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Cable Depot, la galleria londinese e bulgara. Intervista al fondatore

Abbiamo intervistato Iavor Lubomirov, il fondatore di Cable Depot, una galleria che aveva sede a Londra e che ora ha aperto una nuova sede a Sofia. Abbiamo incontrato questa galleria d’arte internazionale ad Artissima, a Torino, due anni fa tramite il curatore d’arte Tiziano Tancredi. Il nome effettivamente “Cable Depot” deriva dal vecchio deposito di cavi che vi era in precedenza in quella che è diventata la prima sede londinese.

La storia di Cable Depot

Come è nato Cable Depot? 

Cable Depot è stato il culmine di oltre un decennio di lavoro all’interno in quella che era la fucina artistica londinese dei primi anni ’10. Ho aperto Cable Depot nel 2019 in un piccolo magazzino industriale sulla riva sud-est del Tamigi. Di fronte a me c’era Thames Side Studios – un enorme complesso di studi per artisti e creatori. Stavo cercando di creare un nuovo modello di spazio che fosse disegnato, innanzitutto, sulle esigenze dell’artista e che si basasse su delle linee guida semplici ma essenziali a livello di programmazione quali: tempistiche lunghe per far decantare le idee progettuali prima che abitassero lo spazio; pareti accessibili dal retro per elementi elettrici, tecnici e di installazione nascosti; dimensioni delle pareti interne che rispettassero le giuste proporzioni per proiezioni in 16:9… Dopo uno scambio solitamente di almeno due anni, gli artisti sono stati invitati a prendere possesso dello spazio per periodi prolungati di libera sperimentazione. I risultati sono stati al di là di ogni aspettativa. Nel 2022, ho iniziato a esplorare la possibilità di rappresentare artisti con cui, per la maggior parte dei casi, avevo lavorato e che collezionavo da oltre un decennio.

Ritratto di Iavor, Proprietario di Cable Depot

Da Londra a Sofia e viceversa

Hai iniziato a Londra e recentemente hai aperto una nuova sede a Sofia. Come bulgaro, qual è la tua prospettiva sul mercato dell’arte e sulla rete artistica in Bulgaria? E perché hai scelto di aprire lo spazio al Mercato delle Donne?

Dopo tre partecipazioni ad Art-O-Rama (2022, 23, 24) e due anni ad Artissima (2023, 24) sono riuscito ad aprire la mia nuova galleria dei sogni in Bulgaria quest’anno. La scelta della location del Mercato delle Donne a Sofia è significativa storicamente, architettonicamente e per le diverse comunità che rappresenta. Cable Depot si trova, infatti, in una delle piazze centrali del mercato. È in un ex negozio di seconda mano con soffitti alti, accanto a Punta Gallery, uno spazio artistico con sede a Sofia con cui collaboriamo spesso.  

Cable Depot Sofia. Vista dell’installazione di Sarah Pager – “a volte la fame può essere scambiata per sete”. Fotografia di Mihail Novakov

Dall’apertura nel marzo del 2025, Cable Depot Sofia ha partecipato a due fiere. Art-O-Rama, dove il nostro debutto nella sezione Gallerie è stato riconosciuto con una Menzione Speciale al Because of Many Suns Prize. Poi, Cable Depot ha partecipato ad Artissima: il nostro stand è stato particolarmente apprezzato in un articolo dal critico d’arte di Londra Tabish Khan. A giugno, Cable Depot Sofia ha ospitato Bianca Boeckel Galeria dal Brasile. Nel 2026, non vedo l’ora di ampliare la portata internazionale della galleria, esponendo negli spazi espositivi di First Floor Gallery Harare nello Zimbabwe e da Bianca Boeckel Galeria a San Paolo. Non vedo l’ora che arrivino le collaborazioni con Sold Out Design Sofia e Ravnikar Gallery Ljubljana durante le fiere del prossimo anno.

La scuderia di artisti

Come descriveresti la tua scuderia di artisti (Charlie Warde, Georgina Sleap, Liz Elton, Victoria Rance)? Quali qualità ti convincono a rappresentarli?

