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La mostra “Megalomanie” di Canemorto, la materia in frantumi

La mostra Megalomanie, fino al 18 luglio presso la Fondazione Nicola del Roscio. La ricerca dell’Assoluto e la crisi dell’oggetto secondo CANEMORTO.

Dopo “Pescheria” (MATTA, Milano, 2023), “En Plein Air” (Spazio C21, Reggio Emilia, 2023) e “Il Restauro dell’Ipogeo Txakurreo” (TAM Museum, Matera, 2022), il collettivo artistico CANEMORTO è tornato ad esporre, questa volta presso gli spazi della Fondazione Nicola del Roscio, a Roma, con la mostra “Megalomanie”, curata da Davide Pellicciari e Carlotta Spinelli.

Megalomanie, un’esposizione tra verità e finzione

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

Un annuncio inaspettato, ossia la presunta scomparsa del trio a seguito di un misterioso incidente, coerente col percorso intrapreso dal gruppo e con il contesto in cui si è mosso in precedenza, ha acceso ancor di più i riflettori sull’esposizione. L’evento, volutamente enigmatico, da una parte richiama l’attenzione sulla performance, dall’altra genera riflessioni sulla pratica simbolica del trio, devoto alla divinità canina Txakurra, configurazione di un’entità sacra, mediatica, che veglia in qualche modo sul loro processo di ricerca, tracciando un senso di continuità nell’indagine visiva. 

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

Così come nelle esposizioni precedenti, “Megalomanie” spinge il gioco oltre, riflette sul ruolo dell’autorità, di quell’entità guida che diviene elemento propulsore del messaggio, un messaggio che, a sua volta, è attraversato da differenti linguaggi e che accompagna la riflessione sull’affidabilità e sulla credibilità dei meccanismi del sistema dell’arte contemporanea, e sull’esposizione e sul posizionamento dell’artista nei vari contesti in cui viene sfruttata la sua immagine. 

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

Confondendo i piani tra realtà e finzione, l’ambiente, continuativo e quasi lunare, pare sospeso in attesa di rivelazioni, dissacrante, rimestando la pratica visiva e concettuale attraverso un tipo di arte che si rigenera proponendo nuove vie d’interpretazione. Tra queste la consapevolezza che l’oggetto non si esaurisce condizionatamente nelle circostanze del racconto ambientale ma si irradia oltre, così come chiariscono le grandi opere calcografiche, previste inizialmente integre per l’esposizione, che stazionano accartocciate, simili a resti di un corpo celeste disintegrato e schiantatosi sulla Terra all’improvviso. 

La ricerca dell’Opera Assoluta

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

Il processo di rimodulazione scenica e i punti di congiunzione della ricerca sono raccontati nella proiezione filmica “La Recherche de l’Oeuvre Absolue”, che introduce la mostra, un riferimento, forse, all’assonante opera “La recherche de l’absolu” del 1834 dello scrittore parigino Honoré de Balzac (1799-1850). 

Il protagonista Balthazar Claës, isolandosi nel suo laboratorio di chimica, perde la cognizione del mondo che lo circonda dedicandosi ossessivamente alla ricerca dell’ideale di Assoluto, sacrificando infine tutto, compreso il rapporto con la propria famiglia, per il raggiungimento di un più grande obiettivo. Si rafforza così un concetto che abbraccia un pensiero filosofico e trasversale, ossia come la materia, subendo varie modificazioni a causa dell’intervento di mezzi esterni, produca la realtà che ci circonda e di come essa stessa, figlia di una matrice iniziale, ambisca al fulcro primordiale della creazione. 

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

L’intento di creare stampe calcografiche di grandi dimensioni, la rappresentazione del fallimento e della distruzione della materia, come a seguito di un’esplosione chimica, si rifanno all’immaginario dello scienziato tormentato dal raggiungimento di un obiettivo posto al di sopra di ogni umana aspettativa. 

La project room della Fondazione trasformata in un laboratorio scientifico

Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni

Dal micro al macro e viceversa, una serie di telescopi esposti sembrano contrapporsi alle gigantesche lastre di metallo la cui materia ha assunto nuova forma, sottolineando come l’esperienza trasformi ogni cosa portandola ad un nuovo stadio di conoscenza. Per ogni telescopio altrettante lastre dal piccolo formato lavorate col supporto di professionisti e artigiani nella stessa project room della Fondazione, pensata, in questo caso, come un vero e proprio laboratorio. 

“Megalomanie” si configura come un’esposizione che abdica al proprio funzionamento, il trio sabota l’intento primario della mostra stessa, avverte lo spettatore della mutata condizione concettuale che lo aspetta, come in un rituale iniziatico. Se l’artista è chiamato al di fuori del proprio ruolo, ritrovandosi inevitabilmente a fare i conti con le logiche del mercato e non solo, il visitatore d’altra parte ha il potere di assistere e, in parte, di contribuire alla distruzione della funzione attribuitagli. 

La mostra è un invito a visitare un laboratorio senza altra aspettativa se non quella di rifiutare l’assioma o il precostituito, aprendosi agli interrogativi posti da un sistema nel quale il prodotto assorbe l’opera e il suo Assoluto.  

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