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Le novità di Rhinoceros, arrivano A Gentil Carioca e Retrobottega

Rhinoceros, hub culturale romana dedicata all’arte aperta da Alda Fendi accanto all’Arco di Giano, si sta rinnovando. Due grandi novità sono in arrivo: le prossime mostre saranno in collaborazione con la galleria brasiliana A Gentil Carioca. Inoltre, sulla terrazza aprirà l’amato ristorante Retrobottega che ha fatto breccia nel cuore di molti romani. Dopo 10 anni, il laboratorio gastronomico contemporaneo, ideato da Alessandro Miocchi Giuseppe Lo Iudice, lascia via della Stelletta per trasferirsi tra le mura di Rhinoceros. L’inaugurazione della mostra dell’artista in residenza, Miguel Afa, vi aspetta il 24 marzo.

Abbiamo intervistato Veronica Siciliani Fendi, figlia di Giovanna Caruso Fendi, già protagonista di un nostro articolo in quanto fondatrice dello spazio sperimentale FOROF.


https://rhinocerosroma.com/

L’intervista a Veronica Siciliani Fendi

Veronica Siciliani Fendi e sua zia Alessia Caruso Fendi

Da Galleria Continua alla Fondazione Rhinoceros

Hai lasciato Galleria Continua…
Ho sospeso il mio percorso con Galleria Continua dopo cinque anni molto intensi, durante i quali ho lavorato soprattutto sulle mostre della sede romana. Ho seguito artisti, fiere e progetti espositivi. È stata un’esperienza molto formativa.

Credi possa essere più stimolante a livello manageriale e curatoriale?

Tengo a precisare, prima di tutto, che non mi considero una curatrice. Credo che il termine spetti a chi ha costruito un percorso accademico e di ricerca specifico; il mio ruolo è più relazionale, gestionale e progettuale.
Ho studiato Economia alla Bocconi (odiandola!). Ho frequentato poi un master a Londra dedicato all’arte contemporanea, partendo dagli anni Sessanta. Non escludo di iscrivermi a storia dell’arte alla Sapienza tra qualche anno!

Negli ultimi mesi ho sentito che poteva essere il momento giusto per dedicarmi di più a Rhinoceros, progetto di famiglia. Il palazzo nasce, infatti, da un’idea di mia nonna Alda Fendi, insieme all’architetto Jean Nouvel – il suo unico progetto residenziale in Italia. È stato pensato come un luogo dove convivono arte, ospitalità e ristorazione. Non è un hotel nel senso tradizionale, ma piuttosto un hub nel cuore della Roma più antica. Ospita spazi espositivi, i progetti della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti e venticinque residenze progettate da Jean Nouvel.

Rhinoceros, spazio ibrido e flessibile

[©(c)Roland Halbe; Veroeffentlichung nur gegen Honorar, Urhebervermerk und Beleg / Copyrightpermission required for reproduction, Photocredit: Roland Halbe]

Come mai questa scelta?

La cosa che mi ha fatto prendere la decisione è stata che dal 2023 mia zia, Alessia Caruso Fendi, ha avviato al piano terra di Rhinoceros un programma espositivo invitando gallerie internazionali che non hanno una presenza stabile in Italia. Essendo un lavoro molto vicino alla mia esperienza in galleria, mi è sembrato naturale occuparmene. Per questo ho iniziato a lavorare insieme alla curatrice indipendente Cloé Perrone alla selezione delle gallerie e alla costruzione dei progetti.
Questa scelta, inoltre, mi permette anche di avere più tempo per seguire e sostenere il progetto indipendente di mia madre, Giovanna Caruso Fendi, FOROF che mette in dialogo archeologia e arte contemporanea nel cuore del Foro di Traiano.

Alessia Caruso Fendi at rhinoceros ©rhinoceros

Cosa ti colpisce di Rhinoceros?

Apprezzo il carattere flessibile dello spazio espositivo. In un certo senso, rispecchia la natura stessa di Rhinoceros: un “albergo non albergo”, così come la gallery è una sorta di “galleria non galleria”. Questa natura ibrida mi diverte molto, soprattutto in un momento in cui il mondo dell’arte sta cambiando: il modello della galleria come white cube sembra attraversare una fase di trasformazione.

Il futuro di Rhinoceros

[©(c)Roland Halbe; Veroeffentlichung nur gegen Honorar, Urhebervermerk und Beleg / Copyrightpermission required for reproduction, Photocredit: Roland Halbe]


Il carattere ibrido di Rhinoceros rappresenta la sua forza?

Non si tratta di una galleria tradizionale con artisti rappresentati stabilmente. L’idea è di mantenere uno spazio il più flessibile e dinamico, invitando gallerie e artisti internazionali a realizzare progetti temporanei. Questo modello permette di attivare collaborazioni diverse, costruendo ogni volta nuovi dialoghi, senza la necessità di stringere rapporti di rappresentanza o vincoli a lungo termine.

Le collaborazioni per due anni consecutivi con Galerie Kreo, ad esempio, una delle realtà più sperimentali nel campo del design, ci ha aperto ulteriormente al dialogo con il design – grande passione di Alessia – e già protagonista nel palazzo.

Mi incuriosisce uscire dai confini del mondo dell’arte contemporanea, che resta comunque una nicchia in cui spesso ci si ritrova tra le stesse persone. Settori come il food e l’hospitality aprono invece a un dialogo con pubblici e sensibilità diverse. La possibilità di creare connessioni tra questi mondi e quello dell’arte e di farlo in un luogo speciale come Rhinoceros, che nasce proprio con l’idea di mettere in relazione le diverse anime del palazzo, mi è sembrata un’occasione molto stimolante.