Ci sono 3+1 qualità che cerco in un artista. Le prime tre sono così ben riassunte in una citazione di Ruskin nel testo della recente mostra di Barbara Carnevale al Cable Depot, riguardo le tre H delle belle arti in inglese “hand, head, heart”, in italiano “la mano, la testa e il cuore”. Gli artisti che Cable Depot attualmente rappresenta sono artisti che conosco, con cui ho lavorato, che ho esposto, supportato e collezionato per anni. Questa è una dinamica necessaria perché i lavori a mio modo di vedere più validi di solito necessitano di un tempo significativamente lungo per essere realizzati.

Cable Depot Londra. Vista dell’installazione di Richard Ducker e Robert Good – ‘BREAKING’. Fotografia di Iavor Lubomirov.

Le qualità degli artisti

I dipinti di Charlie Warde richiedono mesi di ricerca e realizzazione (il suo processo è meticoloso e il suo soggetto decisamente impegnativo). Ogni opera di Liz Elton ha un’instabilità intrinseca che ha bisogno di diversi anni prima di arrivare al punto in cui si potrà iniziarne a valutare l’aspetto materiale. Vivere queste opere dal punto di vista fisico è come far prova di un incontro spirituale e la loro dimensione transeunte gioca un ruolo decisivo in questo processo. Sebbene il messaggio di Liz abbia una portata di molto maggiore rispetto a questa sintesi, la sua intensità è ineludibile. Victoria porta la scultura nel film e nella performance e crea queste immense storie sulla Terra, il nostro terreno ancestrale comune, con gli altri e con tutto ciò che vive intorno a noi, per comprendere il presente e il futuro attraverso uno sguardo più ampio. Il processo creativo di Georgina è incredibile. Associo sempre il suo lavoro alla scultura ma in realtà l’ho incontrata per la prima volta alla Prince’s Drawing School. Il suo lavoro è così intimamente connesso con la materia, ma emana da connessioni ed esperienze umane, specialmente con artigiani tradizionali con cui ha lavorato nel Regno Unito e in Egitto. Stiamo discutendo di una mostra nel 2027, restate sintonizzati.

Quello che tutti questi artisti per me hanno in comune è il tempo della riflessione con cui si allontanano dal loro medium per poi essere in grado di ritornarci con consapevolezza.

La partecipazione alle fiere d’arte

Investi molto nelle fiere come Artissima, tra le altre. Cosa significa per te partecipare a una fiera d’arte? Le tue aspettative sono state soddisfatte?

Ritengo il mio approccio alle fiere estremamente personale e peculiare. Questo è dovuto al fatto di aver presentato gli stessi artisti in due edizioni della stessa fiera, che continua dunque a richiamarmi e ad incoraggiare la mia insistenza dal punto di vista curatoriale sulla necessità di trovare nuove vie e sperimentare. Le fiere sono una forma di investimento serio negli artisti e nella galleria stessa, motivo per cui ogni partecipazione nasce da un progetto comune, condiviso con gli artisti stessi. Per il mio debutto ad Artissima 2023, Charlie Warde e Davide Bertocchi hanno trascorso del tempo a Ivrea, documentando un monumento significativo della storia architettonica e sociale italiana. Bertocchi ha monumentalizzato le sue fotocamere analogiche in marmo italiano, distruggendole nel processo di modellazione e Warde ha creato una serie di tre lastre di rame delle ultime fotografie di Bertocchi. Un progetto estremamente interessante e molto apprezzato tanto che Occula Magazine ci ha segnalato come uno dei dieci momenti salienti della fiera. Artissima e Art-O-Rama hanno dato ai miei artisti un’esposizione inestimabile, spero vivamente di continuare a partecipare.

La gamma del mercato dell’arte

Quale segmento di mercato stai prendendo di mira? Qual è la fascia di prezzo delle opere dei tuoi artisti? Potresti fornire alcuni esempi?

 Abbiamo venduto opere a diversi collezionisti, ma la fascia di prezzo degli artisti che rappresento è tipicamente tra €5-20K, con alcune opere più piccole disponibili nella fascia €1-5K.

