A Palazzo Serbelloni, Sotheby’s Milano trasforma un’asta in un percorso attraverso secoli di arte e collezionismo, svelando il gusto italiano tra opere eterogenee e storie di viaggiatori.
Come si presenta il nuovo capitolo del viaggio nel collezionismo italiano?
Nel cuore di Milano, a Palazzo Serbelloni, Sotheby’s propone “An Italian Collecting Journey – Chapter II”, un itinerario che unisce mostra e vendita. L’asta si svolge in modalità live il 25 marzo e online fino al 26 marzo, mentre l’esposizione della collezione privata è visibile fino al 22 marzo.
L’operazione è concepita come un attraversamento della tradizione figurativa e decorativa della penisola. Non esistono confini rigidi tra dipinti antichi, sculture, micromosaici e oggetti d’arte applicata, che dialogano in un unico racconto sulla formazione del gusto nazionale.
Il progetto si ispira idealmente al “Viaggio in Italia” di Johann Wolfgang von Goethe, che vedeva nel rapporto con gli oggetti un modo per conoscersi. Allo stesso modo, il percorso costruito a Milano invita a leggere le opere come tracce identitarie, lontane da ogni illusione collezionistica e vicine invece a un esercizio di conoscenza.
Quali figure storiche emergono tra i lotti in evidenza?
Tra i protagonisti spicca Sir William Hamilton (1730–1803), ambasciatore britannico a Napoli, collezionista e pioniere degli studi vulcanologici. Le sue osservazioni sul Vesuvio, illustrate da Pietro Fabris, sono considerate uno dei massimi esempi della poetica del Sublime.
Questi temi affiorano in catalogo nel celebre “Campi Phlegraei” (lotto 64), volume che unisce scienza, paesaggio e fascinazione per le forze naturali. L’opera testimonia lo sguardo internazionale rivolto al territorio napoletano nel Settecento, in un dialogo costante tra ricerca erudita e meraviglia visiva.
Accanto a Hamilton, la selezione valorizza la figura di Giuseppe Beccadelli, principe di Camporeale, diplomatico e riformatore illuminato che contribuì al rinnovamento culturale della Napoli borbonica. Centrale fu il suo ruolo nella concentrazione delle collezioni Farnese nel neonato Museo Borbonico, nucleo dell’attuale Museo Archeologico Nazionale.
A Milano questo percorso riformatore è evocato dal busto in biscuit proveniente dalla Real Fabbrica Ferdinandea, modellato da Filippo Tagliolini e datato 1781 (lotto 66). L’opera cristallizza in forma plastica il clima di rinnovamento che, a partire dal 1780 circa, investì la capitale del Regno di Napoli.
Quali risultati ha ottenuto il primo capitolo di questo progetto?
Il precedente appuntamento con “An Italian Collecting Journey” ha confermato il forte interesse del mercato. Nel settembre 2025 il primo capitolo ha più che raddoppiato la stima iniziale, raggiungendo un totale di 4,1 milioni di euro.
Inoltre, la vendita ha registrato un tasso di aggiudicazione pari al 94%, dato che sottolinea la coerenza del progetto curatoriale e la sua capacità di intercettare il gusto dei collezionisti contemporanei. Il secondo capitolo si inserisce dunque in una traiettoria già consolidata.
In che modo il percorso espositivo attraversa tecniche e centri italiani?
La selezione si distingue per un impianto volutamente eterogeneo, che attraversa secoli, tecniche e categorie. Come sottolinea Francesco Morroni, Senior Director Works of Art, Furniture, Ceramics di Sotheby’s Italy, non si tratta semplicemente di un insieme di oggetti preziosi.
Secondo Morroni, ogni pezzo è stato scelto perché in grado di raccontare un aspetto essenziale del gusto, della storia e della sensibilità del Paese. Questo intreccio di rimandi culturali e intuizioni estetiche profonde crea l’unità sotterranea della collezione e rende questo secondo capitolo particolarmente rivelatore del suo spirito.
Il viaggio tocca i micromosaici romani, rappresentati dal lotto 90, e approda alle raffinate lavorazioni in pietre dure fiorentine. Tuttavia il percorso non si limita ai grandi centri: prosegue infatti attraverso delicati manufatti in tartaruga incisa a piqué di area napoletana, come il lotto 75.
