La spettacolare asta di arte del XX secolo di Christie’s a New York ha riacceso l’attenzione sul mercato, grazie a risultati in forte crescita e a stime prudenti.
Christies’s: un’asta da 690 milioni di dollari
La casa d’aste Christie’s ha inaugurato la stagione autunnale il 17 novembre 2025 a New York con una lunga serata in due parti. Prima un nucleo selezionato di opere provenienti dalla collezione di Robert F. e Patricia G. Ross Weis, poi un catalogo principale di 61 lotti dedicati all’arte del Novecento.
L’atmosfera nella sala di Rockefeller Center era vibrante, con un pubblico numeroso e partecipativo. Sebbene molte opere fossero coperte da garanzie di terzi, non sono mancati rilanci aggressivi e una concorrenza vivace, anche tra i presenti in sala.
La prima tranche, dedicata alla collezione Weis, comprendeva 18 opere: 15 con garanzie esterne e 3 sostenute direttamente da Christie’s.
Due di queste ultime non hanno raggiunto il prezzo minimo e resteranno quindi di proprietà della casa. Nel complesso, la sezione ha totalizzato 218 milioni di dollari, contro aspettative comprese tra 182 e 226 milioni.
Perché la collezione Weis è stata cruciale per il risultato?
Il lotto principale della collezione era il dipinto di Mark Rothko, No. 31 Yellow Stripe (1958), presentato con una stima superiore ai 50 milioni di dollari. Le stime, come di consueto, non includevano le commissioni, mentre i prezzi finali sì.
L’auctioneer Adrien Meyer ha aperto le offerte attorno ai 38 milioni di dollari. Nel giro di pochi secondi, il presidente globale Alex Rotter ha portato la cifra a 42 milioni per conto di un acquirente telefonico, segnalando subito un forte interesse internazionale.
La gara è proseguita rapidamente fino a un martello di 53,5 milioni di dollari, grazie anche ai rilanci telefonici gestiti da Katharine Arnold, vice chairman di Christie’s. Meyer ha più volte citato un tenace offerente online dal Connecticut, rimasto in corsa quasi fino all’ultimo. Con i diritti d’asta, il prezzo finale ha raggiunto 62,2 milioni di dollari.
Secondo l’avvocato e specialista di diritto dell’arte Thomas Danziger, il successo della serata si deve anche a valutazioni calibrate. A suo giudizio, stime in linea con i livelli correnti e riserve prudenti rappresentano oggi una combinazione decisiva per assicurare un buon esito alle aste.
Quali risultati ha ottenuto la vendita principale?
La vendita serale dedicata all’arte del XX secolo presentava aspettative complessive tra 358 e 533 milioni di dollari. Il totale finale ha raggiunto 471,7 milioni, cui si sommano i 218 milioni della collezione Weis per un incasso di circa 690 milioni, comprensivo dei premi.
Il risultato supera nettamente i 486 milioni registrati nella stessa asta dell’anno precedente e risulta leggermente superiore ai 640,8 milioni ottenuti nell’edizione 2023. Nel complesso, il confronto con le ultime due stagioni conferma un recupero di fiducia tra i collezionisti.
Su 62 lotti inizialmente previsti per la vendita principale, uno è stato ritirato prima dell’inizio, un ritratto di Henri Toulouse-Lautrec con stima minima di 6 milioni di dollari, e uno non ha trovato acquirente. Il resto del catalogo ha invece beneficiato di una domanda diffusa.
Quali opere hanno guidato la gara su Monet e gli Impressionisti?
Dopo una breve pausa tra le due sezioni, la tensione non è diminuita. Il top lot della vendita principale è stato un luminoso Nymphéas (1907) di Claude Monet, proveniente dal Kawamura Memorial DIC Museum of Art, situato vicino a Tokyo e venduto con garanzia di terzi.
L’opera era stimata tra 40 e 60 milioni di dollari. Le offerte si sono aperte a 26 milioni, con due specialisti di Christie’s che si sono contesi il quadro fino al martello, sceso leggermente sotto le aspettative a 39 milioni. L’aggiudicazione è andata a Johanna Flaum, vice chairman per Christie’s Americas, per un prezzo finale di 45,4 milioni di dollari, inclusi i diritti.
Lo stesso museo giapponese aveva affidato alla casa anche Le songe du Roi David (1966) di Marc Chagall, valutato tra 8 e 12 milioni. In contrasto con la relativa prudenza sul Monet, questa tela ha innescato una competizione serrata.
Come si sono sviluppate le aggiudicazioni record e le battaglie tra collezionisti?
In diversi momenti, i rilanci hanno superato i limiti delle riserve considerate “razionali”, segno di un desiderio deciso di aggiudicarsi i lotti più contesi. Un nuovo record d’asta è stato stabilito per Beauford Delaney: il dipinto The Sage Black (1967) è stato venduto a 1,5 milioni di dollari, più del doppio della stima massima di 700.000.
Per il Chagall, almeno sei potenziali acquirenti si sono dati battaglia. Tra questi, la senior specialist Michelle McMullan, in collegamento con un cliente particolarmente determinato mentre le offerte salivano oltre i 20 milioni di dollari e la tensione cresceva tra i presenti in sala.
Quando la contesa si è fermata intorno ai 22 milioni, Rotter si è spinto oltre il podio per incitare il cliente di McMullan a proseguire. Tuttavia non sono arrivati ulteriori rilanci, e il dipinto è stato aggiudicato al collezionista e advisor Ralph DeLuca, senior vice president per il settore pop culture da Sotheby’s, con un’offerta di 22,5 milioni, pari a 26,5 milioni con commissioni.
DeLuca è stato una presenza costante per tutta la serata, seduto nelle prime file e coinvolto in diversi lotti di primo piano. Questo protagonismo, insieme alla competizione serrata su alcuni nuclei, ha contribuito a creare il clima di “momenti di magia” tipici delle grandi aste internazionali.
Cosa indica la serata sullo stato del mercato dell’arte?
Per molti osservatori, la sessione ha confermato una svolta di fiducia già percepita durante la fiera Paris+ par Art Basel. L’advisor David Norman, per anni a capo del dipartimento Impressionist di Sotheby’s, ha sottolineato come quel momento abbia segnato un cambio rapido di umore tra galleristi e collezionisti.
Secondo Norman, diversi mercanti che non avevano concluso vendite significative da mesi hanno iniziato a chiudere accordi, alimentando aspettative positive per la stagione delle aste. A suo avviso, indipendentemente dal contesto macroeconomico, la domanda si allinea all’offerta quando le opere sono fresche, di alta qualità e valutate in modo realistico.
La serata di New York sembra confermare questa lettura: dopo mesi di incertezza, il pubblico sembrava preparato e determinato. Come ha sintetizzato Norman, i compratori erano pronti, e la combinazione tra materiali di rilievo e stime prudenti ha contribuito a rilanciare la fiducia nelle vendite serali di alto profilo.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.



