Si è appena conclusa la quattordicesima edizione di Art Genève: 81 gallerie da 27 paesi, una fiera dalle dimensioni modeste se comparata ad Art Basel Basilea, Paris e Miami. Non a caso viene definita Salon d’Art. Grazie a un sistema di agevolazioni, gallerie emergenti europee riescono a partecipare con un prezzo calmierato, facendo così il loro primo ingresso in fiera.
Come abbiamo sottolineato nell’articolo sul mercato svizzero del 2024, Ginevra ha contribuito con il 5% del fatturato nazionale. La Svizzera detiene il 2,2% del mercato globale dell’arte. Insieme a Basilea, Ginevra si sta affermando come hub per aste d’arte contemporanea e arte asiatica, attirando collezionisti e investitori da tutto il mondo.
Nata nel 2012 come creatura di Thomas Hug — oggi fondatore di MAZE — ora alle redini vede Charlotte Diwan, che ne consolida l’identità raccolta e curatoriale.
Il pubblico di Art Géneve

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Il riscontro del pubblico è significativo: un totale di 28.000 presenze. Si segnala anche la particolare cura dei corridoi e degli spazi comuni grazie alla presenza di Teo Jakob, galleria di design di Berna, che contribuisce a rafforzare la qualità visiva dell’esperienza fieristica.
I premi e le acquisizioni
Il MAMCO, con In Course of Acquisition, esplicita il suo processo di acquisizione museale in progress aggiungendo nel suo stand le opere via, via comprate dalle gallerie presenti. Nel suo stand domina un’opera che richiama Lucio Fontana ed Enrico Castellani. È del giapponese Katsumi Nakai (1927–2013), artista che entrò in contatto con la Nuova Scuola di Milano ed è oggi rappresentato da Studio Gariboldi. Il 30° Prix Mobilière premia invece un giovane talento svizzero. È stato conferito a Cassidy Toner per “la sua analisi ironica e critica del mondo dell’arte”. Interessante, rispetto ad altre fiere, il ruolo ricoperto dalle istituzioni come
FCAC Fonds cantonal d’art contemporain Genève (300.000 franchi ogni anno per l’acquisizione di opere d’arte). La FMAC è invece la collezione della “ville” ed espone in fiera le new entries del 2025 (400.000 franchi di budget annuale).
Tendenze di Art Genève: Neo-Geo e pittura

Tra gli stand si avverte chiaramente la presenza di due figure iconiche della scena ginevrina. Parliamo di John Armleder (1948) — in mostra sia al MAMCO sia al Musée d’art et d’histoire — e Sylvie Fleury (1961). Quest’ultima gioca con gli stereotipi legati al genere e con una geometria solo apparentemente rigida. Questi artisti segnano un ritorno di interesse per la Neo-Geo, accompagnato da una predilezione per la pittura e per le opere bidimensionali.
Black artists e mercato

Grande attenzione è rivolta alle opere di black artists. Galerie 38 di Marrakech presenta un arazzo blu mozzafiato di Barthélémy Toguo (260.000 euro). Gowen espone Roméo Mivekannin (Benin, 1986), con riletture su velluto di capolavori occidentali — come Louise Albertine de Haussonville, 1845, di Ingres — in cui sostituisce il volto del protagonista con il proprio autoritratto. Fenomeno molto ginevrino è Omar Ba, presente nello stand di Wilde. È arrivato in città circa dieci anni fa, presentato da un artista senegalese più noto: Ousmane Dia. I suoi prezzi sono schizzati da poche centinaia a 100.000 franchi. Si confronta con la commistione tra la cultura d’origine e quella europea. Essendo anche decorativo ha molto potenziale commerciale, infatti, è stato incluso nella scuderia di Templon. Un caso che conferma il mercato dell’arte contemporanea africana è la galleria parigina MAGNIN-A.


Le gallerie blue chip

Tra le presenze più consolidate spicca Pace Gallery, invitata a creare un’installazione immersiva di Michal Rovner (i valori delle opere più piccole vanno dai 175.000 ai 100.000 euro). Da Templon, Anne-Claudie Coric sottolinea l’affluenza costante e le vendite rapide. Richard Saltoun vende lavori di Flaminia Veronesi su carta e in ceramica, tra 2.800 e 3.500 euro. Greta Schödl, sempre da Saltoun ha prezzi che abbracciano un range dai 3.000 ai 20.000 euro. Ma lo stand presenta anche opere di Gino Marotta.
Non mancano gallerie solide come Tornabuoni, Galleria Enrico Astuni, Hauser & Wirth.
Le Minotaure, galleria con artisti storicizzati di Parigi, propone un focus su delle gouache e matita colorata di Jules Pascin (alcune vendute). Si nota un bel bronzo di Alexander Archipenko Torse Hollywoodien (version B), 1936-1958.
Gallerie in crescita

Tra le gallerie in crescita si segnala Lara Sedbon (Marais), che presenta un solo del pittore figurativo Adrien Belgrand (Parigi, 1997), vendendo tre dipinti (3.000 – 8.000 euro). Le Filles du Calvaire propone un duo show con le sculture di Kate McGwire e i lavori di Clara Rivault, sotto i 20.000 franchi. Da Sébastien Bertrand, i ritratti ravvicinati di Sang Woo Kim risultano tutti venduti, con collezionisti in lista d’attesa.
Novità per Ginevra, Le Plaza

Grande attesa per la prossima apertura di Le Plaza. Sarà un centro dedicato al cinema che aprirà a Ginevra ad inizio 2027. Includerà un cinema, degli spazi d’esposizione, una libreria, una sala immersiva a 360°, un bar, un ristorante. Inoltre, non mancherà un cinema-hôtel: ognuna delle 17 camere sarà predisposta come una mini sala cinema.
Sulla facciata dell’edifico modernista del dopo guerra, protetto come bene patrimoniale, il neon vintage dell’insegna propone delle repliche di film, rinnovate ogni tre mesi dall’artista ginevrino Christian Robert-Tissot. Il complesso del Plaza appartiene ad una fondazione creata a sua volta dalla fondazione Wilsdorf, ente di beneficenza svizzero privato fondato nel 1945 da Hans Wilsdorf, il creatore di Rolex. Dal 1960, è l’unica proprietaria del gruppo Rolex, reinvestendo i profitti in scopi filantropici, inclusi educazione, cultura, sociale e protezione degli animali, prevalentemente nel cantone di Ginevra.
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Dal 29 gennaio al primo febbraio 2026
VIP preview 28 gennaio
Palexpo – Genève
Route François-Peyrot 30
1218 Le Grand-Saconnex
Collabora da molti anni con riviste di settore come Artribune, XIBT Contemporary, ArtApp, Insideart ed Espoarte, prediligendo l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali.


