L’asta di Cambi Auction House a Genova trasforma un catalogo di maiolica e porcellana europea e non in un itinerario ragionato nella storia delle arti decorative.
Che cosa propone l’asta di maioliche e porcellana da Cambi Auction House?
Nel Castello Mackenzie di Genova, Cambi Auction House presenta l’asta “Maiolica, Porcellana e un bicchiere veneziano”, in programma il 15 aprile. Non è solo una vendita, ma anche una mostra aperta al pubblico il 10, 11, 13 e 14 aprile, in cui piatti, coppe e zuppiere diventano testimonianze di gusto e storia.
Il percorso espositivo riunisce una selezione di maioliche rinascimentali, barocche e del XVIII secolo provenienti dalle principali manifatture italiane, tra cui Faenza, Urbino, Deruta, Castelli e Savona. Inoltre, sono presenti raffinate porcellane europee, da Meissen a Sèvres, da Doccia a Vienna, che illustrano l’evoluzione del gusto tra XVIII e XX secolo.
Quali sono i lotti di maiolica più significativi?
Tra i pezzi di punta spicca una ciotola di Montelupo della metà del XVI secolo, decorata all’interno con una scena di Crocifissione. Sul bordo, eleganti partiture racchiudono tralci di quercia stilizzati su fondo bianco e blu, nel cosiddetto stile “a quartieri”.
Secondo il catalogo, l’opera ha un alto valore collezionistico, avendo fatto parte della prestigiosa raccolta europea di Eugen Miller von Aichholz (1835–1919), mecenate austriaco attivo a Vienna. La sua collezione era incentrata soprattutto su oggetti del Rinascimento italiano. La stima per questo esemplare è compresa tra 8.000 e 15.000 euro.
Dalla tradizione di Faenza proviene anche un’importante coppa compendiaria databile al penultimo quarto del XVI secolo. Il corpo modellato accoglie al centro una figura femminile in piedi con un cesto ricolmo di frutta, probabilmente allegoria dell’abbondanza o raffigurazione di Pomona, dea romana legata alla cura degli alberi da frutto.
In che modo il vetro veneziano dialoga con la maiolica?
Accanto alle ceramiche, il catalogo include un raro esempio di vetro veneziano: una coppa in vetro incolore realizzata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. La decorazione, a smalti policromi, presenta due figure mitologiche, probabilmente tritoni o geni delle acque, immerse in un paesaggio fluviale stilizzato.
Il linguaggio figurativo rivela un dialogo tra tradizione tardogotica e influssi rinascimentali, caratteristico della produzione muranese del periodo. Rispetto alle porcellane successive, questo oggetto mostra come la sperimentazione sul vetro anticipi alcune soluzioni decorative poi riprese nelle manifatture europee.
Come si presenta la selezione settecentesca di Faenza?
Il percorso nella ceramica continua nel XVIII secolo con una rara zuppiera di Faenza, dipinta da Filippo Comerio presso la manifattura Ferniani. Il catalogo ricorda che il pezzo proveniva dalla celebre collezione Crespi di Milano, elemento che ne accresce l’interesse per il collezionismo.
Dal punto di vista stilistico, il pittore conferma la propria mano riconoscibile in due piccole scene sul coperchio, perfetta espressione di gusto arcadico. Le figure, rese come tipiche “macchiette” in bruno e riempite con un verde brillante di consistenza acquosa, risultano ariose e luminose grazie al fondo bianco che rende trasparenti molte campiture.
Assolutamente originale è anche la voluta dell’ansa, slanciata come un’onda verticale e arricchita alla base da elementi floreali plastici. Le rose naturalistiche in rosso violaceo si ripetono sulle pareti esterne della vasca, motivi che la manifattura utilizzò spesso come decorazioni accessorie in particolare per le anse delle zuppiere. La stima per questo lotto è compresa tra 3.000 e 5.000 euro.
Quali porcellane e ceramiche persiane completano l’asta?
La sezione dedicata alla porcellana è altrettanto rilevante, con un focus sulla produzione russa tra XVIII e XIX secolo. Spicca un piatto realizzato per lo zar Paolo I, ornato dal monogramma imperiale incorniciato da foglie di quercia, simbolo di forza e longevità, con decorazioni dorate. La stima è compresa tra 800 e 1.200 euro.
In apertura di catalogo si trova inoltre un nucleo di oggetti persiani: coppe, ciotole, piatti e un pannello di piastrelle epigrafiche, esemplare iraniano del XIII–XIV secolo. Quest’ultimo è valutato tra 500 e 700 euro ed è particolarmente significativo per comprendere la raffinatezza della decorazione islamica su ceramica.
Per chi desidera approfondire il contesto storico e tecnico di queste produzioni, possono risultare utili i materiali del Victoria and Albert Museum e del Musée du Louvre, oltre alle schede pubblicate dal Metropolitan Museum of Art. Nel complesso, l’appuntamento genovese offre uno sguardo trasversale su manufatti rari, provenienze illustri e storie di collezionismo che attraversano secoli e geografie diverse.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.