Un’ulteriore sezione valorizza le scatole in oro e smalti realizzate da importanti maestri europei, tra cui Blerzy (lotto 79), Le Bastier (lotto 86) e Vachette (lotto 106). Questo nucleo sottolinea come il gusto italiano si sia spesso confrontato con la produzione d’Oltralpe, in un dialogo costante tra committenze e manifatture.
Quali oggetti simbolici raccontano il gusto e lo stile di vita?
Fra i lotti più evocativi spicca uno splendido bracciale a micromosaico (lotto 87), con l’iscrizione latina “DVLCIS VITAE“. L’espressione richiama la radice semantica di quella che sarà poi l’iconica “Dolce Vita” novecentesca, suggerendo un filo sottile tra gusto neoclassico e immaginario moderno.
La scelta di un gioiello come veicolo di questo motto rivela l’intreccio tra arte, stile di vita e rappresentazione sociale. Nel complesso, l’oggetto funziona come sintesi di un’idea di piacere e raffinatezza che attraversa la cultura italiana ben oltre il suo secolo di produzione.
Il percorso si sposta poi su Venezia, attraverso una selezione di arredi e arti decorative lagunari. Rispetto ad altri centri, la città emerge per la capacità di coniugare teatralità, colore e virtuosismo tecnico, elementi che hanno segnato la sua produzione tra Sette e Ottocento.
Detto ciò, il racconto non resta ancorato all’Adriatico: un salto all’indietro nel tempo conduce alla bottega degli Embriachi, con cofanetti e oggetti in avorio e osso intagliati. Questi manufatti testimoniano la fortuna delle arti suntuarie tra tardo Medioevo e primo Rinascimento.
Che ruolo hanno le opere lapidee e la devozione medievale nel percorso?
Accanto agli oggetti in materiali preziosi, la collezione comprende un nucleo di sculture e manufatti lapidei. Tra questi spicca un pluteo carolingio (lotto 2), che documenta la diffusione di un lessico decorativo altomedievale spesso noto solo attraverso frammenti.
Altro elemento di rilievo è un raro medaglione in verre églomisé raffigurante una Crocifissione (lotto 3), riconducibile alla devozione umbra del XIV secolo. L’opera unisce intensità iconica e raffinatezza tecnica, ponendosi come preziosa testimonianza della spiritualità tardo medievale.
Come vengono rappresentate le tradizioni italiane nella pittura antica?
Una sezione dell’asta è dedicata ai dipinti antichi, chiamati a raccontare tradizioni, rituali e codici visivi del Paese. Tre opere, in particolare, sono state dichiarate di interesse culturale dallo Stato italiano, a conferma della loro rilevanza storica e artistica.
La prima è il raffinato “Ritratto di nobildonna” di Pierre Subleyras (lotto 38), che restituisce il volto della committenza aristocratica. La seconda è la sontuosa “Natura morta con dolci, tulipani e rose” di Nicola Massa Recco (lotto 69), un trionfo di dolci e fiori su un piatto di peltro.
A completare il trio interviene un elegante capriccio architettonico di Canaletto (lotto 47), dove l’invenzione scenografica trasfigura vedute e rovine. Insieme, queste opere compongono un mosaico di sguardi sul vivere all’italiana, tra rappresentazione sociale, sensualità della tavola e costruzione immaginaria dello spazio urbano.
Quale visione dell’identità italiana emerge da questa raccolta?
Per Mario Tavella, Chairman Sotheby’s Europe e Presidente di Sotheby’s France, questo secondo capitolo è un omaggio allo sguardo curioso e appassionato con cui l’Italia è stata osservata nei secoli. Viaggiatori, committenti e artisti hanno contribuito a costruire un grande mosaico di identità culturale.
Ogni lotto racconta una traiettoria personale, ma nel complesso la raccolta disegna un’unica narrazione sul gusto, dalla Napoli borbonica alla Venezia settecentesca, fino alla devozione umbra medievale. In questo senso, l’appuntamento milanese si configura come una tappa significativa nel più ampio percorso di valorizzazione del collezionismo italiano.
Per approfondire il contesto storico-artistico dei protagonisti di questa storia è possibile consultare le schede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, le risorse del Ministero della Cultura e il catalogo online di Sotheby’s, che documenta in dettaglio ogni lotto in vendita.

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin.
Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è anche co-founder e direttrice di Econique e della rivista Cryptonomist. E’ stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes.
Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro “NFT: la guida completa’” edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.