Quali sono i tuoi pensieri sull’arte digitale e le pratiche più effimere?

Il medium è appropriato al contenuto? Questa è l’unica domanda. Ho lavorato con curatori di arte digitale, ad esempio Pita ed Elliott Burns di Offsite Project – una piattaforma importante per la curatela dell’arte digitale – ma la mia esperienza con l’arte online è limitata. Tuttavia, l’effimero dell’arte digitale spaventa. Sembra fragile anche perché non ho contezza di come si possa archiviare. Quindi l’arte effimera è più una categorizzazione fisica per me: Eva Hesse, Anya Gallacio, ma anche Michael Landy e Gustav Metzger… e certamente Liz Elton che ho scelto per lo stand di Artissima quest’anno e che attualmente ha una personale sia da Cable Depot che dalla vicina Punta Gallery. Capisco ovviamente che è una posizione impegnativa da prendere in un contesto di mercato, dove le questioni archivistiche e di conservazione di un’opera sono per forza di cose così pertinenti. Eppure, dai collezionisti istituzionali a quelli privati, acquistare qualcosa di materialmente effimero deve andare oltre l’oggetto in sé stesso. La fruizione di tali opere a parete offre delle possibilità praticamente monumentali, mostrando al contempo il loro mutarsi con il trascorrere del tempo. Ma è proprio la qualità intrinsecamente effimera del lavoro di Liz che permette loro di vivere e di respirare, di muoversi come un alito di vento mentre ti ci avvicini. Non è un lavoro che si preoccupa del proprio ciclo di vita, al contrario contiene un messaggio per il futuro, per una nuova vita.

Liz Elton a Artissima

Team Cable depot ad Artissima 2025. Da sinistra a destra: Liz Elton, Charlie Warde, Iavor Lubomirov, Ivasha Hristova, Tiziano Tancredi.

La pratica di Liz Elton si occupa di rifiuti, compost e riciclo della materia. Perché hai scelto di presentare la sua ricerca in una mostra bi-personale a Torino con Charlie Warde? C’è un collegamento con l’Arte Povera? Come ti aspettavi che collezionisti e professionisti dell’arte rispondessero?

C’è una storia abbastanza lunga dietro questo progetto perché ho pensato per anni di esporre Charlie e Liz in un duo show. Ne abbiamo parlato insieme tutti e tre sin da subito, sin da quando ci siamo conosciuti. Tecnicamente, sono entrambi pittori, entrambi portano la pittura all’estremo, entrambi entrano ed escono dalla grande tradizione della pittura per sintetizzare qualcosa di completamente nuovo. Stanno anche affrontando questioni collegate tra loro: lo spreco, il riciclo, la vita sociale, realtà sistemiche che fanno parte della nostra quotidianità. La risposta è stata decisamente emotiva. Il lavoro di Liz si collega effettivamente in modo molto naturale alle idee e agli approcci sui materiali propri dell’Arte Povera. Queste sono realtà sociali e sistemiche. Parte della nostra vita quotidiana. La risposta è stata piuttosto emotiva. Il lavoro di Liz si collega effettivamente in modo molto naturale alle idee e agli approcci materiali dell’Arte Povera.

Consigli per nuovi collezionisti

Se fossi un consulente d’arte, quali artisti rappresentati da altre gallerie (simili o più affermate) consiglieresti di collezionare o tenere d’occhio?

Seung Ah Paik, con cui ho lavorato anni fa a Londra e che ora sta crescendo rapidamente con la Bortolami Gallery a New York. Dai uno sguardo alla sua prossima commissione al Rubel Museum! Anche Benjamin Jones alla LOOM Gallery a Milano. Le sue fotografie sono sublimi. 

Quali opere d’arte ti piacerebbe avere personalmente nella tua collezione?

Oh cielo, una gigantesca tela di Seung Ah Paik per favore! Oppure Le Moutier di Charlie Warde che ora è in una meravigliosa collezione ma che mi mancherà per sempre.

Cable Depot

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