Capire come investire in arte richiede un approccio basato su evidenze storiche concrete, superando le vecchie credenze e le semplici intuizioni dei collezionisti tradizionali.
Le scoperte di Michael Moses sfidano le vecchie credenze?
Un’analisi esaustiva condotta dall’economista Michael Moses su un arco temporale di 25 anni, dal 2000 al 2025, mette in discussione radicate convinzioni del settore. Lo studio ha esaminato un database di circa 45.000 transazioni di rivendita per opere acquistate a partire dal 1970.
Questi risultati sono stati presentati durante un incontro online promosso dal noto centro di ricerca ArtTactic.
Inoltre, l’esperto vanta una solida reputazione accademica presso la Stern School of Business della New York University.
Nel 2002 ha ideato insieme al socio Jian Ping Mei il celebre indice Mei Moses, uno strumento scientifico poi acquisito da Sotheby’s nel 2016 per tracciare i trend finanziari del collezionismo.
Oggi, attraverso la sua nuova realtà ArtistIP, Moses continua a fornire una visione analitica sul mercato basata su dati reali.
I rendimenti variano in base alla fascia di prezzo?
In sostanza, la ricerca evidenzia come l’acquisto di capolavori a prezzi estremamente alti non garantisca affatto ritorni finanziari migliori. Al contrario, le transazioni inferiori a 50.000 dollari registrano tassi di crescita elevati, bilanciati però da un forte rischio di perdita. Nel complesso, sia il livello di rischio sia le performance tendono a ridursi in modo progressivo all’aumentare della spesa iniziale.
Questa dinamica trova conferma immediata nei dati relativi alle aste del primo trimestre del 2026 presso colossi come Christie’s, Sotheby’s e Phillips. Di seguito viene illustrata la distribuzione delle performance registrate sul mercato secondario:
| Fascia di acquisto | Rendimento medio (Q1 2026) |
| Sotto i 10.000 dollari | 6.8% |
| Sotto i 50.000 dollari | 3.7% |
| Sotto 1 milione di dollari | 1.9% |
| Sopra 1 milione di dollari | -1.3% |
La permanenza fuori dal mercato favorisce il profitto?
Detto ciò, lo studio smitizza anche l’idea che un lungo ritiro dalle scene aumenti il valore dei lotti. I rendimenti delle opere risultano decisamente superiori quando queste tornano in asta entro 10 anni dall’acquisto iniziale.
Tuttavia, la volatilità di queste operazioni veloci cresce di quattro volte. Questo comporta un rischio per guadagno tre volte superiore rispetto alle lunghe attese.
Per fare un confronto, i dati del primo trimestre del 2026 rivelano che la rivendita entro 5 anni genera in media il 7%. Questa percentuale scende al 3.5% sotto i 10 anni e all’1.4% dopo i 20 anni. Al contrario, le collezioni private custodite per oltre mezzo secolo mantengono un rendimento del 4.9%. Esse presentano un rischio ponderato dello 0.43%, mostrando una stabilità paragonabile ai titoli di Stato americani.
Come strutturare una strategia d’acquisto consapevole?
In conclusione, la durata del possesso e il costo iniziale determinano il profilo finanziario del bene.
Prima di investire in arte, è fondamentale comprendere se l’acquisto risponda a fini speculativi a breve termine o agisca come riserva di valore contro l’inflazione su base generazionale.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


