Due rari bottoni disegnati da Alberto Giacometti per Elsa Schiaparelli riemergono sul mercato in un’asta Bonhams dedicata al modern decorative art and design.
Perché i bottoni di Giacometti per Schiaparelli sono così rari?
Un paio di eccezionali bottoni firmati Alberto Giacometti sta per arrivare in asta. Diversamente dalle sue celebri sculture monumentali, questi pezzi sono minuscoli, estremamente dettagliati e legati al mondo del cinema d’epoca.
Si tratta di due bottoni rarissimi realizzati nel 1938 per Elsa Schiaparelli, che saranno proposti da Bonhams nella vendita di modern decorative art and design del 16 dicembre. Ciascun esemplare reca una stima di 5.000–8.000 sterline (pari a 6.660–10.650 dollari).
I bottoni, intitolati Femme aux Bras Levés, furono montati su diversi capi della stilista italiana, tra cui un cappotto indossato dall’attrice tedesco-americana Marlene Dietrich, oggi conservato al Deutsches Filminstitut & Filmmuseum di Berlino. Secondo la casa d’aste, esistono soltanto altri due esemplari noti, nelle collezioni del Musée des Arts Décoratifs e de Le Comité Giacometti.
Come nacque la collaborazione tra Schiaparelli e Giacometti?
La collaborazione artistica tra Schiaparelli e il giovane Giacometti prende avvio nel 1929, dopo l’introduzione da parte dell’interior designer Jean-Michel Frank. Fu l’incontro di due immaginari affini, radicati nel linguaggio del Surrealismo.
Lo scultore disegnò per la maison numerose spille, bottoni e bracciali, attingendo a un repertorio di miti e animali condiviso con la couturière. Inoltre, questo dialogo tra arti visive e moda ha contribuito a definire la reputazione di Schiaparelli come figura visionaria nel panorama parigino tra le due guerre.
Un’esposizione dedicata alla sua eredità creativa è annunciata per il prossimo anno al Victoria & Albert Museum di Londra, che approfondirà anche il ruolo delle collaborazioni con protagonisti dell’avanguardia come Giacometti.
Che cosa rappresentano i bottoni Femme aux Bras Levés di Giacometti
I bottoni in bronzo messi in vendita sviluppano un chiaro motivo mitologico. Rappresentano, come suggerisce il titolo, una figura femminile allungata con le braccia sollevate, resa in rilevo con una lavorazione materica.
Per stile e soggetto, questi elementi richiamano la spilla in bronzo dorato realizzata tra il 1935 e il 1939 che Giacometti eseguì per Schiaparelli. Questo gioiello è stato offerto in ottobre da Sotheby’s con una stima di 18.000–20.000 dollari, ma non ha trovato acquirenti, a dimostrazione di un mercato selettivo per le opere minori dell’artista.
Nel complesso, i bottoni rappresentano un raro esempio di dialogo tra arte scultorea e accessorio di moda, un segmento oggi sempre più osservato da collezionisti interessati alla storia del design del Novecento.
Quali altri lotti di rilievo presenta l’asta Bonhams
Accanto ai due bottoni, la vendita di Bonhams include un vaso definito “raro e importante”, realizzato nel 1903 da Émile Gallé e proveniente da una collezione privata giapponese. Il pezzo è emblematico dell’Art Nouveau francese.
Il vaso, noto come Rose de France, è stato ottenuto attraverso la tecnica a alto rilievo detta Sculpture de Verre, che caratterizza la produzione vetraria più sofisticata dell’artista. È stimato tra 120.000 e 180.000 sterline (circa 159.800–239.700 dollari), valori in linea con l’interesse crescente per il vetro artistico storico.
Per un inquadramento più ampio sul ruolo di Gallé nel movimento Art Nouveau, il Musée de l’École de Nancy offre un approfondito percorso digitale sulle sue tecniche decorative, accessibile tramite il sito dedicato all’istituzione.
Qual è il posizionamento di Lucie Rie in questa asta?
In catalogo figurano anche diverse opere della ceramista britannica Lucie Rie, tra cui una delicata coppa in porcellana su piede, attesa tra 30.000 e 40.000 sterline (pari a 39.900–53.300 dollari). La stima riflette l’ascesa costante dei prezzi per l’artista.
Rispetto ad altri protagonisti della ceramica europea del dopoguerra, Rie ha visto crescere la propria quotazione soprattutto nell’ultimo anno, sostenuta da una domanda internazionale attenta alle superfici smaltate e alle forme essenziali. Tuttavia, il segmento resta selettivo e concentrato su pezzi di qualità museale.
In questo contesto, la presenza di più opere in un’unica vendita consente ai collezionisti di confrontare esecuzioni, proporzioni e finiture, elemento non scontato in un mercato spesso frammentato.
Perché Tiffany Studios è al centro dell’attenzione
All’asta approda anche un lampadario Geometric di Tiffany Studios, con stima tra 25.000 e 35.000 sterline (circa 33.300–46.600 dollari). Realizzato intorno al 1910, era parte della raccolta di Minna Rosenblatt, tra le massime esperte newyorkesi di vetri Tiffany.
L’arrivo del lampadario da Bonhams coincide con una serie di operazioni parallele: Sotheby’s propone una storica vetrata commissionata per la First Presbyterian Church in Kansas, mentre Christie’s ha organizzato una vendita interamente dedicata alle creazioni Tiffany, inclusi un lampadario con narcisi e una finestra paesaggistica.
Questi appuntamenti seguono la vendita, lo scorso anno, della Danner Memorial Window, aggiudicata per 12,4 milioni di dollari, il prezzo più alto mai realizzato da un’opera Tiffany in asta. Tale record ha consolidato l’interesse per il vetro artistico americano nel segmento high-end.
Che cosa indica questa asta per il mercato del modern decorative art?
La selezione di Bonhams mette in evidenza la trasversalità del settore, spaziando da oggetti rari di haute couture ai vetri storici e alla ceramica del XX secolo. Inoltre, la presenza congiunta di nomi come Giacometti, Gallé, Rie e Tiffany Studios suggerisce un focus su qualità museale e rarità.
Secondo Otto Billstrom, responsabile del dipartimento di modern decorative art and design di Bonhams, la varietà dell’offerta dovrebbe attrarre un pubblico di collezionisti esigenti. Detto ciò, il comportamento degli acquirenti su lotti altamente specializzati fornirà indicazioni preziose sull’evoluzione del mercato.
Nel complesso, l’asta del 16 dicembre si configura come un test significativo per la domanda di oggetti di design e arti applicate di provenienza storica, in un momento in cui l’attenzione dei collezionisti si concentra sempre più sulla rarità e sulla provenienza delle opere.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


