A Milano va in scena la dispersione della storica raccolta Conforti, una collezione che ripercorre mille anni di chiavi, serrature e forzieri europei.
Come nasce e quando si terrà l’asta della collezione Conforti?
Il 26 marzo 2026, alle ore 15, negli spazi di via San Marco 22 a Milano, Cambi Casa d’Aste, in collaborazione con Stadion Casa d’Aste, darà avvio alla vendita che segna l’inizio della dispersione della collezione Leopoldo Conforti. L’incanto si svolgerà in un unico turno e rappresenta l’esito di oltre cinquant’anni di ricerche, studi e passione coltivati all’interno della famiglia Conforti.
Si tratta di uno degli appuntamenti più attesi per il mercato dell’antiquariato e per gli studiosi delle arti applicate. La raccolta, costruita in oltre mezzo secolo, documenta l’evoluzione dell’arte fabbrile europea tra Medioevo e XIX secolo, offrendo un panorama raro per coerenza e ampiezza.
Che cosa rende unica la collezione Conforti?
L’insieme riunisce un nucleo straordinariamente coerente di manufatti che abbracciano circa dieci secoli di storia. Chiavi, serrature, lucchetti, forzieri e cofanetti raccontano, in sequenza, un lungo percorso dalla piena età medievale all’Ottocento, restituendo un quadro articolato e rappresentativo della produzione europea.
Le opere provengono da diverse aree geografiche, con presenze significative dalle sfere germanica, francese, italiana e mediterranea. In questo modo il corpus consente una lettura ampia e comparativa dell’evoluzione tecnica e formale dell’arte della manifattura, mettendo a confronto soluzioni costruttive e linguaggi decorativi.
La selezione dimostra come oggetti nati per l’uso quotidiano abbiano raggiunto, nei secoli, livelli di qualità esecutiva e raffinatezza tali da essere riconosciuti come autentiche espressioni artistiche. Chiavi e serrature, strumenti funzionali per eccellenza, si rivelano qui manufatti capaci di sintetizzare ingegno tecnico, ricerca estetica e padronanza dei materiali.
In che modo la raccolta rivaluta chiavi e serrature nella storia dell’arte?
In questo senso, la collezione riattribuisce piena dignità storica e culturale a una tipologia spesso relegata ai margini della storia dell’arte. Gli oggetti, presentati in sequenza cronologica e per tipologie, mostrano livelli di invenzione pari a quelli delle arti maggiori, ma applicati a supporti d’uso.
Il pubblico potrà avvicinarsi ai lotti durante l’esposizione che precede la vendita, in programma venerdì 20, sabato 21, lunedì 23 e martedì 24 marzo, con orario continuato 10-19. Inoltre, mercoledì 25 e giovedì 26 marzo l’apertura è prevista dalle 10 alle 13, offrendo comunque un’ulteriore occasione di osservare da vicino la varietà e la qualità dei pezzi selezionati in decenni di ricerca.
Chi era Leopoldo Conforti e come è nata la sua collezione
All’origine della collezione c’è una storia che intreccia casualità e radici familiari. Negli anni Settanta Leopoldo Conforti (1926-2024), imprenditore alla guida dell’azienda di famiglia specializzata nella produzione di casseforti e sistemi di sicurezza, si imbatte in un’antica chiave che accende il suo interesse. Quell’acquisto segna l’avvio di un percorso destinato a svilupparsi per oltre mezzo secolo.
Da quel momento curiosità tecnica e attrazione per la qualità formale degli oggetti alimentano una costante attività di ricerca e approfondimento. Non si tratta di un semplice accumulo, ma di un lavoro progressivo di studio, confronto e selezione che trasforma una passione privata in un insieme di rilievo europeo.
L’attività industriale della famiglia, fondata su innovazione meccanica, precisione costruttiva e cultura della sicurezza, offre il contesto ideale per lo sviluppo di questo interesse. Si crea così un dialogo continuo tra pratica contemporanea e tradizione storica, in cui l’osservazione dei meccanismi antichi nutre la progettazione del presente.
Perché lo studio delle chiavi è stato centrale per Conforti?
Per Leopoldo Conforti comprendere l’evoluzione delle serrature e osservare da vicino i meccanismi antichi non è solo un esercizio erudito, ma un’estensione naturale della propria identità professionale. Lo studio delle tecniche di forgiatura e lavorazione del ferro entra a far parte di un percorso coerente, in cui il sapere tecnico del presente trova le proprie radici nella maestria artigianale del passato.
Nel corso dei decenni la raccolta si amplia fino a comprendere centinaia di esemplari, selezionati non solo per rarità o antichità, ma soprattutto per qualità esecutiva, complessità tecnica ed eleganza delle soluzioni formali. Ne risulta un insieme costruito secondo criteri tipologici e cronologici, frutto di studio sistematico supportato da una biblioteca specialistica tra le più complete nel settore.
Con il tempo, l’insieme assume una dimensione che supera quella di una semplice collezione privata, configurandosi come un vero e proprio museo d’impresa. Il caveau che lo custodisce è concepito non soltanto come spazio di deposito, ma come luogo di racconto e trasmissione capace di restituire il valore storico e culturale dei manufatti.
Come si articola il percorso storico della collezione?
In questo contesto, la raccolta si presenta come una testimonianza organica dell’evoluzione dell’arte della chiave e della serratura, mettendo in luce come questi manufatti abbiano raggiunto esiti di altissimo livello artistico. Le diverse epoche sono rappresentate attraverso esemplari emblematici che permettono di seguire le trasformazioni formali e tecniche.
