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Euforia Tomaso Binga, un’artista da manuale al Madre di Napoli

La mostra Euforia Tomaso Binga al Madre di Napoli è una carezza a chi sa accogliere. L’artista riesce a toccare tematiche esistenziali con una sensibilità fuori dal comune, dimostrando una incisività e lucidità difficili persino da digerire. Le sue opere, le sue parole, le immagini e i suoni con cui comunica smuovono qualcosa dentro. Sono pugni allo stomaco ma allo stesso tempo coccole. Ali di crisalide e battiti di ciglia. Veramente verrebbe voglia di silenziare tutto il resto, queste violenze assordanti tra bombe e femminicidi, di sperare ancora nella bontà dell’essere umano.

Il nome d’arte nasce innanzitutto dalla storpiatura bambinesca del nome Bianca in Binga, che diventa il cognome. In secondo luogo, Tomaso “con una sola ‘m’ per caduta di una costola” viene scelto per richiamare il futurista Tommaso Marinetti. Quest’ultimo fu certo essenziale nel campo della poesia visiva ma rappresentava anche una sia versione “machista” e muscolare.

La mostra Euforia Tomaso Binga

Euforia Tomaso Binga_Museo Madre_ph Amedeo Benestante

L’esposizione è la più grande retrospettiva mai dedicatale, celebra 40 anni di carriera con più di 120 opere. Aperta il 18 aprile sarà visitabile fino al 21 luglio. La curatela è di Eva Fabbris con Daria Khan. L’allestimento risulta non solo elegante bensì dinamico e funzionale alla comprensione dell’opera di Binga, è stato curato da Rio Grande.

Come ben dichiara Eva Fabbris “Tomaso Binga è un pezzo di storia culturale italiana”. Urgente è quindi far conoscere il suo lavoro, ancora poco conosciuto. Soprattutto, «nel momento in cui le nuove generazioni ripensa temi di genere e definizioni identitarie e linguistiche, e le reinventano con una libertà complessa ed eccitante». È senz’altro un’artista su cui ora si sta riversando molta più attenzione, anche da parte dei collezionisti.

Tomaso Binga, nome d’arte per Bianca Pucciarelli Menna, è un’artista capace di segnare la Storia dell’Arte italiana. Nata a Salerno nel 1931, è ormai “romana adottata”. Ha insegnato Teoria e metodo dei Mass Media all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Lavora con Poesia Visiva e Performance, portando avanti un’espressione artistica allineata con il Femminismo delle colleghe Carla Lonzi, Carla Accardi…

Il percorso espositivo tra gioco e presa di coscienza

L’artista non spinge né strattona, guida per mano o ti sospinge con una forza magnetica lunare. Entrando si può decidere se andare a destra o a sinistra in un percorso ciclico, un serpente che si morde la coda. Sono ben 18 sale, armonicamente concepite che si distribuiscono al terzo piano del museo. Si incontrano così opere iconiche come Oggi spose, 1977 in cui l’artista inscena un matrimonio presso la galleria romana Campo D.

Tomaso Binga, Bianca Menna e Tomaso Binga. Oggi Spose, 1977 – Courtesy Tomaso Binga, Archivio Tomaso Binga e Galleria Tiziana Di Caro

L’invito alla mostra riportava i ritratti delle spose. Lei vestita di bianco (dal matrimonio con il marito Filiberto nel 1959). Sempre Lei con un completo maschile, cravatta e occhiali da sole che interpreta la sua versione intellettuale, Tomaso.

Altre opere fondamentali sono la serie degli Alfabeti che nascono nel 1975 con Scrittura vivente. L’artista usa il suo corpo nudo per incarnare le lettere dell’alfabeto ma anche i numeri. Emula con la posizione della testa, delle membra e del busto la forma delle lettere, creando un linguaggio corporale ipnotico, che nulla ha a che fare con la sessualizzazione del corpo femminile. Anzi lo libera dagli stereotipi, dall’oggettivizzazione, lo rende uno strumento fluido di ri-semantizzazione.

Le opere di Bianca-Binga non si dimenticano

Tomaso Binga_Grafici di storie d’amore_1973_Courtesy Archivio T Binga Roma

Segnaliamo le opere Grafici di storie d’amore (1972-1973) e Ti scrivo solo di domenica (1977-78). Inoltre, la serie dei Dattilocodici inaugurata nel 1978 e portata avanti con continuità fino al 1982. Sono realizzati usando una macchina da scrivere e battendo sulla tastiera due lettere nello stesso istante. Ciò permette di creare dei simboli che richiamano animali, forme naturali ma anche antropomorfe…usa lettere, numeri, segni di interpunzione, caratteri speciali in maniera inedita e, oserei dire, geniale.

Ritratto di Tomaso Binga, mostra Playgraphies, Galleria La Cuba d’Oro, Roma, 2001- Courtesy Tomaso Binga, Archivio Tomaso Binga

Da non dimenticare le sue performance come “Carta da Parato” (1976-77) ma anche le sue opere più recenti come Lacrime di sirena (2017-20) e tutto il corpus della sua produzione poetica.

https://www.madrenapoli.it/mostre/euforia-tomaso-binga/

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