il nuovo Art&Finance Report di Deloitte Private Italia, presentato il 13 aprile all’Auditorium Deloitte di Milano, fotografa un settore in transizione.
Perché il 2025 segna una svolta secondo Deloitte?
Dopo due anni di contrazione, i ricavi delle principali case d’asta sono saliti del 14,8% su base annua. Tuttavia, il rimbalzo non va letto come una normalizzazione compiuta. Il quadro resta segnato da tensioni profonde e da un riassetto strutturale ancora in corso.
Nei primi mesi dell’anno, l’attività è rimasta prudente. I dazi statunitensi e un clima geopolitico incerto hanno frenato le transazioni, soprattutto nel segmento alto, già indebolito dal rallentamento del periodo 2023-2024.
In seguito, lo scenario è migliorato. Un approccio più morbido alle politiche commerciali negli Stati Uniti e il ritorno sul mercato di grandi collezioni private hanno rilanciato il flusso degli scambi. Così il settore ha chiuso l’anno in territorio positivo.
Quali forze stanno cambiando il mercato?
Detto ciò, parlare di semplice recupero sarebbe impreciso. Il mercato dell’arte del 2025 appare piuttosto come una fase di transizione, in cui convivono dinamiche solo in apparenza contrastanti.
Da un lato, si rafforza l’integrazione tra arte tradizionale e collezionismo non convenzionale, con design, orologi e fine wine. Questo comparto cresce del 16,3%. Dall’altro, la domanda si polarizza sempre di più.
I collezionisti più affermati cercano opere di qualità museale, con provenienza impeccabile e pienamente tracciabile. In parallelo, aumentano anche le transazioni nelle fasce di prezzo più accessibili, segno di un pubblico più ampio e selettivo.
Chi sta ridefinendo la domanda?
La discontinuità più evidente è generazionale. Millennials e Gen Z non sono più presenze marginali: rappresentano tra il 30% e il 40% dei nuovi acquirenti nelle principali case d’asta.
Inoltre, portano con sé un sistema di valori diverso, che sta incidendo sulla logica stessa del mercato. Comprare arte non è più solo una scelta estetica o una forma di allocazione patrimoniale. È anche un gesto identitario.
Secondo i dati del report, il 67% dei giovani collezionisti acquista anche per sostenere direttamente gli artisti. Cresce così il peso della filantropia culturale nelle strategie di wealth management.
Il ruolo del digitale
Questa trasformazione si vede anche nei canali di vendita. Il digitale è ormai una componente strutturale del settore. Nel 2025, oltre l’81% dei lotti di Christie’s è stato venduto online.
Inoltre, più della metà degli High Net Worth Individuals dichiara di preferire l’acquisto tramite piattaforme digitali. Il superamento delle resistenze pre-pandemiche è ormai evidente e apre modelli di accesso più fluidi.
Dove si concentra oggi il potere del mercato?
Sul piano geografico, gli equilibri restano abbastanza stabili. Gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato dei dipinti, con il 64,1% delle vendite globali. Seguono a distanza Londra e gli altri poli internazionali.
Tuttavia, emergono segnali di riequilibrio. La maggiore circolazione internazionale delle opere e la competitività crescente di altri sistemi nazionali stanno gradualmente ridisegnando la mappa degli scambi.
Nel complesso, il confronto con i mercati più dinamici mostra che la leadership americana resta solida, ma non più immutabile. La pressione competitiva è aumentata e il vantaggio relativo tende a ridursi.
Come si muove l’Italia nel mercato dell’arte secondo Deloitte?
L’Italia prova a rilanciarsi partendo da un nodo storico: la fiscalità. La riduzione dell’IVA sulle opere d’arte dal 22% al 5%, insieme alle misure introdotte dal decreto Italia in Scena, punta a semplificare movimento e gestione delle opere.
Inoltre, l’obiettivo è allineare il sistema agli standard europei e rendere il Paese più competitivo per operatori e collezionisti internazionali. Resta però da verificare se queste misure produrranno un vantaggio concreto e duraturo.
Le criticità strutturali, infatti, non scompaiono. Una delle più evidenti riguarda il passaggio generazionale delle collezioni. Più della metà dei collezionisti dichiara di voler lasciare le opere alla famiglia, ma molti non hanno ancora una pianificazione adeguata.
Negli ultimi anni, la quota di chi riconosce il problema senza aver trovato una soluzione è cresciuta in modo significativo. Il rischio è che patrimoni di grande valore economico e culturale diventino eredità difficili da gestire.
In sintesi, il 2025 mostra slancio ma non certezze. La crescita è reale, ma poggia su un contesto globale instabile e su un ecosistema che sta cambiando rapidamente. Il mercato dell’arte entra così nel 2026 come in un test decisivo per operatori, collezionisti e modelli di business.
La capacità di leggere i cambiamenti, intercettare le nuove sensibilità e muoversi con agilità sarà determinante. In un quadro internazionale imprevedibile, la direzione presa oggi potrebbe definire gli equilibri di domani.
Per approfondire i dati sul settore, è utile consultare anche il sito di Deloitte Italia, le analisi di Christie’s e i report di Art Basel.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