La collaborazione con le gallerie internazionali

Palazzo rhinoceros ©Federico Torra

Quali sono le costanti e le unicità delle gallerie che avete selezionato?

Ogni collaborazione è unica. L’obiettivo non è replicare un format, bensì lasciare che ogni galleria porti a Roma la propria identità. Quando possibile, il progetto può espandersi oltre lo spazio espositivo, contaminando altre aree del palazzo e attivando relazioni con altre istituzioni urbane.

È accaduto, per esempio, con il gallerista parigino Thierry Bigaignon. Ha costruito un racconto articolato in tre “atti”, dedicati agli elementi fondamentali della fotografia — luce, tempo e spazio. Il progetto si estendeva anche alla dark room al primo piano, dove un’installazione luminosa di Olivier Ratsi rappresentava la sintesi dei tre elementi.

Con le gallerie francesi Kreo e Obadia abbiamo invece attivato un dialogo anche con l’Accademia di Francia – Villa Medici. Sono stati organizzati momenti di incontro che hanno accompagnato il progetto espositivo. Lo spazio della galleria è stato inoltre animato da performance e talk. Tra queste, una conversazione tra il curatore Luca Lo Pinto e l’artista Pierre Charpin; performance di artisti come Joris van de Moortel e Vittoria Gerardi.

A Gentil Carioca per Rhinoceros

Dopo molte gallerie francesi… perché la scelta di A Gentil Carioca?

Le gallerie selezionate finora non rispondono a una matrice geografica precisa. La linea guida è sempre stata quella di invitare realtà internazionali solide, con un programma coerente, per la prima volta a Roma.

Nel caso di A Gentil Carioca, c’è stata la volontà di aprirsi a un contesto culturale lontano dal nostro. Ci interessava lavorare con una galleria capace di portare a Roma uno sguardo non europeo, con un’identità forte e riconoscibile.

A Gentil Carioca è una galleria commerciale ma fondata da artisti e con una linea curatoriale sperimentale e riconoscibile. Abbiamo quindi proposto una formula che andasse oltre il semplice pop-up. Abbiamo ospitato uno dei loro artisti e messo a disposizione uno spazio per produrre nuovi lavori. Così si può costruire un’opportunità di crescita reciproca, non solo una parentesi espositiva.

Un artista in residenza per A Gentil Carioca: Miguel Afa

Miguel Afa – “Descanso do que permanece” ©Simon d’Exea

Quanto durerà la collaborazione con A Gentil Carioca?

La collaborazione con A Gentil Carioca inizierà a marzo e durerà fino ad agosto. Si aprirà con una mostra molto significativa. Per la prima volta, presenteremo la personale di un artista ospitato in uno degli appartamenti. Sta producendo ad hoc un corpus di opere nuove.

Perché la scelta di Miguel Afa?

Miguel Afa @ rhinoceros ©Simon d’Exea

Miguel Afa è un pittore che non era mai stato a Roma. Le opere che sta realizzando sono il risultato di questo dialogo tra contesti culturali lontani.

Il primo lavoro si ispira ai giocatori di carte de I Bari di Caravaggio, normalmente conservato al Kimbell Art Museum in Texas e tornato eccezionalmente a Roma per Caravaggio 2025 a Palazzo Barberini. È un omaggio immediato, quasi istintivo, alla città e alla sua storia pittorica.

Anche nelle altre tele emergono riferimenti alla monumentalità romana — affreschi, colonne, architetture —, sempre filtrati da una dimensione profondamente personale. Non a caso, riaffiorano i colori, i frutti e la vegetazione del giardino della sua casa a Rio, come una memoria sensoriale.

Nei primi giorni a Roma si è lasciato guidare da una curiosità entusiasta, ma anche da una forte saudade per il Brasile. È stato subito “richiamato” dal Tevere: stare vicino all’acqua, elemento legato ai ricordi delle sue pescate, è diventato per lui un modo naturale di mantenere un legame tra i due mondi.

È un’esperienza importante per lui, ma anche per il pubblico romano, che ha l’opportunità di avvicinarsi a una sensibilità visiva e culturale diversa, attraverso un progetto nato in situ e non semplicemente importato.

La collaborazione con un’eccellenza della ristorazione romana: Retrobottega

Perché Retrobottega? Com’è nata la collaborazione?

Sono molto felice di questo nuovo partner. In questo momento a Roma stanno aprendo molti hotel a cinque stelle con ristoranti stellati o grandi catene internazionali. Trovo che una realtà romana, indipendente e con una forte identità come Retrobottega si addica perfettamente a Rhinoceros, che non è un albergo ma un progetto ibrido e culturale.

I tavoli sociali e il loro concetto di convivialità rievoca l’idea che Jean Nouvel aveva immaginato per le terrazze: un luogo di incontro e di scambio. È molto bella anche la loro apertura verso la dimensione artistica e la disponibilità a collaborare attivamente.

Giuseppe da RetroVino


Ci sarà un menù legato alla programmazione artistica?

Non proporranno un menù degustazione collegato al percorso artistico: non vogliamo forzare il dialogo tra arte e cucina. Collaboreremo quando sarà pertinente. Per esempio, in occasione del progetto con A Gentil Carioca, potranno nascere serate speciali o inserimenti nel menù con ingredienti o spezie legate alla cultura brasiliana. L’idea è creare connessioni organiche, non decorative.

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