Le chiavi altomedievali, in genere semplici, presentano steli lunghi e sottili con impugnature circolari o ovali, caratterizzate da una decorazione limitata. A partire dai secoli successivi all’anno 1000, con il progresso della metallurgia, questi oggetti iniziano a trasformarsi profondamente e la parte non coinvolta nel meccanismo, il manico, diventa il luogo privilegiato per l’invenzione decorativa.
Tra XIII e XIV secolo, soprattutto in Francia, compaiono le chiavi gotiche con impugnature traforate e sagomate, spesso ispirate all’architettura del tempo, con motivi trilobati, a quadrifoglio o a rosone. Nel corso del tempo queste forme si arricchiscono fino a trasformarsi in vere sculture in miniatura, capaci di coniugare funzione e ornamento.
Che ruolo ha il Rinascimento nella storia delle chiavi artistiche?
Con il Rinascimento l’arte della manifattura viene investita dallo spirito innovativo dell’epoca. Le botteghe europee iniziano a sperimentare nuove soluzioni, sia sul piano tecnico sia su quello decorativo, introducendo motivi figurativi complessi anche in ambito meccanico.
Dalla seconda metà del XVI secolo gli artigiani sviluppano la capacità di modellare il ferro a tutto tondo, creando impugnature elaborate che raffigurano figure fantastiche, come chimere, draghi, grifi, sirene e mascheroni. Queste chiavi sono spesso realizzate come “capolavori”, prove richieste per ottenere il titolo di maestro e accedere alle corporazioni.
Il risultato sono oggetti in cui precisione meccanica e libertà figurativa convivono. Rispetto ad altre tipologie di arti applicate, la concentrazione di invenzione su un supporto così minuto sottolinea la perizia di queste officine e il livello di committenza che sosteneva tali produzioni.
Che cosa sono le chiavi a rosone e le chiavi a lanterna?
Tra i modelli più raffinati spiccano le cosiddette chiavi a rosone, probabilmente sviluppate a Venezia alla fine del XV secolo. In questi esemplari l’impugnatura traforata, racchiusa in una cornice circolare o ellittica, richiama i rosoni delle cattedrali gotiche, traducendo motivi architettonici in scala ridotta.
Da questo elemento centrale si sviluppano articolati piccagnoli, canne trilobate e complessi pettini, talvolta organizzati in forme labirintiche. Non si tratta solo di strumenti funzionali, ma di oggetti di prestigio, spesso utilizzati per dimostrare perizia tecnica; il loro successo è tale da favorirne la diffusione in molte regioni europee, dalla Lombardia alla penisola iberica fino all’Europa settentrionale.
Tra XVII e XVIII secolo si afferma in Francia una tipologia particolarmente scenografica, nota come chiave “a lanterna”. In questi esemplari l’impugnatura assume una struttura tridimensionale complessa, simile a una piccola architettura gotica, con una piramide tronca poggiata su un rosone decorativo, impreziosita da trafori, maschere e motivi vegetali.
Quali serrature, forzieri e sistemi di sicurezza sono in collezione?
La superficie di queste chiavi richiede una lavorazione di estrema precisione e lunghi tempi di esecuzione; alcuni pezzi recano persino la firma dell’artigiano, a testimonianza del valore attribuito a tali creazioni. Accanto alle chiavi, la raccolta comprende serrature, cofanetti e forzieri che documentano l’evoluzione dei sistemi di sicurezza nel corso dei secoli.
Nel Medioevo le serrature sono spesso collocate all’esterno delle porte, dove possono esibire decorazioni complesse. Con il tempo vengono progressivamente spostate all’interno, aumentando la protezione dei meccanismi senza rinunciare alla sofisticazione tecnica che ne caratterizza la progettazione.
Particolarmente significativi risultano i forzieri tedeschi del XVI secolo, dotati di raffinati sistemi di chiusura a più scrocchi. In questi dispositivi un unico movimento della chiave è in grado di azionare simultaneamente numerose sbarre distribuite sui lati e sul coperchio, attraverso un sistema coordinato di molle, contromolle e rimandi.
Qual è il significato culturale della dispersione all’asta?
Il funzionamento di questi meccanismi rappresenta una delle espressioni più avanzate dell’ingegneria artigianale dell’età moderna. In questo quadro, la collezione Conforti non è soltanto un insieme di oggetti rari, ma un archivio di soluzioni tecniche che raccontano il rapporto tra sicurezza, invenzione e bellezza.
Come sottolinea il catalogo dell’asta, la dispersione di una raccolta costruita in modo così organico non rappresenta solo un momento di mercato, ma un vero passaggio di testimone. Ogni oggetto, selezionato con cura nell’arco di mezzo secolo, porta con sé non solo la traccia del proprio tempo storico, ma anche lo sguardo e la sensibilità di chi lo ha scelto, studiato, catalogato e custodito.
La vendita intende dunque celebrare tanto l’eccellenza tecnica e formale dei manufatti quanto la figura del collezionista e della famiglia che ne ha reso possibile la nascita e la crescita. In un’epoca in cui la produzione industriale tende alla standardizzazione, la raccolta Clavis ricorda come l’arte del ferro battuto e della serratura sia stata, per secoli, terreno privilegiato di creatività, invenzione e virtuosismo.
Attraverso questo catalogo si intrecciano la storia di una famiglia imprenditoriale e quella di un collezionista appassionato con la più ampia vicenda dell’artigianato europeo. Grazie allo studio e alla dedizione, questo patrimonio dimostra di essere ancora straordinariamente vitale e attuale, offrendo nuove prospettive di indagine anche alla ricerca contemporanea.
Immagine: 2 Due chiavi romaniche in ferro forgiato. Francia, XII secolo. Courtesy Cambi

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


